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A Bedizzano il ricordo di Valentina Giumelli: «Era figlia di due artisti, ma voleva diventare ingegnere» foto

Da questa mattina la scuola dell'infanzia del paese porta il nome della ragazza che vent'anni fa perse la vita nel tragico incidente aereo di Linate

CARRARA – Da questa mattina la scuola dell’infanzia di Bedizzano porta il nome di Valentina Giumelli, la giovane massese che 20 anni fa perse la vita nel tragico incidente aereo di Linate. Aveva 26 anni ed era nel pieno della sua carriera universitaria. Quell’aereo la doveva portare in Danimarca, per lavorare sulla tesi di laurea. Un destino crudele ha spezzato tutti i suoi progetti, ma oggi, trascorsi 20 anni da quel giorno drammatico, chi la ricorda lo fa col sorriso sulle labbra. Come quello della madre, insegnante, e della ex preside dell’istituto comprensivo Carrara e Paesi a Monte Luciana Ceccarelli che stamani, alla cerimonia per l’intitolazione, ha ricordato Valentina come una studentessa modello e una ragazza dalle mille doti. Insieme a loro erano presenti il presidente del consiglio comunale di Carrara Michele Palma, il consigliere Cesare Bassani, presidente Commissione pari opportunità Francesca Menconi, il comandante dei Carabinieri di Carrara Cristiano Marella, e una rappresentanza della Prefettura e dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Lucca e Massa-Carrara, oltre agli amici della giovane giunti da ogni parte d’Italia.

La morte di Valentina ebbe un’enorme risonanza. Il poeta Mario Luzi le dedicò una poesia: “Addio Vale”, pubblicata nel volume “Rimata” dell’editore Battei di Parma e successivamente incisa alla Cava dei Poeti, a Carrara. A dicembre 2002 è nata poi l’associazione “Per Valentina Onlus”, con lo scopo di promuovere finalità di solidarietà sociale e di beneficenza a favore di persone svantaggiate, di istituzioni, pubbliche e private, l’assistenza socio sanitaria e diffondere la cultura. Ed è proprio dalla collaborazione tra la onlus e la scuola dell’infanzia di Bedizzano che nasce l’idea di intitolare la struttura a Valentina. Un ulteriore tassello nel percorso dell’associazione, che nelle ultime settimane ha donato alla biblioteca di Massa nuovi arredi per l’area piccoli, quali tavoli di legno colorati e seggioline, oltre a pratiche shopper con i disegni di Valentina.

“Valentina portava un nome prestigioso – ha ricordato Luciana Ceccarelli -: il padre Claudio Giumelli, infatti, architetto e docente dell’Accademia di Belle Arti, importante critico d’arte, è stato a lungo stimato animatore della vita culturale cittadina insieme alla moglie, la pittrice e insegnante Serena Pruno. Ogni volta che mi capita di parlare di Valentina con la sua mamma, o di leggere testimonianze di chi l’ha conosciuta e frequentata, non posso fare a meno di pensare a quella frase con cui Menandro, intorno al 350 a.C tentava di dare un senso a un dolore troppo grande. «Muor giovane chi è caro agli dei».  E Valentina davvero sembrava una creatura cara agli dei, per le doti i talenti la sensibilità. Mi meraviglia sempre pensare che Valentina, figlia di due genitori entrambi impegnati in campo artistico, scelse una facoltà scientifica come Ingegneria delle Telecomunicazioni: una scelta che dimostra grande autonomia, ma una scelta quasi pioneristica per il periodo in cui  Valentina si iscrisse all’università, se pensiamo che ancora oggi si lamenta la scarsità delle ragazze che scelgono le STEM. Trovo molto bello – ha detto infine la dirigente – che si intitoli una scuola a Valentina, perché questa magnifica ragazza, la sua storia di studentessa modello, appassionata, responsabile, ma allo stesso tempo sensibile, creativa, gentile ed empatica verso il mondo, possono essere di esempio e di stimolo per i nostri alunni».

Il prossimo passo per tenere vivo il ricordo della giovane sarà una docufiction a cura della regista e sceneggiatrice palermitana Francesca La Mantia, che da due anni raccoglie documenti e testimonianze del drammatico evento. La cerimonia di questa mattina a Bedizzano sarà inserita nella produzione che sarà probabilmente intitolata proprio “Omissione” a sottolineare l’assurdità di quella immane tragedia.