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Al Noa reparto pieno. Quello di psichiatria: Covid e chiusure aumentano rabbia e disperazione tra gli apuani

L'allarme del primario, Angelo Cerù: «Seconda ondata travolgente, stiamo vivendo una situazione eccezionale. Tutto nasce dall'ansia per il futuro. Tra i giovani aumentano l'autolesionismo e le risse»

MASSA – Prima l’ansia e la paura, poi la rabbia e lo sconforto. I dubbi su un futuro sempre più incerto, che spesso sfociano nella disperazione. Dietro l’emergenza Coronavirus, si nasconde un’altra emergenza. È stata innescata dal virus stesso, ma fa un po’ meno rumore dei numeri che si leggono nei bollettini covid. All’Ospedale Apuane, questa seconda emergenza, è certificata da un dato: la saturazione, quasi completa, del reparto di psichiatria. La richiesta di intervento è aumentata esponenzialmente con la seconda ondata e arriva da chiunque: giovani, adulti, anziani. Perché il disagio è diffuso, e non ha età. A parlarne, contattato dalla Voce Apuana, è il direttore del reparto di psichiatria del Noa, Angelo Cerù.

Dottore, com’è la situazione nel suo reparto in questo momento?
“Innanzitutto è bene precisare che durante la prima ondata c’è stato un crollo netto dei ricoveri. Il reparto era semi-vuoto e la richiesta di urgenze molto limitata. Cosa che non ci aspettavamo, perché si pensava che le chiusure potessero subito portare a comportamenti autolesivi, tensione e rabbia. In realtà non ci sono state situazioni di urgenza tali da richiedere il ricovero. A livello territoriale, poi, abbiamo avuto la fortuna che con il nostro tipo di organizzazione, da sempre mirata al domicilio, siamo riusciti a potenziare l’assistenza domiciliare per i pazienti più complessi, mentre venivano chiusi tanti servizi come i come centri diurni e le attività riabilitative. Il discorso è totalmente diverso per questa seconda ondata: è evidente che sta aumentando il disagio in tutte le fasce di età. Adesso la richiesta di intervento è forte, e il reparto praticamente pieno. C’è stata anche una ripresa del problema dell’abuso di sostanze, con casi di intossicazione acuta che erano quasi spariti durante la prima ondata. E stiamo assistendo anche a diversi tentativi di suicidio”.

Qual è la principale causa di tutti questi problemi, in un periodo come quello che stiamo vivendo?
“Nelle persone c’è stanchezza, rabbia e desolazione. Di solito, in questo periodo dell’anno, si pensa già all’estate. Adesso invece ci si sente persi. È proprio questo l’aspetto che fa la differenza, la perdita di programmazione di un futuro. Tutti si chiedono: “quando finirà tutto questo?”, ed è tremendo non sapere la risposta. E non sottovalutiamo l’aspetto economico: la pandemia ha aggravato la situazione di una realtà, quella apuana, che aveva già problemi sul fronte economico. Tutto questo ha provocato un’ansia diffusa, forte e generalizzata che sta aumentando la rabbia e portando a comportamenti o autolesionisti, o di maggiore aggressione verso gli altri. Stanno aumentando, ad esempio, anche le liti in famiglia. In più iniziano a esserci anche disturbi post traumatici sia nelle persone che hanno avuto il virus nella forma grave, sia in quei famigliari che hanno perso i loro cari”.

Come stanno reagendo i giovani a questa emergenza?
“Loro manifestano ansia e disturbi comportamentali. Abbastanza diffuso è il fenomeno del “self cutting”, ovvero il provocarsi micro-tagli sul corpo. La famosa teoria del “dolore scaccia dolore”. Poi ci sono episodi di violenza, come le risse, che hanno radici in un preciso disagio. Il problema nei giovani, infatti, non è soltanto la didattica a distanza, ma la mancanza di confronto e di socialità. E anche dello sport. Non c’è più una fase in cui uno può rilassarsi e  stemperare le tensioni, e tutto questo porta ad ansia, rabbia e comportamenti successivi. Soprattutto, poi, nel ragazzino adolescente, la cui inibizione non è quella dell’adulto, e la cui capacità di critica è più ridotta. Da adolescenti, in fondo, siamo tutti più impulsivi”.

E poi ci sono gli anziani, le prime vittime del virus. Loro come stanno affrontando questo momento?
“Paradossalmente, adesso, gli anziani sono quelli che la stanno vivendo meglio. Con la campagna vaccinale si sentono più rassicurati e tutelati, vedono la luce in fondo al tunnel. Nella prima ondata, invece, abbiamo avuto due tentativi di suicidio di anziani, cosa che in questa seconda fase, non abbiamo registrato. La fascia di età più a rischio, in questo momento, è quella produttiva, dai 40 ai 60 anni”.

Come sta gestendo la sanità territoriale questo disagio diffuso?
“Direi bene. La presa in carico globale dei nostri pazienti ci permette spesso di gestire le situazioni di scompenso a livello ambulatoriale e domiciliare. A questo proposito vorrei ringraziare la dottoressa Monica Guglielmi, responsabile della zona distretto delle Apuane dell’Asl Toscana nord ovest, per la sua disponibilità e per il suo prezioso lavoro”.

Dall’altra parte, però, a livello ospedaliero, c’è un reparto di psichiatria praticamente saturo.
“Sì, l’emergenza c’è. La richiesta di intervento è forte ed è frutto di una situazione assolutamente eccezionale, mai vissuta prima. Le difficoltà ci sono, anche perché, riducendo sempre più i nostri posti letto in favore dei pazienti covid, lavoriamo sempre più in affanno. La psichiatria va potenziata, adesso ne abbiamo bisogno più che mai”.