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Gli infermieri apuani: «Visite ai pazienti ricoverati, è tempo di allentare le restrizioni per le famiglie»

«Siamo certi che molte ferite che riscontriamo nei pazienti che giornalmente prendiamo in carico sono di natura affettiva e relazionale»

MASSA-CARRARA – “Rivalutare i limiti di accesso alle strutture sanitarie per le famiglie dei pazienti ricoverati”. E’ la richiesta degli infermieri apuani tramite tramite l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Massa-Carrara, che sulla questione intervengono con una nota: “L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo – dicono – ha limitato fortemente le nostre interazioni sociali, anche in ospedale. Le misure sanitarie di prevenzione da rispettare sono molte, ma come sono state vissute dalle persone anziane? Le persone di una certa età sono quelle più esposte al rischio di contrarre il coronavirus e di sviluppare complicanze, per questo le Autorità Sanitarie, congiuntamente al Governo, hanno stabilito precise misure da rispettare nei confronti degli anziani, e in generale verso le persone più fragili e con basse difese immunitarie. Per prevenire il contagio, le visite negli ospedali nelle case di riposo hanno subito delle limitazioni. Anche i pronto soccorso, nella maggior parte dei casi, hanno l’obbligo di non far sostare i familiari dei pazienti nella sala d’accoglienza”.

L’Ordine arriva dunque al nocciolo della questione: “Consapevoli che la pandemia non è finita valutati i dati scientifici sui contagi, certi che i nostri professionisti ogni giorno stanno lottando con tutte le forze contro un virus terribile, gli infermieri Apuani tramite l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Massa-Carrara intervengono e chiedono di rivalutare i limiti di accesso alle strutture sanitarie per le famiglie dei pazienti ricoverati in ospedale e nelle strutture sanitarie del territorio”.

“La pandemia da Sars-Cov 2 – sottolineano gli infermieri apuani – ha lasciato sicuramente delle grandi ferite fisiche ma siamo certi che molte ferite che riscontriamo nei pazienti che giornalmente prendiamo in carico sono di natura affettiva e relazionale. Le tecnologie, le videochiamate, ci hanno aiutato molto in questo anno, ma non sostituiscono sicuramente le mani, gli occhi e il cuore di una persona cara. La mancanza di un parente, figlio, padre, madre, della compagna o compagno di una vita, e in molti casi anche degli animali (pet therapy), hanno lasciato dei segni incancellabili nel vissuto di chi ha subito la malattia e sicuramente anche in chi è rimasto fuori in attesa, speso con poche informazioni. L’infermiere attraverso la relazione con l’assistito, con la famiglia, riesce a valutare in modo multidimensionale i processi di accoglimento, di socializzazione e di supporto nonché di competenza e di efficacia favorendo lo sviluppo di una organizzazione “centrata sull’assistito””.

“Auspichiamo, dunque – concludono -, di riconsiderare, alla luce dei nuovi dati scientifici, la necessità di limitare, in modo così stringente, le visite dei familiari in ospedale. Siamo certi che con le giuste precauzioni e una corretta educazione sanitaria dei familiari, si possa pensare ad un allentamento delle restrizioni previste, coinvolgendo di nuovo la famiglia nel percorso di cura dell’assistito”.