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Famiglia con figli disabili costretta a pagare il bollo auto. L’avvocato: «Un’ingiustizia: sono esenti per legge»

In Valle D'Aosta godevano del diritto all'esenzione; la Regione Toscana, invece, pretende il pagamento. «Significativa stortura del sistema, madre di una palese ingiustizia»

MASSA – Il trasferimento della residenza in Toscana ha complicato le cose per una famiglia della Valle d’Aosta: mamma, papà e due gemelli di 15 anni. Questi ultimi sono affetti da disabilità permanente, con gravi limitazioni di tipo intellettivo, mentale, neurologico e funzionali dei movimenti articolari. Per loro, le necessità sono tante. Tra queste c’è anche quella di fare affidamento su mezzi di trasporto adeguatamente modificati per le loro esigenze. Per questo la legge riconosce loro il diritto all’esenzione dal pagamento del bollo auto. Ma mentre l’Agenzia delle Entrate di Chatillon, in Valle D’Aosta, aveva infatti fin da subito riconosciuto loro il diritto all’esenzione, la Regione Toscana, invece, ne pretende il pagamento. La motivazione? La mancata comunicazione, entro un anno dal loro trasferimento (avvenuto il 19 dicembre 2016), di avere figli a carico, portatori di grave limitazione della capacità di deambulazione.

A fare chiarezza sulla storia è l’avvocato della famiglia, Massimiliano Paolicchi: “In realtà i figli sono sempre stati a carico dei genitori – spiega – altrimenti l’Agenzia delle Entrate della Valle d’Aosta non avrebbe riconosciuto l’agevolazione -, e l’obbligo di inserire la dicitura delle gravi limitazioni è stato previsto per legge in epoca successiva alla visita medico legale disposta sui minori nel lontano 2007, in quanto fin dalla nascita soffrono di tale patologia. Peraltro la Legge Regionale n. 78/2017 (che ha introdotto l’obbligo di presentare la domanda per l’esenzione dal pagamento entro e non oltre un anno dal trasferimento nella regione) è entrata in vigore il 29 dicembre 2017, quindi oltre un anno dopo il cambio di residenza della famiglia. Nella normativa vigente al momento del trasferimento della famiglia (16.12.2016), quindi, nessun obbligo di tal genere era previsto. Ebbene, secondo l’interpretazione fornita dalla Regione, i genitori avrebbero dovuto conoscere tale legge ancor prima che venisse promulgata, e pertanto non si sarebbero attivati per tempo per beneficiare di questa esenzione. Invece, significativo è il fatto che al momento del loro trasferimento, non solo la regione Toscana non avesse previsto alcun onere a carico di chi, già titolare di tale esenzione, si fosse trasferito in Toscana, ma anche che la stessa Agenzia delle Entrate nelle proprie note esplicative, specificasse che “per usufruire dell’esenzione il disabile deve, solo per il primo anno, presentare all’ufficio competente (o spedire per raccomandata) la documentazione prevista. L’Agenzia delle Entrate aggiunge poi che: “una volta riconosciuta l’esenzione è valida anche per gli anni successivi, senza che l’interessato ripresenti l’istanza e invii nuovamente la documentazione. Tuttavia, dal momento in cui vengono meno le condizioni per avere diritto al beneficio (per esempio perché l’auto viene venduta) l’interessato deve comunicarlo allo stesso ufficio a cui era stata richiesta l’esenzione. Gli uffici che ricevono l’stanza mettono al sistema informativo dell’Anagrafe tributaria i dati contenuti nella stessa (protocollo e data, codice fiscale del richiedente, targa e tipo di veicolo, eventuale codice fiscale del proprietario in cui il richiedente è fiscalmente a carico” (All.1- linee guide per l’esenzione permanente dal pagamento del bollo)”.

“Dunque – prosegue l’avvocato -, facendo corretta applicazione di tali indicazioni, la famiglia, quando era residente in Valle d’Aosta, aveva già presentato istanza di esenzione dal pagamento del bollo auto e questa gli era già stata riconosciuta. Il legittimo affidamento alle indicazioni dell’Agenzia, e la cattiva applicazione delle leggi nel tempo da parte della Regione Toscana, rischiano di determinare una ingiustizia sostanziale: viene da chiedersi come può una famiglia interpretare una norma impositiva di carattere regionale, facendone derivare un’applicazione retroattiva, per giunta contraria a quanto indicato dalla Agenzia delle Entrate nel proprio sito? Tale vicenda sarebbe facilmente risolvibile, se la Regione prendesse atto della vicenda, sia dal punto di vista giuridico che politico, annullando tale addebito, ed eliminando, una volta per tutte, tale significativa stortura del sistema, madre di una palese ingiustizia ai danni di questa famiglia, e di tutte quelle che possano potenzialmente trovarsi nelle medesime condizioni. Sul punto è stata altresì protocollata una interrogazione a firma della Consigliera Galletti, nella quale si fa riferimento alla circostanza per la quale, allo scopo di evitare la  parcellizzazione della conoscenza, la normativa statale, ha previsto la intercomunicabilità dei registri, inserendo tale previsione nell’art. 2 della l. 43/2009”.

“Appare peraltro costituzionalmente illegittimo – aggiunge Paolicchi – a parere di chi scrive, mortificare in qualche modo la libera circolazione dei cittadini all’interno del paese, obbligandoli, ad ogni cambio di residenza interregionale, a presentare una nuova e identica istanza per un diritto già riconosciuto, finendo così per ammorbare i soggetti più “deboli” e vulnerabili, come i due ragazzini. Invitiamo pertanto il Presidente della Regione e il legislatore, nazionale e regionale, ad intervenire immediatamente, per ripristinare quel senso di giustizia sociale qui calpestato senza far sopportare i rischi e il decorso di un faticoso procedimento giudiziario a una famiglia, che di fatto si sente vittima di una ingiustizia. Si informa, infatti, che allo stato attuale è pendente il ricorso presso la Commissione Tributaria di Firenze, e l’udienza di discussione è stata fissata per il 22.6.2021”.