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Imm, la rabbia dei sindacati: «Siamo come il Titanic colpito dall’iceberg, ma ci dicono che va tutto bene»

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs riaccendono i riflettori sul futuro del complesso fieristico: «Non c'è stato quel cambio di gestione ritenuto fondamentale per proseguire»

CARRARA – “Nell’ultimo mese, forse complice la bella stagione o l’avvicinarsi delle elezioni comunali del prossimo anno, abbiamo assistito ad un proliferare di articoli e di consigli sul futuro di Imm. A partire dall’anno prossimo. Ma se non si interviene subito, Imm chiude. E questi signori tanto edotti sulla situazione Imm, dov’erano finora? Sono personaggi delle diverse maggioranze e minoranze, che da anni conoscono le vicende della fiera”. Ad intervenire sul futuro del complesso fieristico di Marina di Carrara sono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. “Dopo aver richiesto per anni alle amministrazioni e governance precedenti e attuali (in attesa di nuovo amministratore a breve e direzione ormai sfiduciata da tempo) che soci, governanti e parti sociali si sedessero insieme per parlare del futuro dell’azienda (su tavoli divisi si rimpallano le colpe), ad un anno dalla manifestazione che ha portato i lavoratori con una bara in Comune, ci ritroviamo fermi”.

“E non è solo colpa del Covid – sottolineano i sindacati – visto che altri complessi fieristici hanno programmato la ripartenza seguendo le normative e la stanno mettendo in pratica. I soci di maggioranza (Comune e Regione) avrebbero dovuto confrontarsi con sindacati e rappresentanti dei lavoratori sul piano di risanamento (distribuito da qualcuno alla stampa ma non condiviso con i sindacati), così come promesso dai soci in un incontro a maggio, piano che è stato approvato a giugno e che prevede tagli sostanziosi al personale. Lo stesso personale che da tempo indicava con i sindacati che la strada da percorrere era il cambio di gestione e il recupero della credibilità perduta negli ultimi periodi. Quindi, se si sa dove lavorare, perché ancora non si è fatto? E’ una domanda che ci facciamo da anni. E’ semplice: dove si sbaglia, si cambia, i numeri hanno la testa dura e il buco di 14 milioni non è un’invenzione. Chi ha amministrato e diretto l’azienda nel corso degli ultimi anni ha seguito una politica aziendale “non diligente”, anzi disastrosa, senza tener in minimo conto le indicazioni motivate di lavoratrici e lavoratori. Anzi, penalizzando chi indicava strade diverse dalla “retta via” indicata dal management. I numeri parlano chiaro e non sarebbe possibile dire il contrario. O forse si, visto che di responsabilità e di cambi di gestione non si parla. E’ vero che sono stati approvati quel piano e due bilanci che erano in sospeso, ma non c’è stato quel cambio di gestione ritenuto fondamentale per proseguire. Anzi, si seguono ancora le linee della direzione che propone eventi con entrate fino a 50mila euro per coprire il buco. Ma di fiere proprie non si parla… Marmo e nautica dovevano essere i due pilastri sui quali basare la ripartenza, i progetti dove sono?”

“Come già detto e scritto più volte – proseguono da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – i soci devono assumersi  la responsabilità di di aver lasciato gestire in maniera “effervescente” un ente fieristico portandolo  a questi risultati. Purtroppo per chi “dirige”, i lavoratori hanno una testa e la usano e per questo da anni riferiscono problemi che sono rimasti irrisolti per una scelta della governance in carica, ampiamente sostenuta dai soci, e queste sono le conseguenze. È più comodo dare la colpa a chi ha meno potere delle proprie mancanze o scelte sbagliate cercando con la propria posizione di mettere in un angolo il lavoratore che si oppone agli sbagli dell’azienda. E’ mancato il confronto e la condivisione, con l’aggravante che di fronte agli errori non si è cambiato, un buon comandante lo sa fare. E chi non lo è deve scendere a terra. Ormai siamo come il Titanic colpito dall’iceberg, ma ci dicono che è solo un piccolo problema in via di risoluzione”.

“Per tutto questo – concludono i sindacati – abbiamo deciso di agire per ricordare a tutta la politica la questione Imm e per evitare che non citandola la gente se ne dimentichi e non sia necessario trovare le responsabilità, con l’unica soluzione di mandare a casa qualche lavoratore e tenere in pari i conti. Trovare responsabilità e progettare il futuro della struttura. Qui in panchina non c’è uno special one che sa chi mettere in campo e vincere, bisogna riconoscere i propri errori e andarsene, oppure deve essere la società ad esonerare. Ci aspettiamo che il nuovo amministratore ascolti anche il personale e poi prenda le sue decisioni. Condivise. Per dare un programma e un futuro a Imm, difficile ma almeno percorribile”.