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«Articolo 21, così le ditte indirizzano ancora una volta il guadagno “superfluo” per vantaggio personale»

Le ambientaliste Florida Nicolai e Franca Lenzetti: «L'impegno finanziario corrisponde ad una minima percentuale dei ricavi stratosferici che risultano dai bilanci annuali»

CARRARA – Cave, concessioni e investimenti utili per la cittadinanza. E’ uno dei temi più dibattuti in queste settimane a Carrara dopo l’attuazione dell’articolo 21 del Regolamento degli Agri Marmiferi, che prevede la possibilità di un’estensione della concessione per gli imprenditori che decidano di investire in città con progetti di interesse collettivo. Sull’argomento una critica senza mezzi termini nei confronti dell’amministrazione comunale arriva dalle ambientaliste locali Florida Nicolai e Franca Leverotti: “Leggendo i quotidiani locali, gli entusiasmi del vicesindaco e i progetti finanziati dalle imprese per avere una proroga temporale, ci si chiede se gli amministratori 5 stelle siano consapevoli di amministrare un Comune che fa parte dell’organizzazione di uno Stato del XXI secolo. Spetta agli amministratori locali farsi carico direttamente delle necessità dei cittadini, e l’intermediazione delle imprese porta alla luce una macroscopica distorsione, ovvero la mancanza di un’adeguata tassazione della materia prima che appartiene alla collettività. Le ditte finanziano le opere con il guadagno “superfluo” che indirizzano ancora una volta per vantaggio personale (il prolungamento delle concessioni), ed il loro impegno finanziario corrisponde ad una minima percentuale dei ricavi stratosferici che risultano dai bilanci annuali, dove gli investimenti sono indirizzati ai potenti macchinari ed in minima parte alla manodopera di cui non c’è quasi più necessità”.

“Aggiungiamo che la “fortuna” di certe aziende non è legata alle loro capacità imprenditoriali – proseguono Nicolai e Leverotti – ma piuttosto alla scoperta di una vena eccellente o di un marmo “alla moda” che ha suscitato interesse sul mercato. Dunque, nessun valore aggiunto a quella vena che si trova in natura, materia prima, esauribile, che appartiene a tutti noi. Viceversa, è da attenzionare il concentramento in poche mani delle cave di pregiato Bianco P perché contraddice al libero mercato e dunque sarebbe da segnalare all’Antitrust da parte dell’Amministrazione, che ne è al corrente”.