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«Inquinamento Sin-Sir, in attesa delle bonifiche siano individuati i responsabili del disastro»

Il CCA dbr, il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua e l'associazione Federalberghi Costa Apuana e Versilia asupicano che «la Procura prosegua nelle proprie indagini» e che «il percorso delineato dalla sottosegretaria Ilaria Fontana possa essere realizzato»

MASSA-CARRARA – Continua ad essere al centro dell’attenzione delle associazioni locali il tema delle bonifiche del Sin-Sir di Massa-Carrara. Ad intervenire sul tema, in una nota congiunta, sono il CCA dbr (Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni per la depurazione le bonifiche e la ripubblicizzazione dei servizi del servizio idrico, il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua e l’associazione Federalberghi Costa Apuana e Versilia).  “Un anno fa – esordiscono – i vari soggetti facenti parte del CCA dbr, dopo aver letto i preoccupanti risultati del monitoraggio sulle falde del SIN-SIR di Massa Carrara, realizzato da Sogesid SpA (società che opera per conto del Ministero della Transizione Ecologica) inviarono un esposto alla Procura della Repubblica del tribunale di Massa e agli organi competenti. In esso si chiedeva che si ponesse particolare attenzione sui fatti relativi alla contaminazione (presenza di sostanze chimiche fortemente cancerogene) dell’area SIN in cui ha operato negli anni la ex Ferroleghe, uno stabilimento che produceva ferrocromo. “Nell’area – si legge nello studio – sono presenti due bacini di lagunaggio con fanghi contenenti cromo, cromo esavalente ed altri metalli pesanti…al di sopra dei bacini di lagunaggio è presente un cumulo di depositi costituito da scarti di lavorazione con blocchi di marmo e granito, pezzame lapideo ecc. (sono state stimate 227.600 tonnellate)”. Inoltre, visto che lo stesso studio Sogesid ipotizza «che la contaminazione di cromo esavalente della falda a valle del tracciato ferroviario (Murlungo) sia ascrivibile ad una “sorgente primaria” ancora attiva di contaminazione riconducibile ai bacini di lagunaggio», i membri del CCA dbr,
chiesero alla Procura e ai massimi organi istituzionali competenti – tra cui il MiTE, la Regione Toscana e
i Comuni – che ci si attivasse per prendere in considerazione la ‘messa in sicurezza di emergenza’ dell’area in questione, ma anche la necessità di riattivare la barriera idraulica presente nell’area ex Ferroleghe e costituita da 12 pozzi, che ci risultava essere spenta dal 2011”.

“In questi giorni – proseguono le associazioni -, dopo un accesso agli atti in Procura da parte della rappresentante legale dell’ADiC (una delle associazioni facenti parte del CCA dbr) essa ha risposto che dal proprio Registro Informatizzato delle Notizie di Reato, risulta che siamo stati iscritti in qualità di parte offesa nei procedimenti penali individuati ad ora contro ignoti. Ci auguriamo pertanto che la Procura prosegua nelle proprie indagini e che si arrivi all’individuazione dei responsabili di un inquinamento così grave per la salute dei cittadini e dell’ambiente e negativo per l’economia locale. Auspichiamo inoltre che il percorso delineato dalla sottosegretaria Ilaria Fontana (recatasi a Massa lo scorso 22 novembre per l’insediamento del tavolo di lavoro istituzionale sulle bonifiche), possa essere realizzato. Infatti è emersa la preoccupazione che i fondi di sviluppo e coesione per le bonifiche, stanziati nel 2018 dal Ministero dell’Economia, che ammontano a 22 milioni e 500 mila euro, possano essere persi se entro il 31 dicembre 2022 non saranno stati appaltati tutti i lavori alle imprese (aperti cioè i cantieri) e completato l’iter per l’individuazione certa dei responsabili della contaminazione di tutta l’area SIN –SIR”.