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«Ogni mattina vado al lavoro, prendo la lettera e torno a casa». L’insegnante no-green pass va avanti per la sua strada

Serena Tusini fa parte dei quattro docenti dell'esecutivo nazionale Cobas scuola che hanno deciso di farsi sospendere per «difendere il diritto costituzionale al lavoro»

MASSA-CARRARA – Da tre giorni la professoressa Serena Tusini si presenta all’entrata del liceo di Massa in cui insegna. E la scena ogni mattina è sempre la stessa: arriva, attende fuori dalla porta che le consegnino la lettera della preside che certifica la sua non idoneità all’accesso all’edificio, e torna a casa. Serena Tusini non può entrare a scuola perché risulta “rossa” nella piattaforma sulla quale, dal 1° settembre, è registrato tutto il personale scolastico per permettere il controllo del green pass. L’insegnante di Massa fa parte dei quattro insegnanti dell’esecutivo nazionale Cobas scuola che hanno deciso di farsi sospendere per “difendere il diritto costituzionale al lavoro”. Al quinto giorno di assenza scatterà la sospensione, dopodiché Tusini e i suoi colleghi faranno ricorso al giudice del lavoro per sollevare la questione di costituzionalità della misura voluta dal governo Draghi.

“La battaglia che stiamo facendo non è una una battaglia contro i vaccini – ha precisato l’insegnante – ma una battaglia per il diritto costituzionale al lavoro. Non discutiamo la validità del vaccino, che consideriamo l’unico strumento per affrontare la pandemia. Due di noi, infatti, presto si vaccineranno. Con questa protesta mettiamo in discussione il green pass, uno strumento che poteva essere pensato per situazioni sporadiche, come concerti o partite di calcio, ma che non è possibile richiedere all’interno di un luogo di lavoro. Chi non è vaccinato, infatti, dovrebbe presentare in alternativa il certificato di un tampone con una frequenza insostenibile. E’ qualcosa che stride con quello che è il diritto al lavoro e che per molti colleghi sta diventando un onere pesante: di fatto si tratta di pagare per andare a lavorare”.

Una battaglia, quella dei quattro insegnanti, che si inserisce perfettamente all’interno di quella più generale e ormai datata per la sicurezza nelle scuole. “La pandemia non ha dato alcuna lezione: siamo rientrati nelle nostre scuole esattamente come ne eravamo siamo usciti. L’organizzazione degli edifici scolastici non è stata spostata di una virgola: nessuna aula provvisoria, nessuna diminuzione dei parametri per costituire le classi. L’unica novità è stata l’obbligo di green pass, a nostro avviso senza alcun motivo sanitario. Il personale sanitario è vaccinato per il 90%, per cui non capiamo l’accanimento su quella parte di lavoratori che hanno deciso di non vaccinarsi”.

Una volta che sarà scattata la sospensione – ha ribadito l’avvocato Giuseppe Nobile, che sostiene la causa dei quattro insegnanti – questa potrà cadere in presenza di due condizioni: la prima è che l’insegnante sospeso entri in possesso del green pass, la seconda è che scada il periodo di supplenza, quindi il contratto della persona incaricata per sostituire del lavoratore sospeso. Gli insegnanti tuttavia seguiranno tutt’altro percorso. Dopo la sospensione infatti l’obiettivo sarà quello di procedere immediatamente con il ricorso al giudice del lavoro. “Ci auguriamo che gli atti vengano rimessi alla corte costituzionale e affinché ciò accada –  ha spiegato l’avvocato – occorrerà dimostrare i requisiti di necessità e di urgenza”.