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Tra secoli di storia e uno sguardo al futuro del limone massese: «Abbiamo in mano un tesoro»

La conferenza dell'amministrazione insieme ad alcuni esponenti dell'università di Pisa e aziende toscane. La volontà è quella di mettere al centro di un progetto molto ampio l'agrume. Il vicesindaco Cella: «Sinergie importanti, chi ha idee si faccia avanti»

MASSA – Gli agrumi massesi sono una delle eccellenze del nostro territorio. Arance e poi limoni che vengono piantati fin dal sedicesimo secolo, da quando Spinetta Malaspina fece nascere quello che poi sarebbe diventato il Pomerio Ducale, con soli 6 aranci. Una ricchezza naturale e nutrizionale che i massesi hanno imparato ad esportare fin da subito nei territori vicini, prima che i particolari agrumi autoctoni fossero notati dai Medici, a Firenze, ed esportati nei giardini di Boboli, per darli ai marinai e combattere lo scorbuto.

Una storia centenaria, ben documentata dagli storici del posto, spinta, da qualcuno, anche verso il 200/300 d.C., ai tempi di Luni. Ma se il passato dell’agrume massese è ben chiaro e noto a tutti, il futuro è tutto da costruire. In questo senso si è inserita l’amministrazione comunale con un delibera di giunta dello scorso 23 dicembre in cui faceva entrare il limone massese, e più in generale l’agrume, sotto la denominazione comunale d’origine (De.Co).

«L’amministrazione ha voluto trovare degli strumenti per valorizzare questi prodotti. – ha spiegato l’assessore alle Attività Produttive Paolo Balloni, in una conferenza stampa indetta per la mattina di mercoledì 5 maggio – Con l’inserimento del limone massese nei prodotti De.co, esso viene recepito anche nel regolamente della valorizzazione dei luoghi del commercio. Nel regolamento, infatti, sono assegnati premi per chi usa questo tipo di prodotti e il loro utilizzo diviene centrale anche nell’assegnazione di nuovi spazi destinati all’apertura di luoghi per somministrazione di bevande e cibarie. Sono contento che si sia creata una dinamica costruttiva».

Alla conferenza, oltre a Paolo Balloni e Andrea Cella, vice-sindaco con delega al Turismo, era presente anche Oscar Tintori, a rappresentanza della sua azienda, rinomata in tutto il mondo per gli agrumi prodotti, con la quale si è instaurato un rapporto di collaborazione. Perchè, come raccontato da Aldo Fiorentini dell’associazione culturale di Castagnetola, la cura dei limoni massesi è rimasta in mano, principalmente, allo sforzo di pochi volenterosi appassionati della cultura locale. Gli stessi, fra cui Fiorentini, che ogni anno nella prima settimana di luglio organizzavano la festa del limone, un’occasione per far conoscere alla cittadinanza i prodotti della nostra terra. Ma, adesso, l’obiettivo è far sì che questi prodotti non solo continuino ad esistere, ma che possano anche diventare motivo di turismo.

«Siamo contenti di mettere a disposizione le nostre tecniche per delle eventuali produzioni delle piante. – ha dichiarato Tintori in conferenza – Dal 2004 abbiamo dato vita al progetto Hesperidarium, un giardino in cui raccogliamo e mostriamo oltre 200 varietà di agrumi. Da quelli medicei a quelli australiani, passando anche per varietà autoctone italiane. Per questo sono felice della possibilità di studiare il limone massese».

Come dicevamo, i valori nutrizionali degli agrumi massesi furono notati già nei secoli scorsi. Ma gli studi che l’Università di Pisa ha intrapreso nell’ambito del progetto di Interrail “Un mare di agrumi” hanno messo in evidenza una serie di benefici che nessun’altro agrume possiede. Oltre ad essere ricchi di vitamina C, motivo per cui venivano utilizzati per combattere lo scorbuto, i limoni massesi, così come le arance, possono far bene anche da un punto di vista cardiaco e anche alle membrane cerebrali, come evidenziato dalla dottoressa Luisa Pistelli, specializzata nell’ambito della fitochimica, e dalla dottoressa Angela Zinnai, del dipartimento di Agraria dell’Università di Pisa.

«Dobbiamo volgere uno sguardo al futuro, abbiamo in mano dei tesori. – ha detto la dottoressa Zinnai – Noi dell’università abbiamo brevettato delle tecnologie particolari che si sono rivelate molto utili nel mantenimento dei principi attivi degli agrumi, arrivando a sviluppare oli essenziali adatti al mercato internazionale. L’università deve mettere in campo l’innovazione per aiutare la tradizione. Dobbiamo diventare “glocal”, dobbiamo globalizzare la localizzazione».

Uno sguardo al futuro anche quello del vice-sindaco Cella, che ha commentato: «Si sono create delle sinergie importanti che ci permettono di promuovere il nostro limone. Abbiamo in mente di creare eventi su questo tema, c’è una prateri da percorrere e i giovani devono ritrovare la voglia di coltivare queste tradizioni. Il turismo, oggi, si basa sull’esperienza. Per questo è importante valorizzare queste cose. Il turista, quando arriverà qui, avrà l’opportunità di assaggiare un limone che abbiamo solo noi, sotto certi versi migliore di quello siciliano. E lo potrà ritrovare solo qui. Per questo l’amministrazione sta lanciando un appello a tutti quelli interessati per farsi avanti e promuovere le proprie idee al nostro tavolo».