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Bernardi: «Minori fuggono dalle strutture tra il silenzio delle istituzioni», scontro con Galleni in Consiglio comunale

Il consigliere di Alternativa per Carrara ha ripercorso la vicenda di un minore ospite di una struttura ubicata nel Comune di Massa che, secondo quanto raccontato dal padre, sarebbe fuggito dopo aver subito violenze ripetute. L'assessore: «Nessuna segnalazione pervenuta»

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CARRARA – Scontro in consiglio comunale tra il consigliere di Alternativa per Carrara Massimiliano Bernardi e l’assessore al sociale Anna Galleni. Nei giorni scorsi il primo aveva chiesto all’amministrazione comunale di rompere il silenzio in merito alla vicenda di un minore ospite di una struttura ubicata nel Comune di Massa. “Nel silenzio preoccupante delle istituzioni – scriveva il consigliere in una nota – un ragazzino di 14 anni qualche giorno fa è fuggito dalla struttura dove era stato inserito dai Servizi Sociali del nostro comune”.

La storia è quella di un padre, Fabrizio, che contemporaneamente all’attacco di Bernardi ha scritto alla redazione della Voce Apuana per segnalare il fatto. Fabrizio è disoccupato, tira avanti con qualche lavoretto occasionale. «Ma non significa che non sono un buon padre», precisa fin da subito. La madre dei suoi figli si è trasferita in un’altra città con il nuovo compagno. «Dal 2018 – racconta – mio figlio e mia figlia più piccoli sono stati inseriti in una struttura dai Servizi Sociali del Comune di Carrara. Mio figlio di quattordici anni, qualche giorno fa, è scappato perché e stato continuamente picchiato e maltrattato dal responsabile della struttura e da sua moglie».

Di questo presunto episodio, Fabrizio e l’altro suo figlio sono venuti a conoscenza da una telefonata. «Il giorno 4 giugno alle 7.30 con il decespugliatore sono andato a Miseglia a pulire un giardino molto grande. Alle 18.15, quando sono rientrato a casa, mio figlio mi ha riferito che nel pomeriggio alle 15.15 aveva ricevuto una telefonata da un numero che non conosceva da parte del fratello. Chiamava con il telefonino di una ragazza, diceva che era scappato dalla struttura perché il responsabile e sua moglie continuavano a picchiarlo, lo offendevano con parole pesanti e gli rinfacciavano il mangiare che consumava durante i pasti. In quel momento mi sono rivolto ai Carabinieri per sapere dove era mio figlio di 14 anni e loro mi hanno risposto di passare l’indomani mattina. Allora mi sono rivolto alla Polizia di Stato, che dopo brevi accertamenti mi ha informato che il bimbo era realmente scappato, ma che era già rientrato in struttura. In tarda serata la polizia ha anche fatto intervenire una volante presso la struttura per accettarsi delle condizioni fisiche di mio figlio. Io però ancora oggi dalla struttura non ho saputo niente, e non sono stato avvisato di quello che era accaduto e perché. Anzi, sabato 5 giugno ho avuto una videochiamata con mia figlia Loredana (anche lei ospite della struttura, ndr) e mentre parlavo con la bambina si è avvicinato il responsabile dicendomi che “lui era l ‘uomo nero”, chiedendomi in maniera provocatoria se per caso avevo qualcosa da dirgli. Dal momento che era stato così arrogante e non aveva mostrato un minimo di rispetto verso di me e del mio dolore, ho deciso assieme a mio figlio di fare una denuncia.

«Ancora oggi – continua Fabrizio – dalla struttura non ho avuto informazioni sul come e il perché mio figlio era scappato, e ciò non lo ritengo giusto. Perché sono il padre, e ho il diritto di sapere cosa era successo». E poi riferisce: «Il bambino continua a dire che vuole tornare a casa da suo padre e da suo fratello assieme alla sorellina, ma il servizio sociale, per punizione, lo vuole portare in un’altra struttura più lontana. Ma così facendo lo sottoporrebbero a un gravissimo trauma psicologico». Da qui nasce la richiesta di aiuto: «Chiedo di essere aiutato dalle istituzioni, perché stanno facendo del male ad un ragazzino di 14 anni che ha già sofferto un po’ troppo per essere stato allontanarlo da casa sua e da suo padre, che lo ama più della sua vita. A tal proposito, invito tutti coloro che volessero verificare la verità della realtà raccontata ad informarsi, e poi trarne i dovuti giudizi. Nell’assoluta certezza che la Magistratura avrà modo di accertare le verità e restituirmi quella dignità di padre che mi è stata tolta solo perché sono disoccupato e povero».

L’intera vicenda è stata ripercorsa da Bernardi, che in consiglio comunale ha ribadito il suo attacco al Comune e in particolare all’assessorato al sociale. «La famiglia del minore ha una storia travagliata. Da anni era stata seguita dai servizi sociali fino a quando la madre se ne era andata a vivere con un nuovo compagno in un’altra città e i tre figli erano rimasti con il padre che non ha un lavoro stabile, ma che riesce comunque a svolgere quotidianamente dei piccoli lavori occasionali. Cosa c’è dietro agli allontanamenti da casa dei minori e agli affidamenti in strutture e in famiglie affidatarie? C’è da chiederselo una volta di più alla luce del caso Serinper e dell’ennesimo caso, che ha visto fortunatamente un esito felice, di questo quattordicenne che ha denunciato continui maltrattamenti e vuol tornare a casa da suo padre». Bernardi si domanda poi «chi abbia giovato di questa situazione». «Certamente non il ragazzo – dice – perché dal 2018 dichiara di avere subito maltrattamenti e ora ha deciso di parlare. Tutto questo disagio è costato tanto non solo in termini di sofferenza, ma anche dal punto di vista economico, infatti per il bilancio del Comune di Carrara si è trattato di pagare 120 euro pro capite al giorno che, per i tre anni del ricovero dei due minori ammontano a circa 250 mila euro. Allora non era forse meglio, con gli stessi soldi, aiutare economicamente la famiglia a risollevarsi e permettere a questi due ragazzini di poter vivere a casa propria? Anche perché il decreto del Tribunale di Genova riporta che la valutazione della capacità genitoriale del padre è “sufficientemente adeguata” e da quando la madre dei minori si è trasferita definitivamente in un’altra città è ovvio che sono terminati anche i conflitti familiari».

L’assessore Galleni ha spiegato che la situazione della famiglia è gestita da un’equipe costituita dal servizio sociale professionale in collaborazione con altri servizi specialistici di altri enti. «Ci sono state verifiche con cadenza regolare e colloqui con amici e familiari di riferimento, del cui esito è stato costantemente aggiornato il Tribunale. Ma sino ad oggi – ha specificato l’assessore – non è mai pervenuta notizia di maltrattamenti né ai servizi sociali, né a tutti gli altri servizi e istituzioni coinvolte». E sui costi che il Comune deve sostenere per mantenere i ragazzi all’interno delle strutture, Galleni ha chiarito: «Chi ha fatto l’assessore sa che la permanenza all’interno della struttura è su valutazione dell’Autorità Giudiziaria, che non è vero le valutazioni che fa il servizio sono oro colato, perché l’AG ha ampio margine per discostarsi. E che altresì le rette costano tanto perché c’è una precisa indicazione politica che è stata data, ovvero che sui minori non si risparmia»

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