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Tutti contro il cyberbullismo: il camion della polizia si ferma a Carrara e incontra gli studenti foto

Ad accogliere l'iniziativa anche il dirigente del Commissariato, Daniele Manganaro, e il sindaco De Pasquale: «Il web e i social sono strumenti tanto potenti quanto insidiosi»

CARRARA – È passata da Carrara la nona tappa della nona edizione di “Una vita da social” la campagna educativa itinerante della Polizia di Stato. Un tour di 73 tappe sul territorio nazionale sui temi dei social network e del cyberbullismo. Un progetto al passo con i tempi delle nuove generazioni che, nel corso delle precedenti edizioni, ha raccolto un grande consenso: gli operatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni hanno incontrato oltre 2 milioni e mezzo di studenti sia nelle piazze che nelle scuole, 220mila genitori, 125mila insegnanti per un totale di 18.500 istituti scolastici e oltre 350 città sul territorio, una pagina facebook con 132mila like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online.

«Ancora una volta – afferma la Questura di Massa-Carrara – la Polizia di Stato scende in campo al fianco dei ragazzi per un solo grande obiettivo: fare in modo che il dilagante fenomeno del cyberbullismo e di tutte le varie forme di prevaricazione connesse ad un uso distorto delle tecnologie, non faccia più vittime. L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è quello di prevenire episodi di violenza, vessazione, diffamazione, molestie online, attraverso un’opera di responsabilizzazione in merito all’uso della “parola”. Gli studenti attraverso il diario di bordo https://www.facebook.com/unavitadasocial/ potranno lanciare il loro messaggio positivo contro il cyberbullismo.
Messaggi importanti atteso che: 1 ragazzo su 3 ha un profilo fake sui social; 5  ragazzi su 6 controllano sempre chi mette like ai loro post; 1 minore su 2 è vittima di violenze e il dato è in netta crescita per i giovanissimi».

Da Bologna a Torino, attraversando lo stivale con un truck allestito con un’aula didattica multimediale, il camion si è fermato in piazza 2 Giugno, nel quale gli operatori della Polizia di Stato hanno incontrato gli studenti delle scuole secondarie di primo grado e del biennio delle superiori. «Sin dalla prima edizione, con la sue finalità formative e la sua forza comunicativa, la campagna educativa “Una Vita da Social – afferma la dirigente del Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni per la Toscana, Alessandra Belardini – raggiungendo in Toscana migliaia di studenti e con loro altrettante famiglie, ha fatto “entrare” nelle case delicati temi quali il sexting e il cyberbullismo. E nell’importante compito di diffondere tale messaggio di prevenzione e di legalità online la Polizia Postale si avvarrà per tutto il proseguo della campagna educativa nelle province della regione, della gentile collaborazione di Radio Toscana, con la quale nel corso dell’anno si è avuta già una proficua collaborazione e che trasmetterà i momenti più significativi delle tappe di “Una vita da Social”».

A Carrara ad accogliere l’iniziativa della Polizia c’erano anche il dirigente del Commissariato locale, Daniele Manganaro e  il sindaco Francesco De Pasquale il quale, rivolgendosi ai più giovani, ha voluto sottolineare che «il web e i social sono strumenti tanto potenti quanto insidiosi» e ha lanciato un appello affinché «in caso di problemi i ragazzi e le loro famiglie si rivolgano sempre e tempestivamente alla Polizia di Stato».

I numeri del fenomeno

«Capire i ragazzi oggi  – spiegano dalla Polizia Postale – non è sempre per gli adulti compito agevole, soprattutto quando si tratta di comprenderne i bisogni, i modelli di riferimento, gli schemi cognitivi inerenti i diversi gruppi di riferimento che compongono il variegato universo giovanile. Giovani che sempre più spesso restano “contagiati” da modelli sociali trasgressivi completamente sconosciuti ai genitori. Sempre più sono i giovanissimi a rischio solitudine che per ore su Internet incontrano altri internauti altrettanto solitari che, a volte, sono già stati contagiati dai “pericoli del web”. Il fascino della rete e la sottile suggestione del messaggio virtuale, così come l’idea di sentirsi “anonimi”, nonché il senso di deresponsabilizzazione rispetto ai comportamenti tenuti online, stanno dilagando così da determinare serie preoccupazioni in coloro che ancora credono in valori fino a ieri condivisi. Per fare della Rete un luogo più sicuro occorre continuare a diffondere una cultura della sicurezza online in modo da offrire agli studenti occasioni di riflessione ed educazione per un uso consapevole degli strumenti digitali. I social network infatti sono ormai uno strumento di comunicazione del tutto integrato nella quotidianità dei teenager. Dalla ricerca di Skuola.net per “Una Vita da Social”, però, emergono anche altri fattori interessanti che spesso i Millennials e la Gen Z tengono ben segreti. Emerge infatti che 1 ragazzo su 3, sul proprio social di riferimento, possiede un account falso. Sono circa il 28% quelli che dichiarano di averne uno oltre a quello “ufficiale”, mentre il 5% è presente ma solo con un fake. Perché questa identità anonima? Principalmente per conoscere gente nuova senza esporsi troppo online (26%), oppure per controllare i propri amici senza che loro lo sappiano (21%) nonché per controllare tutti quelli da cui sono stati bloccati (20%). Non manca chi ricorre ai fake per controllare il proprio partner (10%) o chi cerca di sfuggire dal controllo dei propri genitori (il 4%)».

«Non manca tuttavia uno zoccolo duro – evidenzia la polizia – neanche così piccolo, che vive per i like. Per 1 su 3, infatti, un contenuto che genera poche interazioni ha un effetto negativo sull’umore. Mentre il 40%, più o meno sporadicamente, è disposto a cancellare un contenuto dalle scarse performance. Su una cosa, invece, i giovani sono in assoluto accordo: il controllo di chi commenta, condivide o clicca mi piace sui propri contenuti. Solo 1 su 6 dichiara di non farlo mai. Questo perché attraverso la guerra dei like si costruiscono amicizie e rapporti personali: solo il 56% è disposto a dare un giudizio positivo ad un contenuto postato da una persona che in genere non ricambia (il cosiddetto like4like). Mentre sono ancora meno (48%) quelli che non ricorrono mai al like tattico, ovvero ad una approvazione di un contenuto altrui col solo scopo di farsi notare. Dai dati in nostro possesso e dagli incontri nelle scuole di ogni ordine e grado, si evince l’importanza delle attività di prevenzione».