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«Ristoranti aperti fino alle 23. E il settore eventi deve ripartire»: ecco le proposte di Cna

I vertici dell'associazione hanno incontrato il presidente della commissione parlamentare X. Chiesta la convocazione di un tavolo nazionale

MASSA-CARRARA – Turismo, ristorazione, eventi e tutta la filiera agroalimentare sono i settori che più hanno sofferto in questo anno di pandemia con perdite di fatturato fino al 90%. A certificarlo è ancora una volta Cna che, in un incontro in videoconferenza con il presidente della commissione X (attività produttive, turismo e commercio), Martina Nardi, ha rilanciato insieme ad una serie di proposte per le riaperture in sicurezza anche il clima di grande preoccupazioni per il futuro. All’incontro, per la provincia di Massa-Carrara, hanno partecipato il presidente provinciale, Paolo Bedini ed il Presidente di Cna Agroalimentare, Andrea Borghini. Presenti Gabriele Rotini (Segretario Cna Nazionale comparto Agroalimentare), Luca Tonini (Presidente Cna Toscana), Roberto Rappuoli (Presidente Cna Toscana Agroalimentare), Alessandro Farisei (Responsabile Area Sindacale Cna Toscana) e Nicola Tosi (Direttore Cna Toscana).

“Riapriamo in sicurezza, con protocolli rigidi, ma riapriamo il prima possibile. La situazione è disastrosa. – spiega Borghini – Ci sono interi settori sul lastrico per cui fa molta differenza poter riaprire, se anche parzialmente, tra un mese o una settimana. Il clima è di esasperazione ma anche di grande ottimismo perché riaprire significa rimettere in moto la locomotiva del turismo e dei consumi. Il tempo è scaduto”.

Nell’incontro con la Nardi, Cna ha chiesto poche semplici azioni per riaccendere la luce sul futuro delle imprese artigiani e di tante piccole attività che in provincia di Massa-Carrara come ristoranti, bar, pasticcerie ma anche tutto il settore degli eventi e del wedding. “Al Presidente Nardi, che ringrazio per la sua disponibilità e la sua attenzione, – spiega Borghini – abbiamo illustrato le nostre proposte. Proposte crediamo di buon senso, concrete che arrivano da chi in questo momento ha un’impresa che non può aprire. E’ necessario riaprire subito in sicurezza allungando l’orario anche alla fascia serale, in particolare per i ristoranti nelle zona gialle fino alle 23 con prenotazione obbligatoria e vincolo del consumo al tavolo, definendo rapidamente una road map per far ripartire il settore eventi che rischia di veder andare in fumo quasi due anni di fatturato”.

In questo senso Cna ha confermato la piena disponibilità “a mantenere i limiti già sperimentati la scorsa estate” introducendo anche “la tracciabilità sanitaria attraverso la tessera sanitaria come strumento di identificazione al momento dell’ingresso presso un ristorante o un evento”.

Tra i settori che da un anno sono completamente paralizzati c’è quello degli eventi, collegato all’impossibilità di celebrare ed organizzare cerimonie civili e religiose. Cna ha proposto di informare le autorità competenti almeno sette giorni prima della cerimonia, predisponendo l’elenco degli invitati, assicurando il distanziamento di almeno un metro e mezzo tra gli ospiti ed divieto dell’attività di ballo.

Poi c’è il capitolo ristori che la principale associazione degli artigiani considera “non sufficienti” pur condividendo l’impostazione: “occorre fare un’analisi attenta dei costi fissi, azienda per azienda e provvedere con ristori adeguati. Quali sono i costi fissi che un imprenditore della ristorazione deve sostenere a prescindere dallo svolgimento della sua attività? Quale dovrebbe essere il minimo sindacale che dovrebbe spettare ad ogni imprenditore per far “vivere” la propria famiglia? A queste domande siamo disponibili come associazione a contribuire per delle risposte giuste e dignitose”.

L’interruzione delle attività ristorative ha un effetto a cascata sui flussi dei pagamenti delle forniture all’interno della filiera agroalimentare. Viticoltori, caseifici, pastifici, birrifici, liquorifici, cioccolaterie stanno registrando inevitabilmente insoluti dai ristoranti loro storici clienti che difficilmente potranno essere recuperati. “Sarebbe indispensabile standardizzare una certificazione del credito al 31 dicembre 2020 e facilitare il pagamento dei fornitori permettendo ai ristoranti di detrarre dalle tasse almeno il 50% dei debiti sanati. Se ad esempio un ristorante ha debiti certificati al 31 dicembre con i suoi storici fornitori per 50.000 euro e gradualmente, dopo la riapertura, inizia a pagarli, alla fine avrà un credito d’imposta pari ad almeno 25.000 euro. Questa azione potrebbe garantire un riequilibrio sano e graduale tra i 3 soggetti interessati (cliente, fornitore, fisco) evitando di interrompere filiere cliente-fornitore storiche nell’interesse anche del “fisco” che in caso di fallimento delle società perderebbe ogni importo pregresso”.

Cna ha proposto l’introduzione del credito d’imposta per i privati che usufruiscono di servizi turistici e ristorativi pari ad una piccola quota del 10% di quanto pagato. “Anche questo meccanismo – spiega ancora Borghini – sarebbe attuabile con un semplice lettore di tessera sanitario collegato ad un sistema gestionale nazionale come si fa quando vogliamo detrarre delle spese effettuate in farmacia”. Infine la proposta di costituire un comitato di crisi a livello nazionale composto da più soggetti tra cui Inps, Inail, sindacati.