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Le vie del marmo: la monorotaia Denham. Le Alpi Apuane tra misteri e segreti

Con un dislivello che sfiora il 100% in alcuni tratti, la macchina costruita dall'ingegnere inglese nel 1923 rivoluzionò la lizzatura dal Monte Sella. Questo vi raccontiamo nel nuovo episodio della rubrica in collaborazione con il fotografo Mauro Simoncini

MASSA – Fin dall’epoca dei romani, le Alpi Apuane sono state teatro di una forte attività estrattiva dovuta al pregiatissimo marmo che le costituisce. Proprio per questo, fin dall’epoca dei romani, già stavano nascendo i taboo che accompagnano la narrazione delle Apuane oggi: è giusto o sbagliato che le montagne vengano private della loro essenza? Difficile stabilirlo e complicato districarsi tra le mille sfaccettature che compongono la questione. Quello che è certo, però, è che l’attività di cava non ha solo modificato permanentemente il profilo delle montagne della luna, ma ha anche dato modo all’uomo di sfidare la natura e la fatica. Prima delle strade arroccate, infatti, portare a valle i pesanti blocchi di marmo era un’impresa eroica. Un’impresa destinata a pochi, coraggiosi e forti uomini che dedicavano la vita alla lizzatura.

Spesso, incamminandovi su per le pareti delle Apuane, vi potrebbe capitare di percorrere una strada che, una volta, era utilizzata da quegli uomini per far scivolare il marmo su una particolare slitta, da cui deriva il termine “lizzatura”, pratica conosciuta già agli antichi egizi. Sudore, fatica e dedizione per il proprio lavoro. Talmente tanta dedizione che, ancora oggi, una volta all’anno un blocco di marmo viene trasportato giù dalla via Vandelli (ne abbiamo parlato qui) per rievocare i tempi che furono. Ma in un caso particolare, l’ingegno dell’uomo è riuscito a sconfiggere fatica e leggi della fisica. Stiamo parlando della lizza che porta dalla Cava di Piastreta, sotto la vetta del Monte Sella, a Renara, nel comune di Massa. Una lizza molto particolare, che sconfigge pendenze che sfiorano il 100%: la monorotaia Denham.

Monorotaia Denham - Monte Sella

ISO 800 1/60s f5.5 230mm
Era una giornata d’inverno quando camminando al Pian della Fioba mi sono accorto della Monorotaia in lontananza. Perdendo di quota la neve si attaccava sempre meno alla montagna sottolineando un forte cambio di luci ed ombre. La via di lizza che dal basso si mimetizzava con la roccia, diventava sempre più evidente fino a scomparire sommersa dal manto nevoso. Di Mauro Simoncini.

Negli anni ’20 del ‘900, il proprietario della cava di Piastreta era un ingegnere inglese di nome Charles Denham. Fu lui a ideare la macchina che prende il suo nome. Una macchina che cambiò per sempre il modo di trasportare il marmo del Sella. L’inglese ideò, infatti, una carrello frenato su cui appoggiare i pesanti blocchi di marmo. Questo carrello, poi, veniva fatto camminare sulla monorotaia, costruita sempre da Denham, e che partiva dai 1580 metri d’altezza della cava, per arrivare ai 310 metri del vecchio poggio di carico di Renara passando da Piastreta, Fosso della Piastrella, Fosso del Chiasso e Pianel Soprano. Gli operai che ogni giorno accompagnavano la macchina Denham sul binario della monorotaia vedevano aprirsi di fronte a sè lo spaventoso dislivello che caraterriza la parete del Monte Sella.

Quando l’Italia, nel 1936, invase l’Etiopia, Denham fu costretto a lasciare i suoi affari italiani e la monorotaia cadde in disuso. Almeno fino a quando l’attuale proprietario delle cave non rilevò la proprietà di esse, nel 1959, e decise, abbrievandola fino a farla partire da Pianel Soprano, di rimettere in uso la monorotaia nel 1962. Ogni giorno gli operai percorrevano i 2500 scalini costruiti a fianco del binario, con una tappa a 1060 metri d’altezza dove venne costruito il ricovero per i cavatori e una piccola stazioncina per la macchina. Quando nel 1975 venne completata la strada marmifera di Arni, l’utilizzo della monorotaia divenne controproducente e la macchina venne fermata per sempre.

Ancora oggi, gli escursionisti si dilettano nel provare ad affrontare quei ripidissimi scalini a fianco di quello che rimane del binario, in parte distrutto proprio dalla costruzione della strada marmifera. Se la salita porta via il fiato dalla fatica, la discesa lo tiene sospeso nel mettere, con molta attenzione, il piede sul piccolissimo scalino costruito su una parete che sfiora i 45°.