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«Eravamo eroi, adesso ci ricattano». Il grido dei sanitari dalla piazza anti-Green Pass foto

Una giornata che si è svolta in due momenti per il fronte apuano anti-certificato verde: mattina alla Spezia, pomeriggio a Massa. «Il negazionista è Speranza che ci ha negato le cure precoci»

MASSA – «Con la sospensione è stata lesa la mia dignità e la mia professionalità». A prendere in mano il microfono nel corso del sit-in contro il Green pass in piazza Aranci a Massa c’era anche un’operatrice sanitaria. Una giornata quella di oggi, venerdì, che si è svolta in due momenti per il fronte apuano anti-certificato verde. La mattina alla Spezia, il pomeriggio a Massa. Una manifestazione, quella nella città ligure, che ha visto una grande partecipazione. Secondo la Questura spezzina c’erano circa cinquecento persone. Nessuna sigla di partito, ma ben evidenti gli striscioni di Forze Popolari La Spezia e Liguri Apuani Massa-Carrara.  Una manifestazione interprovinciale che si è svolta in piazza Europa nel giorno dell’introduzione dell’obbligatorietà della certificazione verde per accedere al posto di lavoro.

Una manifestazione con tanta rabbia ma composta, neanche parente degli eccessi violenti che si sono visti nella capitale sabato scorso. C’era chi era sinceramente preoccupato per il proprio futuro. «Abbiamo il mutuo, abbiamo i figli!». Rifiutare il Green pass ha un costo improponibile per la maggior parte della famiglie. Negli scorsi giorni è stato calcolato che un lavoratore che voglia ottenere il certificato senza vaccinarsi, ovvero facendo un tampone periodico, può arrivare a spendere tra i 150 e i 200 euro al mese. Se lo stipendio medio netto in Italia è di 1.500 euro, il peso di tale scelta è chiaro. Alcune aziende hanno deciso di offrirlo gratuito ai dipendenti, non tutte però sono in grado di farlo.

Certamente meno partecipato il sit-in di Massa organizzato dall’associazione Rivoluzione Allegra. Tra gli interventi di piazza Aranci due operatori sanitari non vaccinati, due infermieri, che fino a poche settimane fa prestavano servizio all’Ospedale delle Apuane. «Sono stata sospesa e sono senza stipendio perché la mia categoria ha l’obbligo vaccinale» ha affermato un’operatrice. «Lo scorso anno eravamo eroi, adesso siamo senza stipendio. In questo modo sono state lese la mia dignità, la mia professionalità e la mia libertà, violando la Costituzione e calpestando l’individualità e la sopravvivenza. Questa carta verde non ha nulla a che fare con la salute pubblica. È solo un ricatto». «Non è facile andare avanti così senza stipendio» ha aggiunto un collega. «Ho ricevuto tanta solidarietà. Quando servivamo durante l’emergenza ci hanno usato, adesso ci ricattano».

«Non illudiamoci che lo stato di emergenza finirà il 31 dicembre» ha detto Matteo Serafin, giornalista. «Non chiamateci negazionisti, non lo siamo mai stati. Negazionista è il ministro Speranza che ci ha negato le cure precoci. Questo stato di cose è stato determinato dal protocollo Speranza con tachipirina e vigile attesa. Noi vogliamo fare anche un’informazione sulle possibilità terapeutiche che la medicina e la scienza ci offrono già oggi».