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«Dalla spiaggia si contano i gradini di roccia scavata: enormi ferite bianche che gridano di fermarsi»

Apuane e ambiente, il dibattito continua. Una cittadina: «Stop alle estrazioni. Al giorno d’oggi possiamo sostituire tranquillamente il vero marmo con uno sintetico»

MASSA-CARRARA – “Da qualche anno, con la mia famiglia, trascorro le vacanze in un piccolo borgo della Lunigiana e d’estate, come punto di riferimento per i nostri bagni, ci troviamo spesso a Marina di Carrara. L’ambiente è piuttosto spartano non particolarmente curato, un po’ trascurato, ma la gente è accogliente e le spiagge sono ben organizzate soprattutto in questo periodo difficile di pandemia, pertanto ci troviamo sempre bene”. Inizia così la lettera di Giulia Marchesi. Un’introduzione che fornisce una bella fotografia del territorio, ma che lascia presto spazio a un grido d’allarme. “Alle spalle delle spiagge che frequentiamo – scrive Giulia – si ergono le Alpi Apuane, o meglio, quel che resta di quelle meravigliose montagne. Ebbene, purtroppo ogni anno appare evidente che queste montagne hanno cambiato notevolmente aspetto in quanto, ingenti parti di esse, sono state portate via, frantumate, distrutte per ricavarne quel prezioso marmo che arricchisce peraltro solo poche famiglie. E’ evidente che in questo caso la mano dell’uomo si è appropriata prepotentemente della natura, sfruttandola, deturpandola e distruggendola solo per interessi economici, senza curarsi delle conseguenze che sicuramente non tarderanno a farsi sentire. Infatti già la flora e la fauna di quei luoghi, sottoposta alle polveri che derivano dalla frantumazione della roccia , i rumori dei macchinari e l’inquinamento derivato, hanno già subito danni irreversibili, per non parlare dei fiumi che, assorbendo le polveri, scorrono di colore bianco”.

“Dalla spiaggia si possono contare i gradini di roccia scavata – continua Giulia – appaiono come enormi ferite bianche che gridano di fermarsi, urlano di smettere di devastare, piangono dal dolore che solo l’uomo sa infliggere. Ogni anno scompaiono tonnellate di montagna, e tutto sotto gli occhi di tutti. Ma quando finiremo di approfittare delle risorse del nostro meraviglioso pianeta Terra, perché ci accaniamo ad estrarre senza curarci delle conseguenze? Perché anteponiamo gli interessi economici al grande valore che la natura ci offre? Tutto ciò è una devastazione totale, uno scempio inaccettabile! E’ tempo di fermarsi, di dire basta, di riflettere profondamente, magari davanti al mare, da una di quelle spiagge che silenziosamente assistono da anni alla disintegrazione”.

“Al giorno d’oggi possiamo sostituire tranquillamente il vero marmo con uno sintetico – suggerisce – ce ne sono tipologie molto interessanti e molto simili a quello naturale, freniamo questa rincorsa alla distruzione, per il bene dell’ambiente in cui viviamo, per il bene della natura, della terra e dell’uomo stesso, proteggiamo il Parco Regionale delle Alpi Apuane, alziamo la voce per dire che è tempo di fare un passo indietro, è tempo di proteggere quello che è rimasto e salvaguardarlo, è tempo di anteporre la ragione agli interessi puramente economici. Dovremmo imparare da quel popolo straordinario degli Indiani d’America che sapeva rispettare e onorare la natura, tanto da considerarla sacra e preziosa. Così scriveva nel lontano 1854 Capriolo Zoppo nella lettera al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce : “Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, bensì è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro, come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto ciò che si fa per la terra , lo si fa per i suoi figli. Non è l’uomo che ha tessuto le trame della vita, egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla terra , lo fa a se stesso”. E’ una grande lezione a cui dovremmo seriamente ispirarci tutti, sapendo che siamo ospiti sul pianeta Terra e non possessori”.

“Prima che sia troppo tardi, pensate – chiude Giulia -: il lavoro da quelle parti potrebbe essere dirottato nell’edilizia, nell’agricoltura, nelle migliorie dell’ambiente e lì sicuramente ce ne sarebbe da fare, anche senza l’estrazione del marmo”.