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«Meno soli». A Montignoso arrivano gli infermieri di famiglia: ecco come funzionerà

In partenza da lunedì un progetto sperimentale: personale infermieristico per dare più aiuto e sostegno ai pazienti. Il sindaco Lorenzetti: «Maggiore assistenza, ascolto e vicinanza sul nostro territorio»

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MONTIGNOSO – «Sempre più vicini ai problemi dei cittadini, con questo progetto gli infermieri e le infermiere diventano un presidio territoriale e un canale di comunicazione per tutti i pazienti». Sono le parole del sindaco di Montignoso Gianni Lorenzetti alla presentazione del progetto “Infermiere di famiglia e di comunità” avvenuta stamani, giovedì, a Villa Schiff.

Un progetto sperimentale e pilota in partenza da lunedì prossimo, all’interno del quale «Montignoso farà da apripista a tutta la Provincia di Massa-Carrara e non posso che esserne orgoglioso – ha detto Lorenzetti – grazie all’Asl Toscana Nord Ovest, grazie ai medici di base e al personale infermieristico, alla Casa della Salute di Montignoso perché è grazie a loro che i nostri concittadini potranno ottenere maggiore assistenza, ascolto e vicinanza. Tutte le situazione di bisogno e fragilità potranno essere affrontate con maggior forza fornendo sostegno anche alla famiglia del paziente, intervenendo positivamente nel contesto di vita e sociale di chi ha necessità di un intervento medico sanitario».

Al momento sono tre le unità di personale infermieristico individuato. «Abbiamo lavorato sulla distribuzione del territorio e abbiamo diviso Montignoso in tre aree di intervento e copertura, gli infermieri andranno a gestire dei pazienti geograficamente localizzati nelle loro zone – ha spiegato Anna Fornari, dirigente infermieristica della Zona Apuana – non si effettuerà solo la singola e semplice prestazione ma si cercherà di comprendere anche cosa ruota intorno, ovvero i bisogni e le difficoltà della famiglia e il contesto sociale, questo ci permetterà di verificare anche le motivazioni, il perché quel soggetto si trova in quella condizione, come fornire ulteriori aiuti. Vogliamo intraprendere una gestione pro attiva della persona. Cambia la vicinanza dell’infermiere di famiglia che si fa carico delle problematiche del paziente e della famiglia. Un bel percorso perchè si cerca di ottimizzare anche le competenze degli infermieri con consulenze e collaborazioni, è un progetto in divenire che potrà modificarsi e migliorarsi nel tempo».

Un progetto complesso nato grazie alla sinergia del Comune di Montignoso, dell’Asl Toscana Nord Ovest, della Casa della Salute di Montignoso, dei medici di base e del personale infermieristico «ma che sicuramente andrà a potenziare la presa in carico del paziente. Esiste già un sistema di intervento domiciliare ma con questo progetto alimenteremo un ausilio e un conforto alla persona a trecentosessanta gradi, verranno effettuate valutazioni sullo stato generale di salute e di vita – afferma l’assessore Giorgia Podestà – comprenderemo se esistano reti collaterali di assistenza e di sostegno e in caso negativo di come riuscire a crearle. Tutti potranno sentirsi meno soli».

«Un servizio e un’attività su cui lavoriamo da tempo e aspettavamo da tempo – ha affermato Monica Guglielmi direttore del distretto Zona Apuane – l’infermiere di comunità rende l’assistenza dei cittadini più snella ed efficace. Montignoso è una comunità compatta e adatta per questa partenza, grazie anche alla grande disponibilità dimostrata dall’amministrazione e dalla Casa della Salute».

«L’infermiere rappresenterà l’interfaccia tra il medico di medicina generale ed il territorio, tra il medico e il paziente ma anche tra il medico e il contesto famigliare in cui il paziente vive – ha detto Enrico Arrighi, responsabile della Casa della Salute di Montignoso accanto ad Armando Colle coordinatore Medici di Base Massa Montignoso – potrà segnalare problematiche sanitarie di nuova insorgenza o un peggioramento di quelle preesistenti. Situazioni che il più delle volte possono essere risolte nell’immediato a casa del paziente. Il valore aggiunto è rappresentato proprio dal ruolo, non soltanto prestazionale, ma di presa in carico dei pazienti più fragili spesso affetti da pluripatologie ma anche da problematiche sociali. Avere un ulteriore antenna sul territorio potrà aiutarci a captare più attentamente le esigenze dei nostri assistiti ed essere più efficaci nel prendersi cura di loro».

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