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«Rifiuti nel Lavello: adesso sappiamo qual è l’origine». Il Comune di Massa fornisce le prove foto

Il sindaco Francesco Persiani: «Nessuna guerra al campo nomadi né al Comune di Carrara. Documentiamo soltanto una campagna di monitoraggio. Ora però servono le soluzioni, e non possiamo trovarle da soli»

MASSA – Prove e documenti in mano, adesso il Comune di Massa ne ha quasi la certezza: i rifiuti che si accumulano lungo il fosso Lavello provengono dal campo nomadi situato nel lato Carrara. Quello che prima era un forte sentore, dopo un’attenta e costante attività di monitoraggio portata avanti dall’amministrazione comunale negli ultimi due anni, ora prende sempre più forma. La chiave per giungere all’individuazione del tratto interessato è stata l’installazione di due panne, ovvero una sorta di barriere di contenimento in grado di trattenere enormi quantità di detriti ed impedire che arrivino al mare. La prima è stata posizionata nel 2019 a pochi metri dalla foce del Lavello. Questa si è rivelata da subito efficace, riuscendo a trattenere quintali di rifiuti i quali, puntualmente, venivano smaltiti alternativamente dai Comuni di Massa e di Carrara (circa 450 i chili smaltiti ogni quindici giorni). Nonostante l’utilità della barriera, però, non era ancora chiaro quale fosse il punto d’origine dello sversamento. E’ stata quindi installata, a dicembre 2020, una seconda panna più a monte rispetto alla collocazione del campo nomadi. L’attività di monitoraggio ha evidenziato come, mentre la panna nei pressi della foce continuava a riempiersi, quella a monte risultava sempre pressoché pulita. A quel punto, nel mese di febbraio, l’amministrazione comunale ha pensato di riposizionare la seconda ad una settantina di metri a valle rispetto al campo nomadi. Un passaggio, questo, che si è rivelato decisivo, dal momento che la panna riposizionata ha iniziato a trattenere rifiuti in quantità sempre crescente con il passare dei giorni. La barriera alla foce, invece, negli ultimi mesi non ha raccolto che qualche piccolo rifiuto, perlopiù vegetazione e materiali trasportati dalle piogge.

Il risultato, per il Comune di Massa, è inequivocabile: i rifiuti trattenuti dalla barriera antinquinamento vengono gettati nel fosso nel tratto di circa 500 metri compreso tra via Massa Avenza e il ponte autostradale. In questo tratto, sulla sponda Carrara, si colloca il campo Rom. Dal lato Massa, invece, c’è il depuratore Gaia e qualche abitazione. “Abbiamo deciso di accertare una volta per tutte la provenienza dei materiali e quanto, purtroppo, avviene regolarmente, lo mostrano e dimostrano le immagini – ha commentato in conferenza stampa il Sindaco di Massa Francesco Persiani -. Non vogliamo fare la guerra al Comune di Carrara, né al campo nomadi. Vogliamo soltanto documentare una campagna di osservazione e di monitoraggio. Il tutto in un’ottica di tutela dell’ambiente e per cercare di condurvi l’attenzione da parte di enti e organi competenti. I risultati che abbiamo ci fanno ipotizzare che l’origine del 90%, se non della totalità dei rifiuti, deriva da un luogo ben preciso. Adesso, però, è chiaro che da soli non possiamo risolvere tutti i problemi”. Considerato infatti che il campo rom è situato lato Carrara, uno dei prossimi step sarà sicuramente il confronto con i “vicini di casa”. “E’ arrivato il momento in cui, se veramente vogliamo dare una svolta, devono essere messe in campo delle soluzioni”, ha detto in conclusione Persiani.

A commentare i risultati del monitoraggio è intervenuto anche l’assessore all’ambiente Paolo Balloni: “Teniamo a precisare che il Comune di Carrara è stato sempre informato dell’attività svolta – ha sottolineato -. Il percorso è stato fatto per arrivare ad avere una base solida e oggettiva per poter arrivare, effettivamente, a risolvere il problema. Abbiamo fornito delle prove, perché non non volevamo essere tacciati come coloro che partono con dei pregiudizi verso certe realtà”.

Accanto all’azione dell’amministrazione comunale si è rivelato fondamentale il contributo di Asmiu, che negli ultimi mesi ha fornito delle dotazioni tecniche e contribuito alla rimozione dei rifiuti che venivano intercettati dalle panne. “Abbiamo provveduto alla rimozione attraverso mezzi speciali – ha spiegato l’amministrazione unico di Asmiu Massimiliano Fornari -, disponendo un prelievo mensile e conferendo poi i rifiuti agli impianti per il loro corretto smaltimento”. Smaltimento che, ha precisato il direttore generale dell’azienda Walter Bresciani Gatti, è costato circa 150 euro a tonnellata. “E a piovere sul bagnato – aggiunto -, il fatto che questi rifiuti fossero imbevuti d’acqua. Il problema, poi, sarà andare a rimuovere quelli che sono depositati sul fondo. E’ triste pensare che le acque vengano trattate da qualcuno come luoghi di smaltimento. Queste cose, nel 2021, non dovrebbero più succedere”.