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Ca’ di Cecco al buio, residenti in rivolta: «Dodici anni di attesa e di promesse. Non si rilancia così la montagna»

«Siamo completamente al buio e i cinghiali avanzano fino alle abitazioni, chiediamo al sindaco Persiani un segnale di attenzione»

MASSA – Cà di Cecco (Massa-Carrara) è ancora al buio, così i residenti protestano: «Abbiamo denunciato la situazione una decina di mesi fa – spiega Valentina Del Giudice a nome di tutti i paesani – Il sindaco Persiani gentilmente ci ha accolti a palazzo e aveva dato buone speranze. Ho visto che qualche operaio del Comune è venuto per la misurazione della strada ma non abbiamo saputo più niente. Sinceramente il paese si aspettava una risposta. Avevamo denunciato pubblicamente la situazione tramite un incontro  con il comitato “Una montagna da salvare”, ma niente. Torniamo a sollecitare interventi sulla situazione di via Madielle. Siamo completamente al buio e i cinghiali avanzano, ormai fino alle abitazioni la montagna necessita di maggior attenzione. Certo, abbellire la città è molto importante, ma non possiamo dimenticare le periferie. Quanto dobbiamo ancora aspettare per avere la pubblica illuminazione? Risale al 2009 la richiesta, protocollata e sostenuta da una raccolta di firme. Dodici anni di attesa senza alcuna risposta, ci sembrano troppi. Ritorniamo sulla questione perché la montagna, in particolare questa bella zona, si sta ripopolando. Con l’emergenza Covid, la gente ha capito che forse vale la pena vivere in luoghi meno affollati, in mezzo alla natura. E tante coppie di giovani ci stanno provando, ma dobbiamo migliorare i servizi se vogliamo che la montagna torni ad essere riabitata. Chiediamo al sindaco Persiani un segnale di attenzione».

Tante vecchie case sono state risistemate, oggi abitate da famiglie. «Una cosa positiva – osserva Daniele Tarantino  del comitato “Una montagna da salvare” e dell’associazione “Insieme” – I centri abitati della montagna, come Ca di Cecco e Madielle, hanno bisogno di servizi essenziali quali l’illuminazione, la rete fognaria, una linea di trasporto pubblico efficiente e aggiungerei anche il collegamento internet e la rete telefonica sia fissa che mobile.  Su quest’ultimo punto sollecito il vicesindaco Andrea Cella che, un anno fa, aveva promesso un’antenna per il segnale di telefonia mobile alle Guadine e in tutta la vallata del torrente Renara. L’estate è iniziata, il torrente  è di nuovo meta di residenti, turisti e villeggianti ma di antenne nemmeno l’ombra. Se vogliamo rilanciare la montagna, dobbiamo dare  segnali positivi e garantire almeno i servizi essenziali».