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Anna Bellé, una lunigianese a Vienna e il nuovo lockdown totale

«Le misure prese in Austria hanno funzionato all’inizio, il confinamento “duro” della primavera 2020 ha dato buoni frutti. Da lì in poi, però, le cose sono andate sempre peggio»

LUNIGIANA – Da lunedì l’Austria è tornata in lockdown, ma non solo per coloro che hanno scelto di non vaccinarsi; infatti, le restrizioni sono state applicate a tutti i cittadini, e i mercatini di Natale, festa tanto sentita, sono chiusi, come tutte le attività. L’Austria è tornata indietro di quasi due anni. Ma cosa sta succedendo? Ce lo racconta Anna Bellé, 33 anni, lunigianese, che lavora per la città di Vienna nel settore dell’istruzione extrascolastica, in particolare per le biblioteche civiche, dove nell’estate del 2020 ha assunto la direzione di una delle 38 filiali.

Dopo un tirocinio post-universitario nella biblioteca centrale viennese, ha deciso di rimanere e in  questa filiale ha aperto da qualche anno anche una sezione di libri in italiano che conta circa 600 volumi. Una grande fortuna, per Anna, avere una passione che, diventata un lavoro, è occasione di arricchimento personale grazie al contatto diretto con la cultura e il pubblico.

Com’è stata la pandemia per una lunigianese a Vienna?
«Il primo lockdown a Vienna c’è stato da metà marzo a metà maggio 2020. È stato un lockdown completo, restavano aperti solo negozi di generi di prima necessità e farmacie. I lavoratori della città di Vienna come me sono rimasti a casa in home office percependo comunque lo stipendio regolare. Mi rendo conto che sia una condizione da privilegiati. Non posso proprio dire che sia stato un periodo difficile: ho passato due mesi a casa con il mio compagno (non abbiamo figli), mi sono dedicata ai miei hobby, alle letture, ho scritto progetti per il lavoro e mi sono riposata. Non ho sofferto di ansia per il virus, in fondo sono in buona salute e ho ridotto i contatti praticamente a zero, facendomi comunque testare due volte a settimana.»

Quali misure ha preso in questi quasi due anni il governo?
«Le misure prese in Austria hanno funzionato all’inizio, il lockdown “duro” della primavera 2020 ha dato buoni frutti. Da lì in poi, però, le cose sono andate sempre peggio: la corda è stata allentata troppo e sono stati fatti troppi pochi controlli, specialmente in campagna e nei Länder più piccoli. Anche nei successivi lockdown (adesso siamo al quinto) sono state fatte troppe concessioni, è stato ad esempio permesso di uscire per fare passeggiate o di incontrarsi con familiari non conviventi; la cosa in sé non sarebbe un grosso problema, ma queste concessioni vengono puntualmente e inevitabilmente abusate da molti, il che porta regolarmente alla nascita di cluster di infezioni scaturite da un cenone o da una festa in casa. Il desiderio del Governo di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, ritrovandosi schiacciato dalle ragioni della sanità da un lato, e quelle dell’economia dall’altro, li ha portati a compiere delle vere e proprie pazzie come lasciare aperti gli stabilimenti sciistici (soprattutto in Austria occidentale) per la stagione invernale, dove tantissimi turisti austriaci e internazionali si sono infettati.»

I non vaccinati contro il covid fanno sentire la loro voce?
«I non vaccinati in Austria purtroppo sono molti, proprio pochi giorni fa (sabato 20 novembre) prima dell’inizio del lockdown hanno fatto una manifestazione sotto il palazzo del Governo per protestare contro l’introduzione del vaccino obbligatorio, che sarà tale dal prossimo 1° febbraio, e contro il lockdown stesso. C’erano circa 40.000 persone, la ui gran parte simpatizzanti di estrema destra.»

Cosa ne pensi di questo nuovo lockdown? 
«Da una parte, analizzando l’andamento dei contagi, mi rendo conto che sia una misura inevitabile. Come ho già detto, ho la fortuna di poter lavorare anche da casa e questo lockdown non sarà per me un grosso sacrificio. Dall’altra parte mi sento un po’ seccata dal fatto che, pur essendomi sempre comportata correttamente (ho fatto 3 dosi di vaccino, limitato i contatti personali, porto sempre la mascherina, ecc…) io debba sottostare alle stesse restrizioni di chi ha giocato alla roulette russa con la salute propria e quella degli altri. È difficile da accettare che dopo un anno e mezzo dall’inizio della pandemia non ci sia altra soluzione che chiudere di nuovo tutto. Non importa, passerà.»

Cosa ne pensi in generale di questo momento storico?
«Non è la prima volta nella storia che l’umanità si ritrova ad essere vittima di un’epidemia di questo tipo. La risposta è sempre stata e sempre sarà una sola: il vaccino; si pensi al periodo della poliomielite, del vaiolo e via dicendo. Paradossalmente l’avanzamento delle tecnologie e la loro accessibilità non hanno facilitato l’informazione bensì la disinformazione, e il contestare, il mettere in dubbio per partito preso e senza una base scientifica hanno dato i risultati che vediamo intorno a noi ogni giorno.»

Cosa significa vivere un momento come questo fuori dall’Italia?
«L’Austria non è poi così diversa dall’Italia, più spesso che no mi ritrovo a vedere gli stessi comportamenti e a sentire le stesse argomentazioni, poco importa che siano in italiano o in tedesco.
Il dispiacere più grosso è quello di non poter vedere la mia famiglia (rimasta in Italia) quanto vorrei. Sentirsi aiuta, ma manca la gioia di organizzare, la felicità di vedersi e abbracciarsi.»

Com’è il rapporto fra italiani a Vienna?
«Ci sono circa 8000 italiani a Vienna. All’inizio del mio percorso qui, nel 2013, ho cercato di “evitarli”, non volevo ghettizzarmi e avevo bisogno di imparare la lingua tedesca il più in fretta possibile. Pian piano mi sono riavvicinata a questo gruppo e ho conosciuto persone fantastiche che condividono con me passioni e interessi: una libraia italiana, una traduttrice di romanzi, una farmacista, educatrici e assistenti di lingua, professori universitari. Insieme organizziamo eventi per promuovere la lettura in lingua italiana (specialmente per i bambini nati qui a Vienna da genitori italiani) e per rendere la letteratura italiana accessibile a tutti. Abbiamo mille progetti: chissà quali e quanti riusciremo a organizzare, quando tutto tornerà normale.»