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«Basta alla gestione privatistica delle risorse idriche: Montignoso segua l’esempio di Agrigento»

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MONTIGNOSO – “I comuni della provincia di Agrigento hanno detto basta alla gestione privatistica delle risorse idriche e hanno finalmente chiuso un percorso che porta la gestione nell’ambito del diritto pubblico. Niente più SPA, niente più soci privati, solo enti pubblici, i comuni e le comunità che proveranno assieme ad uscire da una situazione drammatica in cui era finita la precedente società per azioni in mano effettiva dei privati. Come Partito della Rifondazione Comunista di Montignoso accogliamo questa vittoria dei movimenti per l’acqua pubblica come un primo piccolo passo, come la prova che la gestione dell’acqua pubblica non è un tabù, si può fare e soprattutto si può fare nell’interesse dei cittadini e cittadine che riprendono il mano un bene comune essenziale per la vita”. Interviene così il partito di Rifondazione Comunista di Montignoso a proposito della gestione del servizio idrico. “Il fallimento del modello privatistico – proseguono – che viene di fatto applicato anche alle società in house come GAIA SpA, è sotto l’occhio di tutti: all’aumento delle bollette non è corrisposto alcun miglioramento dei servizi, anzi le promesse di efficienza non sono state mantenute basti guardare alle perdite di acqua ancora presenti nella rete degli acquedotti o alle enormi difficoltà nella depurazione”.

“Nel caso verremo eletti nel nuovo consiglio comunale di Montignoso – specificano dal partito – noi porteremo, tra i primi atti, il sostegno alla legge di iniziativa popolare sull’acqua pubblica, così come redatta dai movimenti per l’acqua, al fine di togliere dalle bollette le spese per gli investimenti e riportarli nella fiscalità generale. Chiederemo al futuro sindaco di farsi promotore all’interno della conferenza territoriale Toscana Nord di un percorso per la pubblicizzazione dei servizi idrici con tre obiettivi primari: garantire un’erogazione minima giornaliera di 50 litri pro capite a tutte e tutti, garantire una partecipazione popolare all’interno del servizio che superi il controllo analogo evidentemente insufficiente a permettere un’adeguata gestione, ridurre l’ambito di gestione riportandolo a quello del bacino idrografico in modo da renderlo più efficiente ed efficace come dimostrano molte esperienze internazionali. Si diano finalmente le gambe all’esito del referendum del 2011, quello che sta succedendo ad Agrigento e quello che è già successo a Napoli ci dice che si può, basta volerlo”.

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