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Trentatré anni fa lo scoppio della Farmoplant: il racconto di chi scese in piazza quando l’ambiente non andava di moda foto

Bruno Giampaoli ricorda quel giorno: «Molti uomini politici fino a quel disastro risultavano quasi tutti assenti alle lotte per la salute e la tutela ambientale»

MASSA – Trentatré anni fa, il 17 luglio 1988, la provincia di Massa-Carrara si svegliava alle 6,10 con la terribile notizia dallo stabilimento Farmoplant della Zona Industriale. Un’esplosione si era verificata nell’impianto “Formulati liquidi” dello stabilimento. Cinque minuti più tardi una seconda, violenta, esplosione colpiva un serbatoio di rogor, il noto insetticida. Alle 6,20 scoppiava anche un vasto incendio. Alle 8 altre due esplosioni. Era l’inizio di un incubo durato giorni e giorni che gettò nel panico la popolazione apuana che si trovò ad affrontare una emergenza che con il passare delle ore assunse delle dimensioni mai viste precedentemente.

La ferita per la provincia è ancora aperta tra bonifiche fatte e da fare, zone ancora inquinate, Sin (sito interesse nazionale), Sir (sito di interesse regionali) e altre questioni ancora aperte, resta la considerazione che una ampia fascia di costa tra Carrara e Massa, a poche centinaia di metri dal mare, è ancora divisa tra investimenti da fare e ambiente da tutelare.

Di seguito riportiamo il ricordo di quel giorno dalle parole di Bruno Giampaoli, presidente della sezione di Massa-Montignoso di Italia Nostra, che scese in piazza per difendere l’ambiente quando l’ecologia non andava di moda.

* * *

Ho partecipato in prima persona al movimento ambientalista sorto intorno alla seconda metà degli anni ‘80 per combattere l’inquinamento della delle fabbriche chimiche della zona industriale di Massa ed in particolare della Farmoplant e del suo inceneritore che era il maggior responsabile dell’inquinamento dell’aria e del suolo.

Dopo aver aderito a Medicina Democratica, che in quel tempo era rappresentata da Augusto Puccetti e da Marcello Palagi, ho creato, insieme ad alcuni miei compagni di lavoro dell’Olivetti, il Gruppo Lavoro-Ambiente Olivetti collegato a Medicina Democratica di Massa. Il Gruppo era formato da oltre 150 iscritti che a suo tempo sottoscrissero una petizione contro le fabbriche chimiche.

Il Gruppo Operai Olivetti (poi si chiamerà così), era sorto per rimarcare la lotta per un ambiente sano anche da parte della classe operaia che sino a quel giorno era stata considerata solidale se non connivente alla Cgil, che sosteneva il lavoro comunque ad ogni costo. Ora il nostro gruppo, non aveva alcuna colorazione partitica e nasceva in contrapposizione al sindacato dei metalmeccanici dichiarandosi apertamente in favore del lavoro compatibile con l’ambiente e sostanzialmente pulito.

Si voleva riportare la lotta su binari più legali e distinguersi dalle manifestazioni estremistiche che stavano diventando troppo violente e che stavano dividendo la gente e i lavoratori. Per esempio non condividevamo le manifestazioni indette dal comitato cittadini davanti alla Farmoplant e MD che organizzarono cortei automobilistici nella zona industriale proprio all’ora di uscita degli operai dal lavoro in modo da bloccare la circolazione ed esacerbare il conflitto.

Ricordo che questa nostra posizione ci portò allo scontro con i vertici di Medicina Democratica nazionale che nel frattempo era cambiata da Movimento di lotta per la salute a Cooperativa ed era fortemente legata a gruppi rivoluzionari di estrema sinistra. Naturalmente fummo buttati fuori. La domenica mattina del 17 luglio, il giorno dello scoppio della Farmoplant, dopo aver realizzato il grave pericolo che incombeva sulla città, alle nove circa, salii sulla mia auto e col megafono e iniziai ad allertare i cittadini percorrendo quasi tutte le strade del centro invitandoli a venire sotto il Comune dove, nel frattempo, lato mare, avevamo affisso uno dei tanti striscioni contro la Farmoplant.

Così, dopo il giro per la città, verso le 12, in Comune si era formato un gruppo abbastanza consistente di cittadini e molti rappresentanti di gruppi e associazioni ambientaliste incazzati per la mancanza di notizie e proposte mentre la maggior parte dei cittadini presi dalla paura iniziavano la fuga per altri lidi.

