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«La provincia di Massa Carrara area meno colpita dalla crisi, ma la verità è un’altra» foto

Ad affermarlo Andrea Figaia (Cisl) che analizza i dati ufficiali riguardanti l'export, l'occupazione e la cassa integrazione

MASSA-CARRARA – La ripresa a Massa-Carrara sembra essere diventata una chimera: i dati Istat sono davvero
positivi, quasi irrealistici. Siamo ormai diventati la provincia al top della Toscana. Nel primo trimestre 2021 l’export provinciale aumenta del 52,7% mentre la media toscana è ferma all’ 11%, ma qualcosa, per Andrea Figaia (Cisl) non torna:  «A parte Livorno tutte le altre province mostrano invece il segno – (meno) per l’export. Se focalizziamo l’attenzione sulla tipologia legata all’export emerge, disgregando i dati, emerge un particolare interessante: il settore ‘macchine di impiego generale’ ( +139%) pari al 61% dell’intero export provinciale. In pratica potrebbe trattarsi dei grossi manufatti industriali prodotti nello yard di Avenza di Baker & Hughes che hanno avuto un riscontro contabile nel trimestre. Praticamente tolto questo è profondo rosso. Starei assai cauto nelle analisi ottimistiche.»

In merito all’occupazione: «I dati sono assai formalmente lucenti. Come già evidenziammo nei mesi precedenti, il tasso di occupazione 2020 è fissato al 65,7% pari ad 81.000. ( di cui 74,1 % maschi e 57,3% femmine: a questo proposito se togliamo le circa 1000 presenze femminili nelle Rsa e Case famiglia in Lunigiana il dato femminile a Massa Carrara sarebbe negativo in modo traumatico, e già non va benissimo. Anche in questo caso siamo tra i migliori della Regione. Va detto che la percentuale riguarda gli assunti rispetto al numero degli abitanti: questo ovviamente è un indicatore che fotografa solo noi, cioè in relazione agli altri la percentuale prevede un numero di lavoratori (e quindi di imprese) ben maggiore di Massa Carrara. Ma anche qui casca l’asino. Abbiamo infatti ca 7000 persone in attesa di occupazione di cui 4000 donne. Il tasso di disoccupazione peggiora dello 0,6% attestandosi al 7,6% (11,1 quello femminile). La cartina al tornasole si può leggere nell’indicatore cosiddetto della ‘forza lavoro’ . Comprende sia gli occupati che i disoccupati. A Massa Carrara cresce da 86 a 88. Quindi se gli occupati sono, come detto 81(ooo) gli altri 7(000) sono disoccupati. Bene: rispetto al numero degli abitanti della provincia pari a ca 193.000 abbiamo un numero enorme di non iscritti alle liste di collocamento, irregolari o Neet ( cioè quelli che banalmente non fanno niente essendo inattivi ).»

Lo sblocco dei licenziamenti: «Non ha portato al momento in zona licenziamenti collettivi, ma da quanto stiamo rilevando tramite i nostri uffici vertenze risulta che nell’edilizia (la Cassa edile conferma una certa ripresa) il lavoro sta diventando ‘sporco’, cioè quelle forme di precarietà che prima erano eccezioni stanno diventando molto diffuse. Stessa cosa nei cantieri navali . Se a quanto sopra, gente che finisce stabilmente nel settore ‘assunti’, aggiungiamo le modalità con le quali Istat rileva i dati, vale a dire un minimo di ore lavorate durante la settimana, rapportandoci con la vicina Lucca (che ha un dato ufficiale peggiore del nostro) non possiamo non notare come la statistica ci pone su un piedistallo assai fragile ma comunque direi inverosimile a coloro che possiedono un minimo di conoscenza delle cose. Lavoro precario a tempo determinato instabile e parziale ecco queste tipologie faranno anche la nostra fortuna in ambito statistico ma assai meno per l’interesse dei lavoratori.»

Infine, aggiunge alla riflessione anche la cassa integrazione al nero: «Derivata dall’utilizzo numeroso, direi prevalente, di personale senza assunzione per tutta o parte della stagione balneare. Ieri l’Irpet ha reso noto che per il 2021 in Toscana è possibile quantificare in 100.000 i contratti di lavoro in meno nel settore turistico. Se verifichiamo il numero delle imprese che a livello prov.le operano in ambito turistico presso i registri della Cciaa possiamo elencarne almeno 2000. Negli anni scorsi abbiamo verificato un numero di assunzioni povere nel periodo maggio settembre, pari nella migliore delle ipotesi a ca 700/800. Quindi nemmeno uno ad impresa come media. Con pudore guardiamo a quanta gente opera solo negli stabilimenti balneari per farci un’idea. Insomma un contesto balcanizzato. Rimandati a settembre quando, si spera, dopo una buona estate come sembra prefigurarsi (vediamo Covid in agosto) moltissimi avranno un po’ di soldi in saccoccia frutto di lavoro non regolare.»