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Sanac, nessuno spiraglio. «Se non arrivano più ordini, a inizio 2022 rischio cassa integrazione concreto» foto

La procedura per la nuova gara è in corso, ma per ultimarla saranno necessari da 10 a 12 mesi. Del Vecchio (Filctem Cgil): «Tempi incompatibili con la garanzia di prosecuzione produttiva dello stabilimento»

MASSA – «Con molta probabilità, nei primi mesi del 2022, Sanac rischierà la cassa integrazione».  Vuole essere chiaro Nicola Del Vecchio, segretario provinciale della Filctem Cgil di Massa-Carrara, a proposito del futuro dello stabilimento di Massa, alla ricerca di nuovi acquirenti dopo la rinuncia da parte di Arcelor Mittal. La procedura per la nuova gara è in corso, ma per ultimarla saranno necessari da 10 a 12 mesi. Un tempo «incompatibile con la garanzia di prosecuzione produttiva dello stabilimento». Del Vecchio è intervenuto sulla vertenza simbolo della crisi del territorio apuano nel corso dell’incontro a Palazzo Ducale voluto da Cgil, Cisl e Uil per fare il punto sulle vertenze che riguardano Massa-Carrara. Le questioni da sono tante e complesse. Alcune di queste non vedono svolte significative da decenni, come la questione inquinamento, che senza un’accelerata decisiva sulle bonifiche continuerà a tenere bloccate, come accade da 30 anni a questa parte, aree che costituiscono risorse enormi per il territorio. Altre vertenze sono relativamente più recenti, ma richiedono tempi altrettanto stretti. Sanac è una di queste. «Abbiamo proclamato uno sciopero nazionale per venerdì 10 – ha spiegato Del Vecchio – perché continuano a non arrivare risposte, e questo sta portando Sanac in una situazione molto delicata che rischia di trascinarla nel baratro. Andremo a Roma sotto il Mise, perché crediamo che sia proprio lui il vero assente in questa vicenda».

Intanto lo stabilimento massese vive di rendita e continua ad operare nell’assoluta incertezza. Gli ordini non arrivano più, perché l’ex Ilva preferisce affidarsi a soggetti esteri. Per il momento a tenere a galla l’azienda sono ordini pregressi, ma quando le commesse saranno ultimate è molto probabile che lo scenario peggiore (finora scongiurato) si possa materializzare. «E un gruppo che va verso una gara internazionale con i forni spenti e metà della forza lavoro in cassa integrazione, quale tipo di appetibilità potrà avere?», ha chiesto il segretario provinciale di Filctem Cgil, che poi ha puntato il dito su Arcelor Mittal e sul Governo: «Questi risultati sono responsabilità del comportamento di un gruppo, unito all’incapacità del Governo di condizionare determinate scelte di politica industriale». Mentre Andrea Figaia, segretario territoriale della Cisl, ne ha anche per la Regione, che «su Sanac – sostiene -, almeno la “sufficienza”, dovrebbe darla. Il che significa alzarsi in piedi e andare dal Ministero per cercare di ottenere un’interlocuzione che sarebbe un fatto nuovo rispetto alle problematiche che abbiamo».

L’incontro tra sindacati e Regone c’è stato la scorsa settimana. Per parlare di Sanac ma più in generale della crisi di un territorio sempre più indebolito a livello economico-occupazionale. «Abbiamo chiesto al presidente Giani un intervento forte – ha detto Figaia -. Vediamo se lo farà, e cosa ne verrà fuori».