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L’insegnante apuana sospesa: «Mi vaccinerò ma la battaglia contro il Green pass va avanti» foto

Serena Tusini: «Ho subìto un provvedimento incostituzionale e questo credo sia un modo concreto per contribuire alla crescita delle giovani generazioni che certo meriterebbero una scuola pubblica aperta, sicura e finanziata adeguatamente»

MASSA-CARRARA – «Da quando è iniziata la pandemia mi sono sempre battuta perché le scuole fossero le ultime a chiudere: i nostri studenti, costretti alla dad, troppo hanno perso sia in termini di apprendimenti che di socialità. Nell’ultimo anno siamo arrivati all’assurdo: i ragazzi potevano andare praticamente ovunque tranne che a scuola».  Lo scrive la professoressa Serena Tusini, insegnante, alla dirigente scolastica del liceo Marconi, ai colleghi agli studenti e alle famiglie. La docente di Massa fa parte dei quattro insegnanti dell’esecutivo nazionale Cobas scuola che hanno deciso di farsi sospendere per «difendere il diritto costituzionale al lavoro».

«Ho gridato nelle piazze – scrive l’insegnante – che il governo doveva fare cose concrete e cioè ridurre i parametri del numero minimo di alunni per classe assumendo più personale e intervenire sugli edifici scolastici, ma dopo due anni di “emergenza” niente è stato fatto e nuovamente ci troviamo con classi pollaio in aule che mettono a dura prova il concetto di “assembramento”. Siamo entrati a scuola esattamente come ne siamo usciti e il rischio di tornare in dad è di nuovo dietro l’angolo, come già sta succedendo con intere classi in quarantena in molte città italiane. Siamo rientrati però con la novità del Green Pass: i lavoratori della scuola sono stati i primi a sperimentarlo, nonostante molti ragazzi e oltre il 90% del personale abbia scelto volontariamente il vaccino (strumento fondamentale per combattere la pandemia nella situazione attuale determinata da decenni di tagli alla sanità, ma certo non l’unico). In tale situazione il Green Pass è un surrettizio obbligo vaccinale, dato che l’alternativa dei tamponi resta poco praticabile fin quando è invasiva, a pagamento e con efficacia di sole 48/72 ore».

«L’obbligo del Green pass a scuola – prosegue la docente sospesa – si sarebbe potuto e dovuto evitare grazie all’uso dei test salivari gratuiti, al rispetto del distanziamento fisico – non più obbligatorio e di fatto impossibile da mantenere in classi sovraffollate – e all’uso coerente dei dispositivi (gel, mascherine, sanificatori dell’aria). E anche grazie alla presenza di presìdi sanitari nelle scuole per valutare l’andamento della pandemia e tutelare la salute di lavoratori/lavoratrici e studenti. In questo quadro, a mio avviso, è venuto meno quel necessario equilibrio che deve esserci fra diversi diritti costituzionali: il diritto all’istruzione, che non può che essere in presenza e per tutti (articolo 34 Costituzione); il diritto alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo”, ma anche come “interesse della collettività” (articolo 32); il diritto al lavoro e a una retribuzione che garantisca libertà e dignità (articoli 4, 35 e 36); il diritto alla libertà personale (articolo 13)».

«Dunque – racconta ancora la professoressa – per difendere la scuola pubblica statale, luogo di formazione del pensiero critico, e per difendere la dignità del lavoro di tutti i lavoratori (vaccinati e non vaccinati), ho scelto volontariamente di sottrarmi all’obbligatorietà del Green Pass, cui è seguita automaticamente la mia sospensione dal lavoro (con un procedimento che non prevede neanche il contraddittorio); tutto ciò affinché un giudice possa valutare se le misure individuate dal governo Draghi e confermate dal Parlamento violino il diritto al lavoro e alla retribuzione previsto dagli articoli 4 e 36 della Costituzione. Per sottolineare che la difesa del diritto al lavoro è un obiettivo di tutti i lavoratori (vaccinati e non vaccinati), dopo la sospensione e l’avvio del ricorso, ho deciso che mi vaccinerò».

«Sono consapevole e dispiaciuta – conclude Tusini – perché questo gesto determinerà per i miei alunni una interruzione della continuità didattica; nel tentativo di ridurre al minimo gli svantaggi per i miei alunni ho comunicato già due settimane fa le mie intenzioni alla dirigente scolastica affinché, utilizzando gli appositi fondi stanziati dal ministero, potesse attivarsi da subito per individuare un sostituito, cosa che non dubito avverrà nei tempi più brevi possibili. Interrompere il percorso appena avviato con i miei alunni è senz’altro per me la cosa più pesante, ma anche assumere comportamenti coerenti con le proprie convinzioni e rivolgersi alle istituzioni quando si ritiene, a torto o a ragione, di aver subito un provvedimento incostituzionale credo sia un modo concreto per contribuire alla crescita delle giovani generazioni che certo meriterebbero una scuola pubblica aperta, sicura e finanziata adeguatamente».