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«Non si possono aprire nuove cave nella zona di protezione speciale delle Alpi Apuane»

Il Gruppo di intervento Giuridico (GrIG) torna sul divieto di "apertura di nuove cave e ampliamento di quelle esistenti": «Solo due cave possono esserne escluse». E al Parco delle Apuane: «Dia concretezza ed efficacia alla volontà di riduzione delle aree estrattive del 30%»

MASSA-CARRARA – “Non si possono aprire nuove cave nella zona di protezione speciale delle Alpi Apuane, anche in galleria”. Ad intervenire sul dibattito attivo in queste ultime settimane riguardo al tema cave e ambiente è l’associazione ecologista Gruppo d’intervento Giuridico (GrIG), che da tempo cerca di far applicare per le Alpi Apuane il divieto di “apertura di nuove cave e ampliamento di quelle esistenti, ad eccezione di quelle previste negli strumenti di pianificazione generali e di settore vigenti alla data di emanazione del presente atto o che verranno approvati entro il periodo di transizione” di 18 mesi (art. 5, comma 1°, lett. n, del D.M. Ambiente 17 ottobre 2007, che detta criteri minimi di salvaguardia delle Z.P.S.). “La norma di salvaguardia – precisano dal Grig – è stata disposta per le zone di protezione speciale (Zps) individuate ai sensi della direttiva n.09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica per far parte della Rete Natura 2000. E gran parte delle Alpi Apuane rientra – oltre che nel parco naturale regionale delle Alpi Apuane – proprio nella zona di protezione speciale (Z.P.S.) “Prateria primarie e secondarie delle Apuane” (codice IT5120015), dove in linea di massima non possono, quindi, essere aperte nuove cave o riaperte quelle dismesse”.

“Il GrIG – fanno sapere a tal proposito – ha inoltrato (10 giugno 2021) una specifica istanza di accesso civico, informazione ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni pubbliche competenti.
L’istanza ha coinvolto i Ministeri della Transizione Ecologica e della Cultura, la Regione Toscana, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Lucca, il parco naturale regionale delle Alpi Apuane, i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale e i Carabinieri Forestale, informando, per opportuna conoscenza, la Commissione europea e le Procure della Repubblica presso i Tribunali di Lucca e di Massa. In merito si deve ricordare che il Parco delle Alpi Apuane, in seguito a precedenti istanze del GrIG ha comunicato quali siano le cave ricadenti nelle ipotesi di esclusione dell’applicazione del divieto di cui all’art. 5, comma 1°, lett. n, del D.M. Ambiente 17 ottobre 2007, con volumetrie estratte e autorizzate alla data del 31 marzo 2019”. In risposta il gruppo ha ricevuto l’elenco delle cave ricadenti nell’ipotesi di esclusione dell’applicazione del divieto. Queste sono solamente due: Cava Piastramarina, Comune di Minucciano, PCA n. 2 del 10.04.2017 (valida per 4 anni dalla data di rilascio): volumi complessivi autorizzati 158.140 m3, di cui 53.140 a cielo aperto e 105.000 in sotterraneo (l’estrazione in galleria ricade in buona parte all’interno della ZPS “Praterie primarie e secondarie delle Alpi Apuane”); Cava Borra Larga, Comune di Stazzema, PCA n. 5 del 25.03.2014 (valida per 5 anni dalla data di rilascio, in scadenza a fine marzo 2019): volumi complessivi autorizzati 40.000 m3  in sotterraneo (di cui una minima parte ricadenti all’interno della ZPS “Praterie primarie e secondarie delle Alpi Apuane”). “Si fa presente – precisano dal Grig – che il valore delle volumetrie effettivamente estratte non è un dato a disposizione dell’Ente Parco”.

“La Cava Piastramarina – ricordano dal gruppo – (gestita dalla Cave Focolaccia s.r.l.) è stata oggetto dell’ordinanza del presidente del parco di sospensione lavori e riduzione in pristino n.6 del 28 novembre 2018 per mancata ottemperanza alla “prescrizione relativa alla tutela e salvaguardia della cavità carsica intercettata nel piazzale a quota 1591 m s.l.m.”, nonché è stata oggetto dell’ ordinanza di sospensione lavori e riduzione in pristino n.6 del 5 agosto 2016 per aver effettuato “lavorazioni non consentite” e una “non corretta gestione delle acque di lavorazione con produzione di polveri” e marmettola. La Cava Borra Larga (gestita dalla Escavazione Arabescato Bianco s.r.l.) è stata oggetto dell’ordinanza n.8 del 20 giugno 2017 di sospensione lavori e riduzione in pristino per la “realizzazione di gallerie difformi da quanto autorizzato dal Parco, per complessivi 12.930 mc, dislocate in diverse porzioni del cantiere estrattivo in sotterraneo. Successivamente è stata la Regione Toscana – Direzione Urbanistica e politiche abitative – Settore Tutela, riqualificazione e valorizzazione del paesaggio a comunicare (nota prot. n. 207287 del 15 giugno 2020) chiarimenti riguardo l’attività di cava nel territorio comunale di Vagli di Sotto (LU), dove l’amministrazione comunale aveva dato avvio alle procedure di varianti ai Pabe di Colubraia, Carcaraia, Monte Macina, Monte Pallerina”.

