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Virus e lockdown: reparti psichiatrici pieni, ma alla salute mentale chi pensa?

La psicologa-psicoterapeuta Aldina Cucurnia: «Se la prima ondata è passata lasciando strascichi più in alcune persone e meno in altre, queste ultime chiusure che stiamo vivendo, le zone rosse, le restrizioni, la didattica a distanza, eccetera, hanno messo a dura prova anche chi aveva passato la prima ondata relativamente indenne»

MASSA-CARRARA – È ormai più di un anno che ogni giorno ci confrontiamo con le statistiche: numero di contagi, numero di tamponi, decessi, ricoveri, tutte relative al Covid-19, mentre proprio pochi giorni fa sull’articolo pubblicato dalla Voce Apuana, abbiamo letto quelli che sono i dati sconcertanti portati dal dottor Angelo Cerù, il quale ci ha riferito che ormai il reparto di psichiatria del Noa è saturo (QUI l’articolo). Questo dato purtroppo non sorprende più di tanto gli addetti ai lavori; se la prima ondata (marzo-maggio 2020) è passata lasciando strascichi più in alcune persone e meno in altre, queste ultime chiusure che stiamo vivendo, le zone rosse, le restrizioni, la didattica a distanza, eccetera, hanno messo a dura prova anche chi aveva passato la prima ondata relativamente indenne.

Ai problemi più semplici, se vogliamo, di alterazione del ritmo sonno-veglia, appetito, aumento del peso, irritabilità, nervosismo, conflitti, isolamento sociale, che la quarantena, e la convivenza forzata hanno creato, si aggiungono ora sintomatologie psicologiche e psichiatriche molto più gravi, ansia, disturbi di panico, disturbo post traumatico da stress fino ad arrivare a veri e propri esordi psicotici che colpiscono già le fasce più giovani d’età. In varie ricerche che sono state condotte nell’ultimo anno i soggetti più o meno in maniera omogenea sul nostro territorio riportavano sintomi legati all’ansia, alla depressione, alle modifiche del sonno, per non parlare di quelle persone che hanno avuto il Covid-19 e quindi si trovano a dover fare i conti con le conseguenze che una malattia di questo tipo lascia, e chi ha subìto lutti, senza magari poter salutare un’ultima volta il proprio caro.

Dobbiamo inoltre contare il grande impatto che questa pandemia sta avendo sui giovani, sui nostri figli, a partire dal tempo che è stato loro negato relativamente al gioco; alla socialità con i compagni; al confronto con i pari, utilissimo per la crescita; lo sport che non possono praticare, fonte di ricarica fisica e mentale, un modo di gestione dello stress; il passare tantissimo tempo da soli, davanti a un computer che a lungo termine aumenta stanchezza, difficoltà di concentrazione. Coloro i quali avevano problemi di timidezza, introversione, si sono rinchiusi e ritirati in loro stessi ancor di più, trovando in casa un posto al sicuro.

Purtroppo quando sentiamo parlare di Covid-19 ci si riferisce a esso come a un problema di salute, economico, ma quello che forse si rifletterà più a lungo tempo sulla popolazione è un problema di salute mentale, psicologica, poiché i servizi pubblici presenti sul territorio sono pieni, non riescono a soddisfare nell’immediato le richieste di aiuto. Se l’alternativa potrebbe essere quella di rivolgersi ai professionisti privati, questo non è per tutti possibile. Fa molta rabbia pensare che psicologi e psicoterapeuti, di cui ultimamente c’è molta richiesta, purtroppo vengono additati per primi dal nostro governo come “furbetti del vaccino” che si sono appropriati di dosi che dovevano andare agli anziani, ai malati fragili, ai soggetti vulnerabili, senza contare che è stato lo stesso presidente del Consiglio a firmare il D.L n° 44 del 1° aprile 2021 che li “obbliga come esercenti di professioni sanitarie” a vaccinarsi pena la sospensione dal lavoro e dall’ordine professionale, e che gli stessi psicologi lavorano a fianco di malati oncologici, in reparti ospedalieri, nelle Rsa, a contatto con persone fragili e vulnerabili.

Sfortunatamente siamo di fronte a una “psicopandemia”.

(*) Psicologa-psicoterapeuta