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«Il Politeama salvato dalle imprese del marmo? Un affare tra privati, ricaduta sulla città tutta da dimostrare»

Il Comitato in un post social risponde all'ipotesi emersa negli ultimi giorni che coinvolge gli industriali: «Il teatro è chiuso a causa degli abusi edilizi perpetrati per anni». Il vicesindaco Martinelli: «Nessun affare tra privati. Il palazzo dovrebbe essere donato al Comune»

CARRARA – «In un articolo di qualche giorno fa il Politeama viene entusiasticamente inserito nei progetti che gli industriali del marmo stanno pensando di realizzare in città per poter sfruttare l’allungamento delle concessioni di cava previsto in questi casi dall’articolo 21 del Regolamento degli Agri Marmiferi. In merito a ciò vorremmo condividere qualche considerazione». Inizia così il post che il Comitato Politeama di Carrara ha pubblicato questa mattina, domenica, sulla propria pagina Fb.

«Innanzitutto – scrivono – sia detto velocemente dato che non è argomento strettamente inerente alla specificità di questo Comitato, non ci pare sensato che occorra premiare con l’allungamento della concessione gli imprenditori del lapideo per attività che dovrebbero essere tenuti a fare a prescindere in quanto sfruttatori intensivi di una risorsa comune come le montagne, ma preferiamo non ci addentrarci nei meandri del regolamento comunale per affrontare il rapporto tra l’articolo 21 e il Politeama. Noi dobbiamo sempre ricordare che il teatro G. Verdi sito all’interno del complesso edilizio noto come Politeama è privato, è di proprietà della Caprice. Dobbiamo poi però sapere che il Comune vanta alcuni diritti sull’utilizzo e la funzione del teatro derivanti da una clausola del rogito Attuoni (il contratto tra l’amministrazione che a fine XIX secolo concesse il terreno e i costruttori Scarsella e Ferrero) che, ahinoi, nel tempo le varie amministrazioni hanno esercitato sempre meno fino a smettere del tutto di reclamarli da una quarantina d’anni almeno».

Inoltre, nel post, il Comitato ricorda che «il teatro non è chiuso a causa dei crolli, ma lo era già prima a causa degli abusi edilizi (alcuni condonati altri no)» perpetrati negli anni da privati «ai danni della sua funzionalità: eliminando uscite di sicurezza e rendendo inagibili alcuna zone di servizio per ricavare appartamenti. Per tutti questi motivi, ammesso e non concesso che il progetto degli industriali del marmo possa realmente – come asseriscono – ridare al teatro la sua piena funzionalità e le sue antiche uscite ( – sic – immaginiamo intendano di sicurezza), dato che per farlo occorrerebbero, come abbiamo evidenziato più volte, espropri di porzioni di appartamenti abitati e probabilmente addirittura di parti condominiali sul lato di via Cavour; per tutti questi motivi dicevamo, gli industriali ridarebbero il teatro chiavi in mano alla Caprice e non alla città».

«La Caprice in questo caso – proseguono – vedrebbe risolto un problema (…) quindi la “ricaduta sulla città” di un’operazione del genere sarebbe tutta da dimostrare (dato che poi gli eventuali accordi tutti da immaginare tra Comune e Caprice su proprietà e utilizzo del teatro sarebbero in questo senso dirimenti), a fronte del fatto che il solo progetto darebbe comunque agli industriali del marmo coinvolti la possibilità di allungare la concessione fino a 25 anni. Un affare tra privati insomma, in cui il Politeama ancora una volta sta lì come un esempio, come un emblema, come un monito. Quindi occorre stare attenti quando si fanno e si leggono certe affermazioni, che l’uovo di Colombo resta una leggenda, chi ne guadagnerebbe veramente ognuno lo può immaginare e l’unica cosa certa è che a pagare sarebbero ancora una volta le nostre montagne (e quindi tutti noi) al cui sventramento deleghiamo ormai la soluzione di ogni problema».

> La replica del vicesindaco Martinelli: «Nessun affare tra privati. Il palazzo dovrebbe essere donato al Comune»