Il Servizio Tutela, riqualificazione e valorizzazione del paesaggio della Regione Toscana, “a seguito della comunicazione del Comune di Vaglio Sotto di pubblicazione sul Burt dell’adozione dei pertinenti Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi (Pabe)”, ha provveduto a convocare le prescritte conferenze di servizi. Il Parco delle Alpi Apuane, in seguito alle rispettive procedure di valutazione di incidenza ambientale, ha trasmesso il proprio parere (note prot. n. 431835 del 14 settembre 2018 e n. 373949 del 26 novembre 2018) in base al quale “per tutti e 5 i bacini estrattivi in questione, è stato previsto lo stralcio delle aree estrattive all’interno delle Zps previste dai Pabe adottati, con l’introduzione dell’art.24 nelle Norme Tecniche di Attuazione (Nta), di seguito riportato: art 24. Aree stralciate dal presente Pabe a seguito della Pronuncia di Valutazione di Incidenza dell’ente Parco delle Apuane. A seguito della pronuncia di valutazione di incidenza n. 7,8,9,10,11 del 26/03/2019 dell’ente Parco delle Apuane queste aree, ricadenti in zona Zps, vengono stralciate dal presente Pabe. Qualora l’Ente Parco delle Apuane dovesse esprimere un parere favorevole per l’escavazione in galleria in queste zone, la loro attuazione sarà eventualmente oggetto del prossimo Pabe o sua variante. Allo stato attuale si applicano le norme di cui al punto 6.1. (6.1 – Aree destinate esclusivamente alla tutela paesaggistica e ambientale).

“Conseguentemente – osservano dal Grig – non risultano previsioni di aree estrattive in aree ZPS, in quanto stralciate, rispetto ai PABE adottati”.

“In seguito alle procedure di variante dei Pabe – proseguono dal gruppo – recentemente avviate, il Servizio regionale Tutela, riqualificazione e valorizzazione del paesaggio ha comunicato (nota prot. n. 156180 del 29 aprile 2020) al Comune di Vagli di Sotto che la procedura da seguire sarà analoga e in sede di conferenza di servizi saranno ribadite le necessarie misure di tutela della Z.P.S. Bisogna ricordare, infatti, che i piani attuativi dei bacini estrattivi sono gli strumenti di pianificazione delle attività estrattive in attuazione del piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico e della legge regionale Toscana n.65/2014 sul governo del territorio.  Però, l’indirizzo interpretativo seguito è tutt’altro che definitivamente chiarito. Infatti, l’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane ha chiesto – con la deliberazione consiglio direttivo n.2 dell’1 marzo 2019 –  di ottenere dalla Regione Toscana un’interpretazione di manica larga per l’attività estrattiva nella Z.P.S.”.

“Ci si chiede – concludono dal Grig – se il ruolo del Parco naturale sia quello di proteggere l’ambiente delle Alpi Apuane, già fin troppo massacrato dalle cave di marmo, o quello di favorire l’attività estrattiva senza se e senza ma. La Regione Toscana, forte di un discutibilissimo parere (30 luglio 2019) fornito dall’Università degli Studi di Firenze – Dipartimento Scienze Giuridiche al parco naturale regionale delle Alpi Apuane, ha chiesto da tempo specifico avviso in merito alla corretta interpretazione del divieto vigente al Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, oggi Ministero della Transizione Ecologica. Il Grig ha, quindi, chiesto di conoscere quali siano state le determinazioni assunte, auspicando un risolutivo intervento delle amministrazioni pubbliche competenti per l’inibizione delle attività estrattive non consentite nella Z.P.S. Soprattutto l’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane è chiamato a dare finalmente concretezza ed efficacia alle dichiarazioni inerenti la volontà di riduzione delle aree estrattive del 30% più volte effettuate. Le Alpi Apuane possono e devono essere salvaguardate, per la difesa dell’ambiente e della stessa identità delle collettività locali”.