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Il Dente del Gigante, le Bore del Sagro e il Rifugio Pisano. Le Apuane tra misteri e segreti

Nel nuovo episodio della rubrica in colaborazione con il fotografo Mauro Simoncini vi portiamo ai piedi della Gengiva di Navola, per parlare del terribile incendio che ha devastato la zona lo scorso 24 aprile e per raccontarvi la storia del Rifugio "Giovanni", ormai ridutto a un cumulo di macerie

MASSA-CARRARA – L’incendio dello scorso 24 aprile nei pressi di Foce di Navola e Foce di Vinca (QUI la notizia) ha subito fatto scattare l’allarme. Con la bella stagione che si avvicina, il rischio che episodi come questi possano ripetersi è molto alto. Basta veramente poco per compiere un disastro. Un mozzicone di sigaretta, un fuoco per la brace che si allarga dopo una folata di vento ed è subito tempo per i Canadair di alzarsi e iniziare i viaggi dal mare per controllare le fiamme che si alimentano della sempre più secca vegetazione apuana. Ed è, molto probabilmente, quello che è successo a Navola: un incendio colposo, scatenato da una disattenzione di qualche escursionista che approfittava del bel tempo per concedersi un pomeriggio tra il bellissimo panorama che la Foce di Navola offre a chi riesce a battere la fatica ed arrivare fino lì.

Molto difficile che l’incendio sia stato causato da qualche pastore, proprio perché è estremamente raro, se non impossibile, che i pascoli si spingano fino a quel punto. Per arrivare a Foce di Navola, infatti, il percorso da compiere è molto lungo e stancante. Tra i possibili sentieri da imboccare, il più frequentato ed usato per raggiungere Navola è sicuramente il numero 37, che dalla località Mozziconi a Forno arriva fino in Val Serenaia, al Rifugio Donegani, ai piedi della vetta più alta delle Apuane: il Monte Pisanino. Lungo questo sentiero, a 1291 metri sul livello del mare si trova Foce di Navola, che fra le altre cose segna la fine della zona di competenza della sezione del Cai di Massa, intitolata ad Elso Biagi. Due ore di cammino, per gambe allenate, sembrano poter escludere anche la possibilità che l’incendio sia stato causato da qualche pic-nic proibito. Ricordiamo, infatti, che fin dai pratoni del Vergheto, tutta l’area fa parte del Parco delle Alpi Apuane ed è quindi severamente proibito accendere qualsiasi tipo di fuoco. Ma al di là delle cause che hanno portato al propagarsi dell’incendio, i danni causati dalle fiamme hanno coinvolto una buona parte del sentiero 37 di cui vi abbiamo parlato. E il panorama ai piedi della Gengiva di Navola, o Dente del Gigante, immortalata nello scatto di Mauro Simoncini, non sarà più lo stesso per un po’.

Picco di Navola, Monte Rasori e Monte Grondilice

ISO 200 1/640 s f6.3 16mm
Il Dente del Gigante è una vetta non molto frequentata e raggiungibile attraverso tracce poco visibili. Da una parte il mare e dall’altra il monte Rasori e il Grondilice. La fortuna di quella mattina fu un cielo particolarmente collaborativo in termini fotografici che mi ripagò ampiamente della fatica fatta. Di Mauro Simoncini.

Da Picco di Navola, su cui staglia la Gengiva, chiamata così per la sua imponente parete nuda con, alla base, una cengia erbosa, è possibile ammirare un panorama che va dal vicino Monte Rasori, al Monte Grondilice, al mare, fino alle cave delle Bore del Sagro, ormai abbandonate da tempo, di cui è ancora visibile la macchia bianca. Infatti, dal versante sud-est del monte di Aronte (ve ne abbiamo parlato qui), ogni giorno, i lavoratori percorrevano una vecchia via di cava, ancora utilizzabile, che li avrebbe portati fino alle Capanne di Navola, vecchie case che essi utilizzavano per il pernottamento.

Interessante è la storia di questi ruderi, tutt’oggi presenti, anche da un punto di vista alpinistico. Nel 1929, infatti, la sezione di Pisa del Club Alpino Italiano, aveva scelto a Foce di Navola la zona in cui costruire la loro base sulle Alpi Apuane. A 950 metri di altezza, proprio nei pressi delle capanne di cui prima, nel 1929 venne inaugurato il rifugio “Giovanni“, di proprietà del Cai di Pisa e utilizzato per la risalita dal versante est del Monte Sagro, passando proprio per il canale delle Bore. Questa struttura subì degli importanti danni durante la seconda guerra mondiale e, nonostante il tentativo di rivitalizzarla con il nome di rifugio “Pisano“, venne piano piano abbandonata, con gli alpinisti che avevano trovato sentieri più semplici per salire sulle vette vicine. Fu saccheggiato e lasciato in uno stato di abbandono prima che una frana lo riducesse ad un cumulo di macerie, ancora presenti e raggiungibili per tracce di sentiero dalla Casa dei Pisani, sul sentiero 38. Per diversi anni, il gestore di quella struttura fu Elso Biagi, la figura storica dell’alpinismo locale a cui è stata intitolata, come accennato prima, la sezione massese del club.

Etimologicamente parlando, il nome Navola sembra derivare dalla voce mediterranea *naba, *nava dal significato di vallone, o altipiano prativo, riprendendo il paesaggio della zona. Come sempre dal caratteristico paesaggio delle sue taglienti pendici è stato ripreso il nome del vicino Monte Rasori, dal latino rasorium.

Tornando all’attualità, invece, c’era molta preoccupazione, lo scorso 24 aprile, per l’incendio che si temeva potesse raggiungere anche la vicina foresta del Garnerone, nella sezione del Cai di Carrara, piantata artificialmente vicino alla capanna omonima, sempre di proprietà della sezione di Carrara, che resiste dal lontano 1963 e che offre, con i suoi 18 posti letto, riparo agli escursionisti che da lì possono raggiungere alcune delle vette più importanti fra cui il Pizzo di Uccello, il Monte Grondilice e il Monte Sagro stesso. L’immenso lavoro dei Canadair ha evitato questa eventualità, salvando ettari di vegetazione. Ma è sempre bene ricordare che, a differenza delle vecchie credenze di pastori e abitanti della montagna, il fuoco non purifica e, anzi, distrugge, senza possibilità di tornare indietro. Le temperature calde favoriscono questi fenomeni, così come favoriscono, con il bel tempo, l’escursionismo sulle Apuane. Motivo per cui è sempre bene ricordare di portare con sè, oltre agli scarponcini da montagna, anche tanta attenzione. Da una piccola scintilla può arrivare un incendio in grado di devastare le sempre bellissime pendici Apuane.