A questo punto, visto che nessuno sapeva nulla di preciso, solo che era scoppiato un contenitore di fenoli e si era incendiato con fuoriuscita di un fumo nero inquinante, dopo varie proposte inconcludenti e quando stavamo per sciogliere il gruppo, verso le 12,30 lanciai la proposta di organizzare subito per il pomeriggio una grande manifestazione popolare. Ricordo che la proposta fu accolta subito da tutti i presenti e ci lasciammo con la promessa di rivederci nel pomeriggio alle 16 in piazza Garibaldi per fare un corteo di protesta che dal viale Roma arrivasse a Marina di Massa dove ci sarebbe stato l’intervento dei rappresentanti delle Associazioni .

Ricordo che insieme al professor Egidio Verona (o Carlo Milani) ci recammo alla questura per chiedere l’autorizzazione del corteo che ci venne rilasciata e che firmai personalmente assumendomi varie responsabilità. Subito dopo pranzo alle 13 andai in piazza Garibaldi (luogo del concentramento per il corteo che sarebbe partito alle 16) e lì trovai Giuseppini (l’ex pastore e cantante fisarmonicista) con un furgone provvisto di trombe quindi con lui cominciammo un giro per la città e anche nella prima periferia.

A questo punto vorrei ricordare la situazione politica e il comportamento dei maggiori partiti politici, DC-PC-PS-Pr e la loro assoluta mancanza di sensibilità verso il problema ambientale così come dimostravano i loro rappresentanti ufficiali e molti uomini politici i quali fino alla scoppio della Farmoplant risultavano quasi tutti assenti alle lotte per la salute e la tutela ambientale. Voglio testimoniare e ricordare l’assoluta mancanza di collaborazione di questi personaggi che poi però, in seguito, ritroveremo nelle successive campagne politiche per le amministrazioni comunali a capo dei “rinnovati” partiti.

Come detto confermo che non ricordo presenze di politici e amministratori ai nostri coordinamenti e alla lotta ambientale, solo qualche singolo come il compianto Dr Santi (partito socialista) noto personaggio che però non aveva alcuna delega ufficiale, poi diventerà assessore alla cultura. I grandi partiti: DC, PC, PR, PS, erano in completo sonno così come il sindacato, la chiesa e la maggior parte delle istituzioni come la provincia, l’Asl, l’Arpat che non avevamo mai pubblicamente smentito le dichiarazioni pubbliche che la Farmolpant era assolutamente innocua e non inquinante.

Ricordo come il movimento cercasse sopratutto l’appoggio dei partiti popolari come il PS e il Pc che si erano astenuti alla condanna della Farmoplant per il solito ricatto occupazionale, per questo, nella manifestazione del pomeriggio mentre avevano dato le adesioni vari partiti sembrava che potesse mancare l’appoggio del Pc, ma mentre percorrevo col pulmino il viale E. Chiesa il segretario comunale del Pc Mario Ricci mi venne incontro fermando il camioncino invitandomi a divulgare la notizia che alla manifestazione avrebbe aderito ufficialmente anche il Pc.

Naturalmente fui talmente contento che al microfono misi il Pc tra i primi aderenti e così mi beccai una romanzina del dottor Santi che non avrebbe voluto questa adesione dell’ultimo momento. Per concludere ricordo che la grande manifestazione popolare partì in orario perfetto impegnando il viale Roma fino a Marina di Massa dove in piazza, davanti a una folla incazzatissima, sopra al tetto di una macchina, tornarono a parlare i soliti politici che non avevano fatto nulla fino a quel momento.

Il giorno successivo, il lunedì 11 luglio, all’Olivetti fummo noi del Gruppo Operai a iniziare lo sciopero che portò poi a tutta una serie di manifestazioni. Infatti, appena entrato in fabbrica, andai dall’amico Giorgio Mosti (Giò Galetto) sindacalista della Uil, lo invitai ad indire lo sciopero generale di tutte le fabbriche della zona per recarci sotto il comune a protestare e mentre Mosti stava contattando i compagni del Pignone, come Gruppo Operai Olivetti di Medicina Democratica forzammo la mano e autonomamente cominciammo ad uscire dalla fabbrica a gruppi e dopo poco ci ritrovammo, con tamburi e fischietti e con molti altri operai e cittadini, sotto al Comune dove si tenne la prima di una serie di grandi manifestazioni popolare e questa volta molto partecipate anche da tutti i partiti politici.

Ricordo anche che, alle confuse notizie che ci venivano date dal sindaco e dalla Usl e alla paura di nuovi disastri ambientali si decise di tornare in piazza nel pomeriggio dove, per far uscire dal palazzo Ducale i ministri convenuti (Ferri e Rufolo) la polizia caricò i manifestanti incentivando i disordini e la voglia di lottare che continuò con un corteo serale e poi nella giornata successiva, martedì 12, dove in piazza Aranci ci ritrovammo questa volta insieme a tutti i cittadini e gli operai della zona industriale con i cavatori ed anche i sindacalisti. Da ora in poi le manifestazioni si svolgeranno con una maggior determinazione e con sempre maggiore partecipazione popolare e politica.