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Idrovora Poveromo, il Consorzio interviene: «Garantire la sicurezza idraulica tutelando ambiente»

Il presidente Ismaele Ridolfi chiede che la Regione inserisca il progetto sotto la procedura di valutazione dell'impatto ambientale: «Serve rigore scientifico, attraverso un percorso trasparente e partecipato dei cittadini»

MASSA – Sono cinque le parole che cita il presidente del Consorzio 1 Toscana Nord Ismaele Ridolfi per affrontare in modo positivo la questione del progetto dell’idrovora di Poveromo. La prima parola è sicurezza dal rischio idraulico: «stiamo infatti parlando di un’area che, – spiega Ridolfi – come sanno bene i cittadini della zona e come dimostrano gli articoli di stampa sul Poveromo degli ultimi 30 anni, è fortemente esposta a frequenti allagamenti e che necessita di essere messa in sicurezza prima possibile. Su questo credo si debba essere tutti d’accordo e da qui occorre partire per trovare le soluzioni tecniche più condivise possibili. Ma le proposte devono essere fondate sul rigore scientifico. Non si possono accettare ipotesi tecniche non suffragate da studi seri e fondati su dati oggettivi. Proposte come quella letta sulla stampa locale, secondo la quale la soluzione degli allagamenti dell’area di Poveromo sarebbe una piccola pompa mobile, devono essere supportate da studi che ne comprovano l’efficacia: cioè che risolvano davvero i problemi di allagamenti della gente di Poveromo. Senza rigore scientifico non esistono i presupposti per un confronto utile a trovare soluzioni condivise».

«A questo proposito, il Consorzio 1 Toscana Nord respinge ogni illazione rispetto alle presunte incompetenze dei tecnici del consorzio che invece stanno lavorando con serietà e grande professionalità. Una competenza riconosciuta pubblicamente anche dall’ingegner Carlo Milani al quale va il mio personale pubblico ringraziamento. – continua Ridolfi – Concordo con le associazioni ambientaliste, i comitati ed i cittadini preoccupati che chiedono percorsi di partecipazione perché è attraverso un processo inclusivo con chiunque manifesti interesse a esprimere le proprie considerazioni con idee proprie e/o critiche motivate, che si possono trovare le migliori soluzioni».

«Il Consorzio 1 Toscana Nord è, inoltre, – aggiunge Ridolfi – disponibile ad illustrare il progetto a chiunque lo richieda (ovviamente su appuntamento e a piccoli gruppi di persone nel rispetto delle norme anti-Covid). L’indirizzo mail per prenotare l’appuntamento è: antonio.difonzo@cbtoscananord.it tel. 058398241. Ovviamente il Consorzio 1 Toscana Nord è disponibile a rispondere alle domande tecniche dei cittadini, in quanto Ente attuatore le scelte politiche non gli competono. In merito alla trasparenza il consorzio vuole essere una casa di vetro perché i suoi proprietari sono proprio i consorziati. Vorrei ricordare a chi parla di poca trasparenza che è stato proprio il consorzio ad annunciare pubblicamente la progettazione dell’opera, che l’ha presentata agli organi istituzionali del comune di Massa, che sul progetto tale opera tutti gli Enti si sono già pronunciati positivamente nella prima conferenza dei servizi, che per vedere il progetto basta accedere al link della Regione Toscana https://www.regione.toscana.it/-/verifica-di-assoggettabilita e che basta chiedere un appuntamento ai tecnici del consorzio per avere l’illustrazione del progetto. Ma l’impegno prioritario del consorzio è quello di saper assicurare la sicurezza idraulica nel pieno rispetto dell’ambiente. Per questo le domande che arrivano dai cittadini, dalle associazioni ambientaliste, dagli amministratori, preoccupati dell’impatto che l’opera può avere sull’ambiente circostante, devono trovare risposte scientifiche e certe. Per questo, come Consorzio 1 Toscana Nord, abbiamo chiesto alla Regione Toscana che sul progetto sia attivata la procedura di Valutazione dell’Impatto Ambientale».

Il Pri: «Soluzione totalmente inadeguata a risolvere le criticità idrauliche»
«Una soluzione assolutamente inadeguata a risolvere le reali criticità idrauliche del territorio». Così la sezione ‘Mazzini’ di Massa del Partito Repubblicano è intervenuta a proposito dei lavori di sistemazione idraulica. «Il Fosso Poveromo – ricordano dal partito – nello stato attuale, non consente il deflusso della portata con tempo di ritorno di 200 anni e in parte anche di 30 anni, come risulta dallo studio idraulico redatto a supporto del Piano Strutturale del Comune di Massa, solo per un tratto di monte dell’asta idrica che però non risulta ricompresa nell’area di progetto. Dalla lettura delle mappe idrauliche appare infatti chiaro che, nel tratto interessato dalle opere di progetto, il corso d’acqua risulta essere già in sicurezza idraulica per eventi con TR=200 anni».

«Occorre inoltre ricordare – proseguono dal Partito Repubblicano – che le criticità idrauliche dell’abitato di Ronchi-Poveromo, limitrofo al corso d’acqua in questione, derivano dai già sopra menzionati tratti tombati posti a monte della zona di intervento che limitano il naturale deflusso delle acque e che tale criticità va ad aggiungersi ad una
problematica di ristagno delle acque meteoriche causata dalla morfologia retrodunale della zona di Ronchi
Poveromo maggiorata dal fatto che è priva di una rete idrica di drenaggio, opera strutturale fondamentale
soprattutto per gli eventi meteorici intensi che si verificano ormai spesso, che risolverebbero le problematiche di ristagno. Proprio a tal fine fu fatto nel 2015 uno studio definitivo/esecutivo da parte del Comune di Massa per risolvere le reali problematiche del caso (e fu oggetto di revisione da parte degli organi competenti della
Regione Toscana nel 2016). Tale progetto prevedeva la risistemazione del Fosso Poveromo sulla base di studi idraulici a corredo del PS e del RU, con stombature e adeguamenti delle sezioni idrauliche senza stravolgere l’attuale corso d’acqua, ma soprattutto prevedeva una nuova rete di drenaggio acque in corrispondenza di alcune viabilità
dell’area Ronchi-Poveromo (rete limitata per la disponibilità economica prevista in i 2.5 milioni di euro
(aggiungendo altre strade si arriva facilmente a 5 milioni)».

«Per queste ragioni – chiudono dal Pri – si ritiene che un idrovora delle dimensioni come da progetto sia non solo sovradimensionata rispetto ai volumi in questione, ma anche -e soprattutto- costituisca una “soluzione” assolutamente inadeguata a risolvere le reali criticità idrauliche del territorio. Il progetto non ripristina i tratti di monte gravati da deficit di deflusso. Gli ingenti fondi necessari a tale inutile e dannoso lavoro proposto, potrebbero essere assai più utilmente destinati all’area del sistema del reticolo fosso Fescione – Fosso del Sale bonificando l’area della Buca degli Sforza quale cassa di laminazione naturale di tale sistema idrico».