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L’arte a difesa delle Apuane, Athamanta lancia il bando. «Sfatiamo le narrazioni ‘tossiche’ su Carrara»

Al via il contest creativo "open call for explosive submissions". Nel frattempo Benedetti (Fi): "Ambientalisti radical chic meriterebbero di essere condannati a lavorare nelle cave al sole e al rischio fisico"

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MASSA-CARRARA – Athamanta, percorso sorto in difesa delle Alpi Apuane, lancia una “open call for explosive submissions”: il primo bando rivolto a chiunque voglia mettere in campo le proprie capacità creative per opere dedicate alla tutela delle Apuane e alla lotta al sistema estrattivista.

“Ad oggi è destinato all’arte meno dell’1% del materiale estratto da queste montagne – ha dichiarato Athamanta in un incontro con artisti e artiste tenutosi ieri a Ponte di Ferro – mentre circa l’80% viene polverizzato per produrre carbonato di calcio. La restante parte entra in un mercato del lusso per lo più decentrato in paesi come l’Arabia Saudita. A Carrara si sente spesso dire che “il marmo è arte” lasciando intendere con ciò che tutt’oggi il motivo principale per cui si estrae questa materia è il fine artistico. Si cita Michelangelo o il Canova, si sventola la tradizione scultorea locale e i tanti laboratori. Si racconta una storia che ci rende orgogliosi, che ci fa sentire importanti e che eleva Carrara a “capitale mondiale del marmo e della scultura”. Un passato romantico che ci viene presentato come ancora attuale.”

“Sfatiamo queste narrazioni ‘tossiche’ che ruotano attorno alla città di Carrara e alle Apuane – proseguono da Athamanta – vere e proprie miniere di oro bianco, montagne devastate senza rispetto né visione futura. Ogni anno sono estratte circa 5 milioni di tonnellate di marmo perlopiù polverizzate, considerando che il 20% è blocco e l’80% è detrito. L’industria del marmo sta mangiando le nostre montagne e provocando uno dei più grandi disastri ecologici del nostro tempo: una volta spianate queste montagne non ci saranno più”.

Athamanta invita a partecipare artisti e artiste provenienti dalle diverse scuole di arti visive. Al termine della Call for Artist, Athamanta promuoverà una mostra degli elaborati che verranno esposti a inizio autunno presso il laboratorio di scultura “Ponte di Ferro” in cui sarà “l’espressione artistica a descrivere il reale che ci circonda, le sue contraddizioni ma anche le sue bellezze e l’immaginario, positivo e negativo, che da ciò scaturisce”.

Benedetti (Fi): “Ambientalisti radical chic meriterebbero di essere condannati a lavorare nelle cave al sole e al rischio fisico”
L’iniziativa di Athamanta viene comunicata proprio nelle stesse ore in cui il vice coordinatore di Forza Italia Massa-Carrara e presidente del consiglio comunale di Massa Stefano Benedetti interviene con parole dure nei confronti di quelli che chiama “ambientalisti radical chic di sinistra”. “Il Senatore Altero Matteoli di Alleanza Nazionale, quando era Ministro dell’Ambiente, coniò il termine “destra/ambiente/lavoro e da allora si aprì un mondo costituito da associazioni ambientaliste di destra come Fare Verde, Ambiente é/e Vita e altre che diedero gambe ad un pensiero ambientalista equilibrato, concreto, che nel rispetto massimo dell’ ambiente, promuoveva e stimolava le attività lavorative di qualsiasi genere come ad esempio nella nostra zona, l’escavazione di marmo – esordisce Benedetti -. Altro che ambientalismo radical chic di sinistra, fazioso, estremo, inconsistente e non reale rispetto alla società di oggi che richiede invece progetti imprenditoriali importanti che garantiscano la ricchezza al territorio e lavoro per tutti”.

“Questi signori – continua il vice coordinatore di Forza Italia Massa-Carrara – che sono sempre contrari a tutto, meriterebbero di essere condannati a lavorare nelle cave al sole e al rischio fisico, per provare di persona le fatiche e il sacrificio di tanti uomini che dentro quelle cave ci hanno lasciato il sudore e certe volte purtroppo il sangue. Quelle famiglie, tante della montagna massese, non meritano l’affronto e gli attacchi di questi fanatici ambientalisti, ma la dignità che gli spetta e la garanzia di poter continuare a lavorare nella propria tradizione, si, perché il marmo è tradizione e cultura, oltre che lavoro, e ci piace pensare che l’obiettivo possa essere quello di realizzare quella filiera pressoché non più esistente, la quale potrebbe riattivare le attività dell’indotto del settore lapideo, quindi, non più blocchi da esportare, ma marmo da lavorare in loco e riaperture di cave e bacini per riequilibrare la potenzialità dell’escavazione tra Massa e Carrara che mi auguro, possano un giorno diventare una sola grande città”.

“Per questo – prosegue Benedetti – credo che la volontà dell’attuale amministrazione comunale di riaprire sette cave debba essere condivisa da tutti: marmo d’arte, marmo per l’edilizia, artigianato e marmo per tutti gli altri usi conosciuti, vincolando il granulato solo agli scarti dell’escavazione, quindi rifiuto che viene riciclato. Credo che l’attuale Pabe potrebbe essere rivisitato in questo senso, poiché non può esserci l’imposizione o il limite delle sette cave, anzi, nel versante massese vi sono bacini che meriterebbero di essere lavorati e ciò naturalmente significherebbe aumento del lavoro e di ricchezza. Tutto ciò si può fare in sicurezza e senza distruggere le montagne, anche attraverso la lavorazione interna e con l’utilizzo di nuovi e moderni macchinari che consentono e garantiscono un lavoro pulito”.

“Nell’affrontare questa tematica così delicata per la nostra zona – chiude – non dobbiamo avere timori provocati da quattro poveri cristi, che poi alla fine sono sempre gli stessi per ogni problema e ogni manifestazione, ma dobbiamo guardare a quella maggioranza silenziosa che non fa politica, manifestazioni e quant’altro, ma che giudica il mondo reale e condivide una visione equilibrata e moderata di tutto e quindi anche del mondo dell’escavazione. Il nostro motto è: “Più cave, più lavoro, nel rispetto dell’ambiente”.

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