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Massa, i no-Green pass tornano in piazza a oltranza: «Finché non verrà ritirato il lasciapassare»

Annunciata manifestazione per sabato 6 novembre in centro città: «Chi non comprende la nostra lotta non ha compreso che le dittature o le derive autoritarie sono sempre nate con l’impiego di un pretesto»

MASSA – I no-Green Pass tornano in piazza a Massa e proseguiranno per tutti i sabati «finché non verrà ritirato il lasciapassare verde». L’annuncio è arrivato in una nota dell’associazione Rivoluzione Allegra. «Sabato 6 novembre – è scritto – si terrà a Massa il corteo No Green Pass Pride. Il concentramento è in piazza Felice Palma (davanti all’Istituto d’Arte) dalle 15 alle 15.30. Dopo i primi interventi, il corteo partirà alle 16 circa. Percorso: viale Chiesa, rotatoria Aurelia, viale Chiesa, rotatoria piazza Garibaldi e rientro su carreggiata opposta. Informazione, canti, musica, testi letterari, interventi a ogni sosta fino alle 18,00 circa».

«I cortei – affermano – si terranno d’ora in avanti ogni sabato alla stessa ora e con lo stesso percorso finché non verrà ritirato il “lasciapassare verde” e il sistema di credito sociale “ad ampio spettro” che vi potrebbe essere innestato sopra. Noi siamo infatti contrari alla costruzione della cosiddetta “identità digitale” per come si sta manifestando, in quanto per “identità digitale” si intende oggi un progetto di incrocio dei dati sensibili delle persone e di controllo informatico capillare, che innesta un sistema di premi e punizioni modello Green Pass o lasciapassare, appunto, sulla base delle condotte decise da questo o quel governo in modo arbitrario e soprattutto incostituzionale, specie quando il sistema incide su diritti fondamentali inviolabili come quello al lavoro, all’istruzione, alla circolazione, alla socialità, all’intangibilità del corpo».

«Nessuna dittatura del passato – aggiungono – era in possesso di strumenti tanto pervasivi ed efficienti, capaci di decretare la morte civile di una persona con un algoritmo. Chi non comprende la nostra lotta al Green Pass, all’identità digitale e al sistema di credito sociale non ha compreso che le dittature o le derive autoritarie sono sempre nate con l’impiego di un pretesto, spesso e volentieri legato al concetto di collettività e di sicurezza, con lo scopo di risolvere una crisi di sistema individuando un capro espiatorio come responsabile di tutti i mali, in modo che cambi tutto senza che niente cambi. Ma noi abbiamo imparato questa lezione dalla Storia e sappiamo che i mali dell’Italia e di buona parte dell’Occidente erano precedenti alla crisi sanitaria e che prima delle bare di Bergamo abbiamo visto sfilare le bare del ponte Morandi, che è la vera immagine del crollo di credibilità del nostro Paese. E i Benetton hanno pagato? No, lo Stato ha pagato i Benetton, perché cedano le loro quote, con una buonuscita di 2,5 miliardi di euro».

«Adesso lo stesso sistema e le stesse persone che ci hanno condotto fino a questo baratro e che si guardano le spalle tra loro come sempre hanno fatto, vogliono convincerci di volerci salvare… La domanda che rivolgiamo alla cittadinanza e alla nazione è se determinate élite vogliono salvare noi o se vogliono salvare sé stesse e i loro interessi e privilegi dall’accusa di averci precipitati in questa società dell’odio, del terrore, della superstizione, della divisione, del controllo e del profitto illimitato, della discriminazione e a quanto pare, come ci annunciano, della segregazione sociale. Cos’altro dobbiamo aspettare, per scendere in piazza, le deportazioni? E chi pensa che il Green Pass sia temporaneo e legato a questa sola emergenza ormai infinita, perché non si domanda come mai il lasciapassare sia chiamato Green? Cos’altro potrebbe significare se non che ci viene già annunciato il passaggio dall’emergenza sanitaria a quella ambientale, con tutta la serie di divieti e di permessi che servono per consentire al finanz-capitalismo di rimodellarsi su nuove basi ancora più lucrose, classiste e verticistiche? Solo un ingenuo o un complice si può bere la favola di un oligopolio di affaristi e di politicanti che all’improvviso si mette nella prospettiva di salvare la base della piramide sociale contro i suoi stessi interessi».

«Per tutti questi motivi – concludono – continueremo a sfilare e a protestare, sempre in modo non violento e democratico, fino a quando i governi non porranno mano a soluzioni che ci portino davvero fuori dalle emergenze, anziché alimentarle in modo pretestuoso e per scopi differenti da quelli dichiarati formalmente».