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«I romani appaltavano le cave per ricavarne ricchezza, il Comune per arricchire i predoni del nostro marmo»

Legambiente: «Carrara sarà un sito minerario di tipo coloniale, da depredare lasciando solo devastazione»

CARRARA – “La visita del sito archeologico di Fossacava ci serva da monito: l’amministrazione imperiale appaltava le cave per ricavarne ricchezza; l’amministrazione di Carrara lo farà per far arricchire i predoni del nostro marmo”. Non le manda a dire Legambiente all’amministrazione di Carrara  a proposito della questione marmo e concessioni. L’associazione coglie l’occasione dell’inaugurazione della nuova area archeologica di Fossacava, avvenuta proprio questa mattina, invitando il Comune a leggere i pannelli informativi sulle tecniche estrattive e sulla gestione delle cave nell’epoca augustea: “Scopriamo così che duemila anni fa alcuni settori della cava venivano affidati per alcuni anni (a quelli che oggi chiameremmo concessionari) attraverso vere e proprie gare d’appalto. E oggi? Sebbene, al fine di assicurare il massimo di benefici (economici, ambientali e occupazionali) per la comunità, la normativa europea sulla libera concorrenza imponga l’espletamento di una gara per il rilascio delle concessioni dei beni pubblici affidati temporaneamente in gestione a privati, la stessa L.R. 35 ha previsto la possibilità –per gli attuali titolari di cava– di eludere la gara per 25 anni. Considerato che la lavorazione del marmo fornisce un’occupazione 5-10 volte superiore a quella della sua estrazione, durante la stesura del nuovo regolamento degli agri marmiferi abbiamo chiesto al comune di espletare al più presto possibile le gare pubbliche per il rilascio delle concessioni di cava e di porre –come requisito di partecipazione alla gara– l’impegno a lavorare in loco almeno il 50% dei blocchi estratti”.

“Il comune – va avanti Legambiente – ha però preferito avvalersi della facoltà di rinviare la gara pubblica fino a 25 anni prorogando l’autorizzazione alle attuali cave in cambio della lavorazione in loco del 50% dei blocchi e di fumosi progetti “di interesse pubblico. Avrà agito mosso dall’intento di produrre più occupazione nella filiera locale del marmo o per favorire la rendita di posizione degli attuali titolari, che possono così tenersi la cava per altri 25 anni, evitando la concorrenza di imprenditori più generosi? La risposta è contenuta nel nuovo regolamento degli agri marmiferi (art. 5 e 6): quando saranno bandite le gare pubbliche, gli imprenditori non avranno nessun obbligo di lavorazione in loco e potranno esportare anche tutto il marmo estratto. Il risultato? Carrara sarà un sito minerario di tipo coloniale, da depredare lasciando solo devastazione. Il marmo sarà esportato e la lavorazione (e la conseguente occupazione) sarà effettuata a basso costo dai nuovi schiavi del mondo. Una vera pacchia per le multinazionali da rapina; una sciagura per i carraresi”.

“La visita del sito archeologico di Fossacava ci serva da monito – concludono dall’associazione: l’amministrazione imperiale appaltava le cave per ricavarne ricchezza; l’amministrazione di Carrara lo farà per far arricchire i predoni del nostro marmo. Quale credibilità possono avere i nostri amministratori quando dichiarano di aver regolamentato l’escavazione per il sostegno economico e sociale della città, la sostenibilità ambientale e l’occupazione (Regolamento agri marmiferi, art. 1 comma 2)? Per quanto ancora i carraresi saranno disposti a tollerare questa rapina ai loro danni?”