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«Un dimenticato eroe della libertà». La storia del partigiano massese Franco Guerra

Il suo corpo riposa nel cimitero di Busto Arsizio. Il racconto dello studioso locale, Franco Frediani

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MASSA – «Franco Guerra, un dimenticato eroe della libertà». Lo definisce così Franco Frediani, appassionato di storia locale, il giovane massese che perse la vita nel 1944 dopo essersi unito al Comitato di liberazione nazionale. Una storia poco conosciuta, scritta da Frediani, che riportiamo di seguito.

Franco Guerra, nasce a Massa l’8 marzo del 1923. Giovane studente nel liceo Pellegrino Rossi, alla leva del 13 maggio del 1940 gode del congedo provvisorio ma la guerra è alle porte. Seguiranno anni terribili. L’8 settembre segna una tragica svolta del conflitto e getterà il paese e l’esercito nel caos più totale. Franco, che si era iscritto alla facoltà di ingegneria, il 30 novembre di quell’anno è chiamato alle armi, ma il giovane ha deciso da che parte stare. Rifiuta il giuramento alla Repubblica di Salò e il 12 dicembre diserta. Il 14 febbraio ’44 prende la strada del Nord Italia e si presenta al Cln di Busto Arsizio e il 18 maggio, col nome di battaglia di “Pino”, lo troviamo arruolato nella 4° Banda “Giovane Italia” della Divisione Valdossola. Franco parteciperà ad alcune operazioni di guerra, ma la notte dell’11 giugno del ’44, a sorpresa, tutta la Val d’Ossola e la Val Grande vengono isolate e le forze nazi-fasciste iniziano un sistematico rastrellamento. Il 13 giugno, dopo due giorni che la Divisione Valdossola combatte per contrastare il nemico, la situazione si fa più complicata. I partigiani della Giovane Italia, agli ordini del Comandante Gaetano Garzoli “Rolando”, radunati nella zona di Pian Cavallone, ricevono qualche notizia di ciò che sta accadendo dai feriti e dai loro accompagnatori, ma non riescono ad avere chiara la situazione. Il 14, i fascisti della legione Leonessa sono respinti. Il 15 un reparto tedesco sferra un primo attacco. Respinto, ne segue un secondo che non ha miglior fortuna tanto che viene richiesta una tregua per raccogliere morti e feriti. Tregua concessa e ripresa dei combattimenti, nel bel mezzo dei quali arriva assordante la prima granata, poi la seconda, poi una terza… Cala la notte. Rolando è fermo nel voler contrastare l’avanzata nemica e con i suoi uomini, Franco uno di loro, si portano sulla vetta della Marona, ma la decisione si rivelerà errata e fatale, e solo in parte giustificata dalla volontà di proteggere la ritirata della Divisione Valdossola. La brigata dispone di un mitragliatore, alcuni G91, ma scarseggiano le munizioni e molti uomini sono disarmati. All’alba del 16 giugno i tedeschi attaccano nuovamente e trovano “Rolando” e i suoi appostati a un contrafforte con il mitragliatore. Qualche raffica e i tedeschi sono costretti a ritirarsi, breve tregua interrotta dal solito mortaio che vomita colpi sulla montagna. Nella mattina del 17 “Rolando” è ancora sulla vetta ma verso mezzogiorno tutto è finito. Chi salirà sul monte al termine dei rastrellamenti troverà undici corpi alla base dei roccioni. Tra questi il povero Franco, riconosciuto anche grazie alle calzature bruciacchiate che indossava. I corpi non presentavano ferite da arma da fuoco ma solo ferite prodotte dalla caduta: presumibilmente scaraventati vivi dall’alto. A guerra finita, il 20 giugno del 1946, a Busto Arsizio si tennero le solenni esequie di 42 partigiani deceduti e tra questi anche Franco. Per loro il Comune erigerà una cripta all’interno del Cimitero Monumentale su cui campeggia la scritta “Agli eroi della libertà” e lì Franco, ancor oggi riposa. Anni dopo, nel 1955, lo stesso Comune onorerà la memoria del giovane con una Medaglia d’oro al valore. Massa, la sua città, lo ha ingiustamente dimenticato.

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