Quantcast
LiguriaNews Genova24 Voce del Tigullio Città della Spezia Voce Apuana

«Poveromo, no alla messa in sicurezza col cemento». Le associazioni chiedono un processo partecipativo

Legambiente, Italia Nostra e l'associazione Amici di Ronchi e Poveromo con i rispettivi presidenti (Francesco Rossi, Bruno Giampaoli e Silvia Carandini) hanno scritto al Garante dell'informazione e della partecipazione della Regione Toscana

MARINA DI MASSA – Fa discutere la prossima realizzazione di un’idrovora nei pressi della spiaggia libera di Poveromo, con tanto di allargamento del fosso (ne abbiamo parlato qui). Sul caso intervengono le associazioni ambientaliste, Legambiente e Italia Nostra, e l’associazione Amici di Ronchi e Poveromo che, con i rispettivi presidenti (Francesco Rossi, Bruno Giampaoli e Silvia Carandini) scrivono al Garante dell’informazione e della partecipazione della Regione Toscana, Francesca De Santis, per chiedere un processo partecipativo. La missiva è stata inviata per conoscenza anche al sindaco di Massa, Francesco Persiani, e al Consorzio di Bonifica Toscana Nord 1.

LA LETTERA
Le sottoscritte associazioni Amici di Ronchi e Poveromo, ITALIA NOSTRA Massa Montignoso, Legambiente Massa e Montignoso chiedono un processo partecipativo volto alla conoscenza del progetto di allargamento del fosso di Poveromo (Massa).  Il progetto partito nel 2018, stando alla scarna documentazione inviata agli espropriandi del I lotto, allo scopo di eliminare una presunta pericolosità da alluvione fluviale, è stato consegnato al Consorzio di Bonifica Toscana Nord solo il 10/2/2021.  Dalle lettere di esproprio ai proprietari interessati dall’allargamento, leggiamo che oggi il fosso è largo da m 1,5 a m 2,5 e sarà portato a 8 metri con evidente alterazione paesaggistica.

 L’onere per la collettività è di ben 5 milioni di euro limitatamente al tratto ridottissimo da via delle Macchie al mare, che vede l’allargamento monstre del fosso e il posizionamento di una mega idrovora.  Abbiamo appreso che per il secondo intervento, presumiamo da via delle Macchie a via Stradella, è prevista una variante urbanistica da osservare entro il 24 aprile, ma i progetti sia del primo tratto sia di questo secondo non sono nel sito del Comune e neppure nel sito del Consorzio di Bonifica. Poiché non si sono mai verificate fuoriuscite del fosso: tutta la zona risulta non a caso classificata “a pericolosità alluvionale bassa”, con l’eccezione dell’asta del fosso, dato che questa opera sconvolge un assetto naturale di rilievo tanto che la zona ha un suo vincolo paesaggistico specifico dal 1960 ed è normata dal PIT.  Chiediamo un processo partecipato perché i residenti e gli espropriati, oltre al resto della cittadinanza possano essere messi a conoscenza del progetto nel suo complesso fare le dovute osservazioni.

Legambiente: «No alla messa in sicurezza con la cementificazione»
«La messa in sicurezza idraulica dei territori e, in modo particolare del nostro, conosce un solo sistema: quello della cementificazione. Lo è per il fiume Frigido, lo è sul torrente Carrione, lo è sul fosso Poveromo. Per questo ultimo fosso, il Consorzio di Bonifica Toscana Nord ha ottenuto un finanziamento di 5 milioni di euro per “inscatolare” l’alveo nei tratti finali. Il tutto – scrive la sezione di Massa e Montignoso di Legambiente – in cemento armato con gli argini rialzati ma… “le sponde dell’argine saranno rivestite fino all’altezza di 1,04 metri di mattoncini a faccia vista”. Non solo: ci sarà un impianto idrovoro fisso che porterà via 12mila litri di acqua al secondo, cioè 12 metri cubi al secondo. Ci sembrano previsioni apocalittiche. Il Consorzio nello spiegare uno dei problemi del fosso Poveromo dice che “oltre alla attuale portata del canale non più adeguata alle esigenze del territorio, è sempre stata l’incapacità di deflusso in mare per via della duna sabbiosa che si forma alla foce a causa del moto ondoso”. Noi pensiamo che sia il territorio ad essere non più adeguato alle caratteristiche di quel fosso. E se si deve aumentare la sua portata, forse bastano interventi sostenibili di tipo ambientale».

«Continuando a trattare il territorio in questo modo, cementificandolo, distruggendo quel poco di naturalità che rimane ancora, togliendo permeabilità ai terreni, probabilmente i tempi di distruzione ambientale si accorciano. Diciamolo chiaramente, il Poveromo non ha mai creato enormi problemi di allagamento. Noi crediamo che sia il Consorzio, sia la Regione Toscana e gli enti territoriali, debbano riprendere un approccio diverso nell’affrontare le problematiche di rischio idraulico. Va, laddove distrutto o tombato, ricostruito il reticolo idraulico minore, occorre ridare spazio ai torrenti e ai fossi, agire con la realizzazione di zone esondabili, mantenere maggiormente la presenza di aree agricole e di tutela ambientale. In questo modo si garantisce maggiore sicurezza, migliore mantenimento della naturalità e della biodiversità presente e importante. E con costi notevolmente più contenuti. Il direttivo del Circolo di Legambiente Massa Montignoso ritiene che questo progetto vada rivisto, che ci sia concertazione con i cittadini e con le realtà associative; chiediamo che si prepari un progetto complessivo di gestione idraulica delle zone di pianura attraverso interventi che vadano nel senso della transizione ecologica, visto che è una delle priorità delle scelte future dei governi e dell’intera Europa».