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«Sulla linea gotica carrarese tracce di storia che rischiano di essere dimenticate» foto

L'appello di Renzo ed Elena Gemignani, padre e figlia: «La letteratura parte sempre dal versante massese e tralascia un tratto importante. Quelle trincee apuane devono rimanere un monito per le generazioni future e vanno conservate»

MASSA-CARRARA – Sul crinale di Foce di Pianza, tra il Comune di Carrara e il Comune di Fivizzano, ci sono le tracce della storia di un popolo che ha combattuto e sofferto. Qui passa quel tratto della linea Gotica che la storia tende sempre un po’ a tralasciare. A segnalarlo sono Renzo ed Elena Gemignani, padre e figlia, entrambi carraresi e legati da una passione incondizionata verso il proprio territorio e tutto quello che ha da raccontare, su un passato che deve essere preservato.

“La letteratura sulla linea gotica – affermano i due – parte sempre dal versante massese e dimentica l’inizio di questo “vallo” che partiva dalle Cannoniere della Punta Bianca, attraversava la Magra (dove rimangono tracce di un Buncher a Fiumaretta), scavalcava il Parmignola, dove ancora è presente il lungo Muraglione, saliva all’imponente Forte Bastione presediato dalla “X MAS” e poi giungeva al Borla, dove sono presenti Buncher scavati nella roccia e trincee. Proseguiva quindi a Foce di Pianza, lungo tutto il crinale che divide la Lunigiana dal Carrarese, saliva sul Sagro, continuava a Foce di Vinca, Foce Navola, Foce Rasori e Grondilice. Poi scendeva verso le Valli di Massa, saliva il Carchio, l’Altissimo e andava sulle Apuane della Versilia. E attraversava tutta Italia fino a Rimini, sull’Adriatico”.

“La parte più interessante – e ancora integra – della linea gotica delle Apuane – fanno notare padre e figlia- è quella del territorio carrarese, che è poco nota”. Si tratta di fortificazioni impregnate di fatti storici da non dimenticare. Avvenimenti tragici, quali i feroci eccidi compiuti dai nazifascisti nell’estate del 1944 che tolsero la vita a centinaia di persone. “Quelle trincee apuane devono rimanere un monito per le generazioni future e vanno conservate – sottolineano Elena e Renzo – perché la memoria è il sole del tempo, quando tramonta e viene buio”.

(foto: Elena Gemignani)