Quantcast
LiguriaNews Genova24 Levante News Città della Spezia Voce Apuana

«Presidente Putamorsi, chiuda quelle cave che lavorano in spregio alle autorizzazioni»

Lo scrivono Cai Massa, Italia Nostra Massa-Montignoso e La Pietra Vivente in una lettera aperta». E Benedetti: «Il presidente del Parco ha assunto come unico obiettivo il ridimensionamento dei siti estrattivi del Comune di Massa che l’adottato Pabe obbliga invece a una vera e piena gestione green»

MASSA – «Le chiediamo di mantenere le dichiarazioni di dieci anni fa, quando riteneva opportuno chiudere le cave Padulello e Biagi. Non c’è bisogno di impegno per togliere dall’area estrattiva la cava al passo della Focolaccia, sul crinale principale delle Apuane: è inattiva da allora e nel frattempo l’Aronte è stato dichiarato manufatto storico di valenza nazionale. Nel 2012 il Consiglio direttivo, disattendendo la volontà del sindaco Pucci, aveva rimandato la chiusura delle cave ad un tavolo di consultazione (mai convocato) in previsione appunto del piano per l’attività estrattiva». Lo scrivono Cai Massa, Italia Nostra Massa-Montignoso e La Pietra Vivente in una lettera aperta al presidente del Parco delle Apuane, Alberto Putamorsi. Ieri una replica al presidente era stata inviata anche dal sindaco di Massa, Francesco Persiani (qui), secondo cui le parole di Putamorsi «danneggiano il comparto estrattivo massese».

«Oltre alle ragioni ambientali – scrivono le tre associazioni – (le spore in 8 ore arrivano alla sorgente del Frigido, passaggio di camion anche di domenica, polvere, rumori…), paesaggistiche (si scava a 1440 metri, si depositano i detriti in loco, sono stati occupati con detriti il canale demaniale della Fecoraccia, la lizza e l’area Parco…)  richiamiamo il verbale del consiglio direttivo laddove precisa che il Parco “deve inserire un programma di gestione ambientale che preveda precise e vincolanti azioni di ripristino ambientaleper le modificazioni e le lavorazioni realizzate in assenza di autorizzazione”. Una postilla singolare non perché il consiglio fosse preveggente, ma dal momento che il titolare risultava, come leggiamo in atto, “oggetto di denunce all’autorità giudiziaria per coltivazione senza autorizzazione” (aveva scavato in Zps, aveva realizzato una galleria non autorizzata in una posizione diversa dal piano presentato, estratto marmo senza autorizzazione ecc)».

«Il Comune di fronte al diniego del Parco aveva autorizzato per due soli anni, con conseguente ricorso al Tar della ditta e successiva richiesta di danni: se l’area era stata autorizzata per due anni come si può oggi dar credito al concessionario sull’approvazione di un fantomatico piano decennale, di cui anticipa quello che gli fa più comodo senza che Parco e Comune battano ciglio?». Poi le tre associazioni richiamano alcuni dei «principali abusi post 2012», sottolineando che una cava ha iniziato a lavorare prima dell’autorizzazione del Comune; ha tagliato marmo all’aperto in violazione della paesaggistica e senza autorizzazione; ha modificato il piano estrattivo sostituendo sei colonne con tre pilastri (mettendo a rischio la sicurezza degli operai); ha scavato un’intera galleria abusiva; ha tolto marmo al soffitto creando anche un grande buco nel versante (sito Rete Natura 2000 habitat protetto) spacciato ora come camino di areazione ora come uscita di sicurezza; ha ripetutamente scavato in Zps e si è spinto fino all’area Parco; ha lavorato nel periodo in cui era fermo per abusi e non ha ancora terminato l’ultimo ripristino previsto».

Un’altra cava «non ha ottemperato a oggi al ripristino chiesto con cronoprogramma nel 2012 e 2013; ha aperto una galleria senza avere l’autorizzazione di Asl Pissl e del Comune; dopo il ridicolo ripristino ambientale inventato dal Parco (si posiziona una fila di blocchi davanti alla galleria abusiva e il ripristino è fatto) ha iniziato a scavare senza autorizzazione e ora a colpi di Nulla Osta, va di qua e di là alla ricerca della vena buona. Il Parco può tollerare un comportamento simile? Non ci sono tutte le condizioni per chiudere le aree estrattive, dato che le precise e vincolanti azioni di ripristino ambientale non sembrano avere effetto? Si vuole fare un passo indietro rispetto al piano delle cave del 2002 che ne aveva accertato le criticità, piano mai approvato per il connubio sindaci-concessionari? Quanto al Comune, lasciamo stare, è prono ai desideri del concessionario: forse perché gli aveva chiesto 637mila euro di danni per aver limitato l’autorizzazione a due anni? Certamente al danno paesaggistico e al danno ambientale in questo caso si somma anche un danno erariale esattamente quantificabile, se solo la Corte dei Conti volesse fare il suo dovere».

«Per questi motivi, presidente, le chiediamo innanzitutto di rispettare le leggi dello Stato Italiano che tutelano le montagne sopra i 1.200 metri e vietano le cave in diretta corrispondenza con le sorgenti, e di chiudere le cave che lavorano in spregio costante alle autorizzazioni, senza ritorno economico per la collettività e con pesantissimi strascichi ambientali».

E sull’argomento interviene anche il presidente del Consiglio Comunale, Stefano Benedetti, esponente di Forza Italia. Riportiamo di seguito.

Al neo-leader ambientalista Putamorsi, presidente del Parco delle Apuane, già sindaco di Fivizzano e amministratore di un territorio nel quale insistono imponenti cave a cielo aperto, chiuse dalla magistratura per violazioni ambientali, ricordo i trascorsi da pianificatore della strada camionale del Sagro.
Come riportato da diversi quotidiani, Putamorsi aveva rilasciato dichiarazioni e interviste annunciando la costruzione di una infrastruttura “in piena area Parco” ma l’attivismo del mondo ambientalista ne aveva impedito la realizzazione.
I comunicati pubblicati da Legambiente Carrara sul punto sono inequivocabili: “Il progetto per la strada per le cave del Sagro è un esempio di neolingua, dove distruggere si dice ‘preservare l’integrità’.  Ancora più diretta Legambiente Carrara sulle cave del Sagro, dove non risultano nell’attuale “Foga ambientalista” programmi di chiusura dei siti estrattivi alle pendici del Monte Borla: “Basta scempio ambientale e della legalità. Chiudere Cava Castelbaito”.
Un presidente così ambientalista da attirare i “positivi” commenti di Legambiente alla sua ricandidatura: “Nuovo appello per il Parco delle Apuane: ‘Chiediamo un presidente di garanzia’, ‘Basta con la presidenza Putamorsi, serve una guida di alto profilo'”.
Con tutti questi attestati di stima il presidente Putamorsi ha assunto come unico obiettivo il ridimensionamento dei siti estrattivi del Comune di Massa che l’adottato Pabe obbliga invece a una vera e piena gestione green, unico caso tra i Pabe dei vari comuni, dove la quantità di materiale assegnato per essere scavato viene concessa in base a premialità ambientali, quali la dotazione di mezzi operativi a impatto zero, le certificazioni ambientali o la valorizzazione turistica del territorio. Ecco perché, sicuramente, il nostro Comune di Massa può spendere le carte della salvaguardia ambientale e paesaggistica delle attività estrattive. Mi auguro che i vari Comuni presenti con i propri rappresentanti all’interno del Parco, rivedano la propria posizione, abbandonando i giochi politici di potere per fare invece gli interessi della nostra comunità.