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Consulta disabili, appello ai parlamentari apuani: «La legge sui caregiver non è più rinviabile»

Preoccupazione per la norma in stallo al Senato: la richiesta a deputati e senatori per “uno scatto d’orgoglio”. Sostegno da parte di 64 Cpo dell’ordine degli avvocati

MASSA-CARRARA – “Non è più rinviabile una norma che riconosca lo stato giuridico dei Caregiver, che in Italia sono circa 8 milioni. Attualmente la discussione è ferma in commissione lavoro al Senato e abbiamo nutriti dubbi che si riesca a concludere l’iter entro la fine della legislatura. Occorre uno scatto d’orgoglio, una chiamata al senso di responsabilità che noi rivolgiamo con un appello ai parlamentari eletti nel nostro collegio o residenti nella nostra Provincia perché se ne facciano promotori, affinché si dia una risposta legislativa definitiva. Chiediamo coraggio e ambizione”.

È determinato Pier Angelo Tozzi, presidente della Consulta Provinciale delle persone disabili della Provincia di Massa-Carrara durante la presentazione dell’appello alla stampa: vicino a lui ci sono Domenico Lazzarotti, membro della Consulta, e Riccarda Bezzi, componente del Cpo, il Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati  di Massa-Carrara. L’appello ha infatti ottenuto il pieno appoggio del Cpo della nostra Provincia e attraverso di esso quello di altri 64 Cpo sparsi in tutta Italia, travalicando quindi i confini provinciali e regionali e dandogli una dimensione nazionale.

Ma chi sono i Caregiver? Una legge del 2017 per spiegarlo usa una perifrasi perché un singolo termine sarebbe riduttivo: “colui/colei che assiste un familiare in modo globale continuo e a titolo gratuito”, cioè quella che nella pratica quotidiana viene definita come assistenza h24.

Dietro ognuno di loro ci sono storie fatte, molto spesso, di rinunce alle proprie aspettative finanche di annullamento della propria esistenza: “ci sono studi scientifici – aggiunge Tozzi – che confermano il rischio salute nel quale incorre chi, come i Caregiver, è sottoposto a stress cronico, con il risultato di avere una vita più corta di 5/6 anni rispetto alla normalità. Pensiamo che trovare una soluzione per l’intera platea dei Caregiver sia un sogno perché insostenibile economicamente. Quello che però vogliamo e che si può fare è dare una risposta alle situazioni più gravi e acute dove l’assistenza molto spesso inizia con la vita dell’assistito”.

L’appello, a questo proposito, chiede per i Caregiver che hanno un lavoro, a partire dall’età di 35 anni, il riconoscimento di un anno di contribuzione figurativa ogni 5 anni di assistenza svolta, in modo che al 60° anno, dopo 25 anni di assistenza prestatasi possa maturare un bonus di 5 anni, considerando che si tratta non solo di un vero e proprio secondo alvoro ma anche di un servizio sociale fornito in sostituzione dello Stato che dovrebbe farvi fronte.
Per i Caregiver che non hanno un lavoro, magari perché vi hanno dovuto rinunciare proprio per assistere il familiare,  e che sono in maggioranza donne, la norma, sempre secondo la lettera inviata, dovrà prevedere forme assicurative con premio a carico dello Stato, per tutelare rischi e necessità del beneficiario, con un capitale accantonato da liquidare a scadenze stabilite. Per entrambi, lavoratori e non, dovranno essere garantiti e programmati turni di recupero con sostituzioni fornite da personale specializzato.

“Infine – ha concluso il presidente della Consulta – nessuno degli 8 milioni di Caregiver presenti oggi in Italia dovrà essere trascurato perché la normativa che auspichiamo  avrà anche il compito di rafforzare le tutele e il sostegno economico a favore di ogni assistito.” Questo è possibile  farlo, sostiene l’appello, sia rafforzando il Fondo della non autosufficienza, sia spendendo in modo appropriato le risorse fornite dal Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza.

“Come Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati – ha detto Riccarda Bezzi in rappresentanza della presidente Serenella Berti – abbiamo voluto dare pieno sostegno  e adesione a questa iniziativa perché la situazione dei Caregiver rappresenta un evidente mancato rispetto delle pari opportunità e pensiamo che sia giunto il momento di riconoscere loro una tutela che è dovuta ed è legittima”.