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Virus-vaccini-Green Pass, è la paura che ci accomuna: dialogate, non scannatevi

Dopo la manifestazione che ha coinvolto anche Massa: «Per fare in modo che la scelta sia veramente libera, il governo avrebbe dovuto istituire i tamponi gratuiti. Se l’obiettivo è davvero quello di contenere la diffusione del covid. Come avviene in altri Paesi d’Europa. È questo che molte persone non capiscono»

MASSA-CARRARA – Possiamo discutere all’infinito sulla questione vaccini anti-covid e Green Pass. I pro e i contro hanno entrambi punti di vista comprensibili e degni di essere ascoltati. Entrambi. C’è però una discriminante che non viene presa abbastanza in considerazione e che, magari riflettendoci, potrebbe aiutare ad attenuare un po’ gli animi. Si chiama paura. Paura del coronavirus, paura del vaccino.

I favorevoli a vaccini e Green Pass hanno, comprensibilmente, più paura del covid e quindi corrono a vaccinarsi. I contrari hanno, comprensibilmente, più paura del vaccino che, lo ricordiamo, resta un siero sperimentale «non approvato [dalle autorità sanitarie] (ma) autorizzato  in via emergenziale», cito testualmente la casa farmaceutica che ha realizzato uno dei prodotti, la Pfizer. Dunque, in questo contesto di paura, chi teme di più il covid e meno gli effetti collaterali dei sieri, si vaccina; viceversa chi teme di più il vaccino e si assume il rischio di ammalarsi e magari ha più fiducia nelle cure – già applicate oggi da molti medici – rifiuta la somministrazione.

Chi stabilisce che la mia paura conta di più di quella di un altro? Se io ho paura di fare qualcosa e penso vada contro il mio interesse, non la faccio. Semplicemente, liberamente. Come dovrebbe essere in uno Stato libero. Qui, però, si è inserito il governo, decretando che la paura di quelli che temono il covid vale di più di quella minoranza che teme il vaccino, istituendo – di fatto – un obbligo a vaccinarsi. Può un decreto stabilire di che cosa dobbiamo o non dobbiamo avere paura? Anche se temi più il vaccino rispetto al virus, ti devi vaccinare. Non si discute. Si tratta, chiaramente, di un obbligo indotto dal momento che vengono posti dei paletti alla vita sociale per chi non può esibire il Green Pass.

A questo punto, potrebbe ribattere qualcuno: il Green Pass può essere ottenuto anche effettuando un tampone. Certo. Ma, per fare in modo che la scelta sia veramente libera, il governo avrebbe dovuto istituire i test gratuiti. Se l’obiettivo è davvero quello di contenere la circolazione del virus. Come avviene in altri Paesi d’Europa. È questo che molte persone non capiscono ed è perfettamente comprensibile che le piazze italiane si siano riempite in questo fine settimana. Anche qui a Massa-Carrara (qui l’articolo).

Apro parentesi: avere il Green Pass non elimina i rischi di contrarre o diffondere il virus. Conosco direttamente persone con doppia vaccinazione che oggi sono risultate positive con sintomi. Paradossalmente queste persone dal 6 agosto avrebbero potuto recarsi in una sala chiusa di un ristorante o al cinema, esibendo il Green Pass e nessuno le avrebbe fermate: altro motivo per dubitare dell’efficacia di questa decisione del governo. Di cui – attenzione – dubita lo stesso governo: nella conferenza stampa organizzata per presentare il Green Pass, l’altro giorno, i giornalisti per accedere a Palazzo Chigi sono stati costretti a effettuare un tampone nonostante fossero vaccinati.

Poi ci sono quelli che, provando a difendere la scelta del governo, attivano paragoni decisamente azzardati come quello dell’obbligo di fermarsi col semaforo rosso. Ma costoro non si rendono conto che è proprio la comprensibile paura che induce la gente a fermarsi. Mi fermo al semaforo rosso perché so bene che, se non mi fermo, rischio di farmi (e fare) molto male (oltre che a ricevere una multa salata). Anche in questo caso prevale la paura. È umano, è naturale, è coerente. E, probabilmente, non è così corretto e funzionale azzardare certi paragoni (come quello della Stella di David, sul fronte opposto) perché stiamo vivendo una situazione completamente inedita, non paragonabile con altre.

Non dovrebbe stupire troppo quindi se l’estensione del Green Pass viene rifiutata: perché la coerenza di cui sopra non è rispettata. Tanto più se la gente viene in qualche modo “minacciata”: «Non ti vaccini, ti ammali, muori o fai morire» ha detto il premier Draghi. Non è questa la strada. Non si comunica in questi termini. Perché se davvero questo fosse il pensiero di Draghi, con la fiducia totale nei vaccini e nella scienza, il suo governo sarebbe dovuto passare dalle parole ai fatti e istituire l’obbligo vaccinale con una legge. E questo non è stato fatto. Perché probabilmente il governo non si è voluto prendere tutta la responsabilità di risarcire gli eventuali danni da vaccino. Dal momento che è l’obbligo vaccinale che consente i risarcimenti (legge 201 del 1992, integrata dalla legge 229 del 2005).

E torniamo alla paura: quando ci mettiamo a discutere con qualcuno e abbiamo opinioni diverse, proviamo a pensare che la paura che noi abbiamo del virus è la stessa paura che chi sta davanti a noi (e non la pensa come noi) ha di questi vaccini anti-covid. Probabilmente una riflessione di questo tipo può aiutare il dialogo. Dialogate, non scannatevi. Vi garantisco che è possibile.