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A Massa-Carrara l’energia consumata pesa solo il 38,5% sulla bolletta delle piccole imprese

A denunciarlo è il Cna di Massa-Carrara, che analizza i motivi del rincaro del 40% annunciato a partire dal 1 ottobre

MASSA-CARRARA – Artigiani piccole imprese imprese pagano quattro volte di più l’energia rispetto alle grandi aziende ed il 33,5% in più della media europea con la componente parafiscale della bolletta che incide quasi per il 35% sul totale. Una differenza che, nella sola provincia di Massa-Carrara, si traduce in milioni di euro di costi aggiuntivi, mancati investimenti e svantaggi competitivi. A denunciarlo è Cna Massa Carrara in seguito all’annunciato aumento del 40% del costo delle bollette a partire dal 1 ottobre sulla base dell’Osservatorio sull’energia della principale associazione degli artigiani e dei piccoli imprenditori.

«La stangata è dovuta principalmente a due fattori: l’aumento della domanda di gas, in seguito alla ripresa post-pandemica, che ha fatto schizzare il costo e le attività di contrasto alla crisi climatica che ha hanno portato all’aumento dei prezzi dei permessi di emissione di CO2, aumenti che ricadono sul costo della bolletta. Il risultato finale, questo il rischio, saranno bollette con importi superiori anche del 30-40% rispetto allo stesso servizio. – commenta Paolo Bedini, Presidente Cna Massa Carrara – Il nuovo intervento da parte del Governo che agisce sulla componente fiscale è la direzione giusta poiché il rafforzamento della concorrenza non è sufficiente per realizzare un mercato dell’energia moderno ed efficiente».

«Per Cna è necessario procedere rapidamente alla revisione strutturale della bolletta, trasferendo gli oneri che pesano soprattutto sulla platea delle micro e piccole imprese alla fiscalità generale. Il costo dell’energia per le piccole imprese – spiega ancora Bedini – continua a rappresentare un elemento critico e di svantaggio competitivo. Nelle bollette delle imprese più piccole – aveva svelato l’osservatorio di Cna – il costo dell’energia consumata pesa solamente per il 38,5%. Tutto il resto viene versato in tasse (39,4%) o in costi di distribuzione (22,2%). Si tratta di una ripartizione decisamente diversa da quella applicata nelle bollette applicate alle imprese energivore nelle quali il 78,1% di quanto viene pagato è da ricondurre esclusivamente all’energia consumata».

«Il nostro osservatorio – conclude Bedini – ha evidenziato che le imprese italiane sono doppiamente svantaggiate rispetto ai competitor europei. Da un lato sopportano il prezzo della componente energia più alto e dall’altro sono gravate da un prelievo fiscale in bolletta completamente sproporzionato e che l’anno scorso è lievitato rispetto al 2019».