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«Amianto all’ex Pignone, per lo Stato devi pagare se hai paura di ammalarti»

Gli operai saranno costretti a pagare le spese legali della causa: per questo la "Trentuno Settembre" sta gestendo una raccolta fondi con un cd musicale prodotto insieme a 17 artisti: «Agli operai aggrediti dalle punizioni delle multinazionali esprimiamo ancora una volta la nostra solidarietà»

MASSA – «Tre anni fa ci siamo imbattuti nel racconto di alcuni operai dell’ex Pignone vittime dell’aggressività di un sistema giudiziario, quale quello italiano, orientato a colpevolizzare chi prova la paura di ammalarsi. Paura, sì».  Quello a cui fa riferimento il circolo Arci Trentuno Settembre di Massa è la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti gli operai dell’ex Pignone ai quali venne rifiutato il danno da paura per l’aver lavorato esposti all’amianto.

«Quando in fabbrica si trattano materiali pericolosi, come l’amianto, e alcuni compagni di lavoro si ammalano, e muoiono, può accadere di spaventarsi. Può succedere anche di interrogarsi sul senso che si dà alla vita: lavoro o salute? A questa domanda c’è chi ha risposto: lotta. Questa storia inizia 15 anni fa e ancora non è finita. Parla di persone e di leggi, di cavilli e rapporti di forza. Parla di figure politiche capaci di modificare le norme giuridiche in modo tale da svuotare di senso il diritto al lavoro e quello alla salute. – continua il comunicato di Trentuno Settembre – La legge a cui si appellano gli operai in questione quindici anni fa permetteva di vedersi compensate le spese legali, in caso di esito negativo della sentenza. Nel 2014, Matteo Renzi avalla un articolo di modifica alla norma che, nonostante la corte costituzionale (Sentenza n. 77/2018) ne abbia poi dichiarato la parziale incostituzionalità, ha permesso ai giudici di condannare gli operai a pagare 95mila euro di risarcimento. Alla paura di ammalarsi a causa dell’esposizione all’amianto, che può produrre effetti sulla salute anche a distanza di 50 anni, la multinazionale che gestisce oggi l’ex Pignone ha risposto con un’altra condanna per gli operai: la paura di non riuscire a pagare le enormi spese processuali».

«Come circolo Arci Trentuno Settembre abbiamo fatto quello che potevamo. – spiegano – Abbiamo raccolto 18 artisti, locali e non, e abbiamo prodotto un cd: “Oltre l’ultimo respiro”. Un cd nato dalla voglia di denunciare tutto questo e di raccontare la paura di morire e il coraggio di lottare. Oggi doniamo quello che abbiamo raccolto a queste persone. Si tratta di 1700 euro finanziati attraverso la vendita del cd, che è stato possibile realizzare grazie agli artisti che hanno partecipato gratuitamente alla sua realizzazione, a Uisp Massa, Arci Massa-Carrara e Flc Cgil. Ringraziamo tutti coloro che lo hanno acquistato e con questo messaggio vogliamo annunciare di voler continuare a lottare contro quelle forze politiche che preferirebbero, per le aziende che rappresentano o delle quali sono titolari, condizioni di lavoro come quelle applicate in Arabia Saudita. Figure che alla richiesta di inserire una clausola sociale per garantire continuità occupazione nelle cooperative che gestiscono i servizi comunali rispondono con “non è obbligatoria la clausola sociale per garantire il libero mercato” (Veronica Ravagli, ex assessora in quota Lega); “Abbiamo trovato chi chiedeva un terzo di quanto richiesto dalla Cooperativa La foglie del tè per offrire lo stesso servizio” (Marco Guidi, assessore in quota Fratelli d’Italia); “nessuno è contro la clausola sociale, è giusta, ma solo dal momento che ci sono lavoratori che la meritano” (Marco Battistini, consigliere in quota Lega)».

«Continueremo a lottare contro quelle forze politiche che, come successo a Massa, affossano la richiesta di concedere agevolazioni pubbliche solo agli imprenditori onesti, in regola con i contributi versati e che applicano i contratti di lavoro regolari. Contro coloro che concepiscono i lavoratori e le lavoratrici della cultura come volontari da poter sfruttare. – concludono – Leggiamo le parole espresse dalle alte cariche politiche della nostra città e pensiamo che possano derivare solo da persone che non sono mai state costrette a lavorare e a lottare per il proprio posto di lavoro. E purtroppo quelle persone oggi amministrano il nostro bene pubblico. Agli operai aggrediti dalle punizioni delle multinazionali esprimiamo ancora una volta la nostra solidarietà e li ringraziamo per l’esempio che ci hanno mostrato. Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso».