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«Aperture serali e protocolli rigidi: ora la ristorazione deve ripartire»

Le confederazioni dell'artigianato, Cna, Confartigianato e Casartigiani, tornano a sollecitare Governo e Comitato Tecnico Scientifico

MASSA-CARRARA – Le confederazioni dell’artigianato, Cna, Confartigianato e Casartigiani, da tempo sollecitano Governo e il Comitato Tecnico Scientifico a consentire la riapertura in sicurezza delle attività di ristorazione. I presidenti di Cna agroalimentare Andrea Borghini e di Confartigianato Alimentare Gabriele Giovanelli condividono in pieno le proposte al Governo presentate dalle associazioni. “Da una parte è evidente che non si può imputare a bar e ristoranti e alla ristorazione in genere la trasmissione del virus – sostengono -, che è rimasta a livelli particolarmente elevati anche da prima di Natale, da quando queste attività sono praticamente chiuse: dopo un anno siamo ancora nella stessa situazione, con l’aggravante che nel frattempo i sostegni per il settore sono stati del tutto inadeguati a compensare le perdite subite e il blocco dei licenziamenti nasconde una realtà ben più amare che purtroppo costringerà le imprese che non ce la faranno a chiudere”.

Le associazioni chiedono con fermezza che venga fatto “ogni sforzo affinché non sia raggiunto il punto di non ritorno”. “Altri mesi di chiusure – continuano -, senza alcuna certezza per il futuro, andrebbero a infliggere un nuovo e ancor più doloroso colpo al settore della ristorazione. L’unica possibilità per poter aprire in sicurezza è accelerare la vaccinazione della popolazione e successivamente prestare particolare attenzione agli addetti delle categorie economiche come la ristorazione. Riteniamo, come associazioni, che alla luce dell’avviata campagna di vaccinazione sarebbe fondamentale consentire ai ristoranti ubicati nelle cosiddette “zone gialle”, capaci di documentare la rigida osservanza delle misure imposte dalla normativa, di poter riprendere la propria attività anche durante le ore serali”.

“Ricordiamo – affermano dalle confederazioni dell’artigianato – che le aperture a intermittenza costituiscono un ostacolo per l’ordinaria pianificazione del lavoro, che si struttura sull’acquisto e la trasformazione di prodotti che per loro natura presentano carattere di deperibilità. Le attività di ristorazione potenziati i canoni anti-contagio, equipaggiati gli spazi interni e conferita la formazione al personale, hanno immagazzinato la giusta esperienza, collaudando un modello di lavoro estremamente virtuoso. Conseguentemente è innegabile che le suddette attività siamo preparate a svolgere i servizi in sicurezza e una fascia temporale più ampia”.

Le proposte delle associazioni sono chiare: apertura dalle 5 del mattino alle 23 della sera, obbligo di prenotazione, raccolta delle informazioni dei clienti: nome, cognome e numero di telefono di chi prenota il tavolo, numero di persone ammesso e la dichiarazione circa lo stato di convivenza dei commensali. Ai tavoli non più di 4 persone e se conviventi massimo 8. Tutta la documentazione dovrà essere conservata dall’esercizio per i 14 giorni successivi.

Le associazioni richiamano anche l’attenzione sullo svolgimento delle cerimonie e degli eventi, altro pezzo fondamentale dell’economia. “Qui occorre ragionare e provvedere alla modifica del Dpcm che riporta il “divieto di feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose”. E’ necessario distinguere tra feste (che fanno capo a persone fisiche che non si riferiscono a un’azienda che organizza l’attività e non fanno riferimento a nessun protocollo) e cerimonie (che sono un’attività organizzata, che deve sottostare ai protocolli previsti per il settore. La sicurezza è garantita da un’impresa che organizza e gestisce l’evento. Alla luce di tutto questo Cna Agroalimentare e Confartigianato Alimentare, tramite i rispettivi presidenti provinciali del settore Andrea Borghini e Gabriele Giovannelli invitano il Governo e soprattutto i parlamentari della nostra provincia di farsi carico delle richieste delle Associazioni valutando positivamente le misure predisposte e tenendo conto che il settore della ristorazione è giunto al limite, ulteriori divieti causeranno danni irreparabili, con  la perdita di posti di lavoro e la chiusura delle attività”.

“Fermo restando quanto richiesto – concludono da Confartigianato, Cna e Casartigiani – le scriventi Associazioni richiedono agli organi compenti di aumentare i controlli nei confronti di coloro che non rispettano la vigenti misure previste per il contenimento della diffusione dell’epidemia da Covid-19, affinché i gravosi sacrifici sino ad oggi sopportati dalle imprese della ristorazione non siano resi vani”.