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Luigi Benedetti, l’apuano che batté Mennea: «Questa atletica d’oro, uno stimolo per i giovani» foto

Dopo le Olimpiadi di Tokyo parla l'ex velocista massese: «Sono estremamente felice che nell'atletica leggera, regina dei giochi olimpici, siamo tornati ad indossare la corona facendo incetta di medaglie»

MASSA – Due indimenticabili finali olimpiche nella 4×100 metri piani, quelle di Monaco di Baviera del 1972 in Germania e quella di Montreal del 1976 in Canada, senza riuscire purtroppo a conquistare il podio. Oggi, a pochi giorni dal termine di giochi della XXXII olimpiade di Tokyo e a pochi giorni dalla meritata vittoria in quella stessa staffetta, protagonisti Lorenzo Patta, Marcell Jacobs, Fausto Desalu e Filippo Tortu, chi meglio di Luigi Benedetti, velocista massese classe 1951, fraterno amico di Pietro Mennea, “la freccia di Barletta”, può descrivere la gioia di un intero Paese che ha conquistato due tra i titoli olimpici più ambiti. Il primo oro è stato quello di Jacobs nella finale più attesa dei giochi olimpici, i 100 metri piani.

«Sono estremamente felice che nell’atletica leggera, regina dei giochi olimpici, siamo tornati ad indossare la corona facendo incetta di medaglie – esordisce soddisfatto l’ex velocista che è stato anche delegato allo sport del Comune di Massa – il motto delle olimpiadi è citius, altius, fortius communiter, ovvero, più veloce, più in alto, più forte, insieme, che è proprio quanto accaduto venerdì nella pista di atletica in Giappone».

Benedetti, come reputa la prova del quartetto azzurro?
«E’ stata una prestazione eccezionale, sia individuale che di squadra – il commento dell’ex velocista – i passaggi di testimone eseguiti tutti con sicurezza, si sono svolti nella maniera giusta».

Che idea si è fatto di questi quattro giovani?
«Mi sembrano ragazzi umili – risponde l’ex campione italiano dei 100 metri, nonché primatista mondiale nella staffetta 4×200 metri – ben consapevoli che se hanno raggiunto questi livelli, lo devono anche ai gruppi sportivi di cui fanno parte, le fiamme gialle della guardia di finanza e le fiamme oro della polizia di Stato».

Oro non solo nella velocità ma anche in altre specialità dell’atletica leggera e in altre discipline, se lo aspettava?
«Complimenti a tutti i medagliati d’oro, d’argento, di bronzo e ai non medagliati, che hanno ben rappresentato l’Italia – dichiara soddisfatto Benedetti – con una piccola rivincita da parte delle regioni del sud Italia, che hanno dato i natali a molti di questi atleti».

L’ex velocista massese, l’ultimo atleta bianco ad aver battuto Mennea, conclude auspicando che «le vittorie nell’atletica, comprese quelle di Giammarco Tamberi nel salto in alto e Massimo Stano e Antonella Palmisano nella marcia – sottolinea Benedetti – servano da stimolo per riavvicinare i giovani alle varie specialità e una volta terminato il nostro campo scuola, chissà che un nuovo campione non nasca proprio a Massa».

In volata Benedetti rivolge un ringraziamento «sia a Stefano Mei, l’ex mezzofondista oggi presidente della Federazione italiana di atletica leggera – conclude l’ex insegnante di ginnastica, oggi in pensione – che al suo predecessore Alfio Giomi, che ha gettato le basi di questo movimento giovane, che dopo la vittoria dell’Europeo di calcio, ci ha permesso anche di battere nuovamente gli inglesi, nostri storici avversari sportivi».