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«Obbligo green pass al lavoro, attenzione: piccole imprese rischiano lo stop»

L'allarme di Confartigianato Massa-Carrara sui dati dell'ufficio studi della Cgia di Mestre: "Non si trovano figure come saldatori, fresatori, elettricisti e tessitori. E sarà un bagno di sangue per autonomi a partita Iva"

MASSA-CARRARA – “Vaccini e green pass sono lo strumento chiave per tornare alla normalità, tuttavia l’applicazione pratica in maniera coercitiva con l’obbligo sul posto di lavoro della certificazione verde a partire dal 15 ottobre rischia di mettere in ginocchio tante piccole imprese, perché sostituire dipendenti dall’alta specializzazione professionale non è facile: sul mercato del lavoro alcune figure non si trovano proprio. Bisogna accompagnare le persone verso la scelta giusta, pur mantenendo il polso fermo”. A lanciare l’allarme sono il presidente e il direttore della Confartigianato apuana, Sergio Chericoni e Gabriele Mascardi, alla luce delle ultime modifiche normative e di un’analisi sul mondo imprenditoriale che arriva dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre. “A essere preoccupati – proseguono – sono soprattutto gli imprenditori di piccola dimensione ci sono ancora circa 3 milioni di dipendenti del settore privato non vaccinati e speriamo che spinti dall’annuncio lo facciano. Perché a partire da tale data senza green pass non si entra in fabbrica e in assenza di tecnici e operai molto specializzati le macchine rischiano di fermarsi così come tutta l’attività produttiva. Il numero di addetti medi per impresa è in Italia è di circa 3,5: l’assenza di un solo dipendente equivale quindi in media al 33%”.

E’ un’emergenza diffusa pure nella nostra provincia, dove mancano sul mercato del lavoro figure  con esperienza professionale e qualifica di settore specifica: “Secondo l’ufficio studi della Cgia, e ribadendo i dati presentati da Unioncamere e Anpal, le aziende che potrebbero pagare lo scotto sono in particolare metalmeccanica, edilizia, tessile e calzaturiero perché non si trovano saldatori, fresatori, tornitori, fabbri, piastrellisti e addetti alle macchine a controllo numerico. Ma scarseggiano pure montatori di infissi, gruisti, elettricisti e cantonieri, orlatori, tessitori e addetti al finissaggio per tessile e abbigliamento. Infine una nota sui professionisti che lavorano in proprio, autonomi a partita Iva per i quali può diventare un blocco totale alla propria operatività il mancato possesso della certificazione verde e un costo eccessivo sul budget. Per loro potrebbe essere un bagno di sangue”.

Ben venga, per Confartigianato, il prolungamento a 72 ore del tampone Covid, che garantisce una misura alternativa al vaccino per ottenere il green pass in chi ancora non si sente convinto: “L’obiettivo – concludono presidente e direttore di Confartigianato – è riuscire a recuperare il gap che ancora caratterizza il sistema, visto che fino a pochi giorni fa in pratica non era immunizzato un dipendente privato su 4, circa il 25%. Infine ben venga la riduzione dello smart working nella pubblica amministrazione, ridotto al solo 15%: il lavoro agile ha portato vantaggi soltanto a chi è rimasto a casa, perché le imprese hanno dovuto faticare non poco per riuscire a risolvere pratiche e ottenere documenti con il sistema utilizzato fino a oggi. Un blocco quasi totale delle operazioni che ha reso la burocrazia più farraginosa del solito e speriamo di non rivivere più una situazione del genere”.