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Dal panigaccio di Podenzana al lardo di Colonnata: 72 specialità apuane salvate dalla pandemia

A dirlo è Coldiretti Massa-Carrara sulla base di quanto emerso dal nuovo censimento delle specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni

MASSA-CARRARA – Dal ciorchiello o ciambella di Casette, al pane di Vinca passando per la patata di Regnano e la cipolla di Ripola, piccolissimo borgo di Licciana Nardi, solo per citare una delle cinque varietà di cipolle tradizionali della provincia di Massa-Carrara che raccontano il territorio, spesso piccole località e frazioni, partendo dal nome. Colonnata è famosa nel mondo, oltre che per il marmo, per il lardo di Colonnata, e così Zeri, per la pecora zerasca. Lo stesso vale per la Marocca di Casola in Lunigiana dove gli abitanti sono circa mille, o per il panigaccio di Podenzana, la pattona di Comano, il rapino di Bergiola. Prodotti associati a nomi, pezzi di territorio e storia che hanno reso noti, a volte molto molto noti, angoli della provincia lontani dai radar di turisti e gastronauti.

Sono alcune delle 72 specialità alimentari tradizionali della provincia di Massa-Carrara salvate dalla pandemia grazie agli agricoltori per sostenere la rinascita del Paese. A dirlo è Coldiretti Massa-Carrara sulla base di quanto emerso dal nuovo censimento delle specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni. “Le specialità alimentari tradizionali, e così le produzioni a denominazione hanno avuto sicuramente un ruolo decisivo nella promozione del territorio, nella crescita e nello sviluppo di piccole filiere agricole ed agroalimentari nella nostra provincia. – spiega Francesca Ferrari, presidente Coldiretti Massa Carrara – Molte località del nostro territorio, alcune delle quali remote, sono associate e conosciute per il prodotto che esprimono piuttosto che per altre ragioni. L’enogastronomia è tra le motivazioni più importanti nella scelta di un viaggio. I prodotti tipici sono lo spot più potente ed importante che il nostro territorio esprimere per naturale predisposizione”.

Se la Toscana è la seconda regione in Italia per numero di specialità alimentari tradizionali, la prima in Italia per numero di DOP, IGP e SGT con 92 prodotti, è merito anche del contributo dello straordinario paniere della provincia apuana con i suoi 27 prodotti vegetali tra ortaggi, legumi, farine e frutta, 22 tra paste fresche, prodotti della panetteria e della biscotteria, 15 carni ed insaccati, 5 formaggi, 1 pesce ed 1 liquore, 2 Dop,  il miele della Lunigiana e la farina della Lunigiana, ed un IGP, il lardo di Colonnata. Scorrendo nel paniere delle specialità alimentari troviamo vere e proprie perle del patrimonio agroalimentare, molto conosciute al grande pubblico, ma molte altre, meno. E’ il caso sulla costa della mocetta carrarina, salume simile alla bresaola fatto con la carne di coscia di cavallo, della focaccia di nonna Pilade associato alla frazione di Fossone, della ricotta di pecora massese, il pecorino della costa apuana che evoca un’intera porzione di territorio, la torta Cybea di Massa, la salsiccia di Montignoso, lo zuccotto massese, la castagna di Antona, i peschetti del Candia. Ma è in Lunigiana che i prodotti tipici arrivano prima delle stesse località. Ne sono un esempio la spalla cotta di Filattiera legato ai festeggiamenti della Fiera del Ponte o la carne di cavallo di Comano. Tra le carni l’agnello di Zeri, tra le paste, biscotti ed altri prodotti della panetteria le lasagne bastarde della Lunigiana, il Pane di Po ed il Pane di Pontremoli. Tra i prodotti vegetali la cipolla di Terceretoli, che identifica un piccolo borgo del comune di Mulazzo e la più conosciuta cipolla di Treschietto insieme al fagiolo di Bigliolo.

“Il nostro patrimonio enogastronomico fatto di pane, pasta, formaggi, salumi, conserve, frutta e verdura, dolci, liquori e vino è figlio dell’opera di intere generazioni di agricoltori impegnati a difendere nel tempo la biodiversità sul territorio e le tradizioni alimentari. Si tratta di un bene comune per l’intera collettività e di un patrimonio anche culturale che il nostro Paese può oggi offrire con orgoglio ai turisti italiani e stranieri. Un’offerta – spiega conclude la Ferrari – che è stato possibile far tornare sulle tavole dei consumatori grazie anche alla rete di vendita diretta dei mercati, delle fattorie e degli agriturismi di Campagna Amica”.