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Francesco prende il volo: a 23 anni già pilota di linea. «Percorso duro, ma ha vinto la tenacia» foto

Ha studiato per due anni e mezzo in Spagna, dopo la prima licenza ottenuta all'aeroclub di Marina di Massa. L'orgoglio dei genitori: «Tanti sacrifici, ma sono stati ripagati»

CARRARA – Un’infanzia passata con gli occhi al cielo e con i modellini degli aerei in camera. Un sogno “in scala”, custodito per anni fino alla possibilità di trasformarlo in una realtà concreta. Quello del carrarese (residente a Fosdinovo) Francesco Pagani, 23 anni e “fresco” di licenza di pilota di linea, è un percorso fatto di sacrifici. I suoi, e quelli dei genitori Paola e Alfredo, che gli hanno lasciato prendere il volo (e mai metafora fu più azzeccata in questo caso) a soli 20 anni. Era il 2018 e Francesco, terminati gli studi all’Itis Leonardo Da Vinci di Pisa, ha lasciato l’Italia per traferirsi in Spagna e studiare ad una scuola di volo di Leòn, con un bagaglio già importante di cinque anni di teoria su trasporti e logistica (questo l’indirizzo che aveva scelto alle superiori) e di un anno e mezzo di esercitazioni all’Aeroclub di Marina di Massa, dove ha conseguito la prima licenza di pilota privato. A Leòn, Francesco ha iniziato una nuova vita. Due anni e mezzo duri, di studio intenso, lontano da casa e dagli affetti. Una nuova lingua da “masticare” con fluidità (nella scuola di volo si parla solo inglese), una casa da gestire, un pasto preparato tra una sessione di studio e l’altra.

“E’ stata una sfida, che ha richiesto davvero tanta forza di volontà – racconta Francesco – La sveglia fissa alle 7, le mattinate passate “in volo” e i pomeriggi di lezioni di teoria per cinque ore di fila, fino alle nove di sera. Quando non volavo, studiavo. Non c’era tempo per fare altro: niente sfizi, niente passatempi. Serve carattere. Poi, se uno ha un sogno, diventa tutto meno pesante”.

Un vero e proprio addestramento, che per certi versi somiglia un po’ alla vita da militare. Rispetto per le regole, puntualità, ordine, pulizia. E nessuno sgarro. “Uno deve essere consapevole che è non è facile, serve tanta forza psicologica e il coraggio di affrontare tutto questo. Sveglia presto, stress continuo, esami su esami. E devi essere sempre elegante, pulito, preciso e puntuale. Ho avuto istruttori anche molto severi. Uno, una volta, mi ha gridato perché avevo la cravatta fuori posto”.

Tra i sacrifici richiesti da un percorso del genere ci sono sicuramente anche quelli economici. “Ma alla fine sono stati ripagati – raccontano i genitori Paola e Alfredo -. Ha vinto la tenacia di Francesco: lui voleva fare quello e basta. Prima del suo trasferimento siamo andati a vedere la scuola e l’appartamento universitario, e l’ambiente ci è piaciuto molto. Abbiamo conosciuto il direttore della scuola, che rivolgendosi a Francesco ha messo fin da subito le cose in chiaro: «Non venire qua – gli disse – credendo che sia solo un gioco. Vieni sapendo che i tuoi genitori stanno facendo grossi sacrifici, preparati a studiare tanto, e a passare tutti gli esami»”.

“E’ stata dura lasciarlo andare – ammette la madre -. Certo, vedendolo così contento eravamo felici per lui, ma ci è mancato molto. Il suo stress era anche il mio. Ogni volta che aveva un esame, era come dovessi farlo anche io. Non ci dormivo la notte”.

Alla fine, vale sempre quel vecchio detto: “Nulla è impossibile, se ci credi veramente”. A 23 anni, Francesco, è pilota di linea. “Per me volare è qualcosa di naturale – confessa – è come guidare un’auto. E’ una sensazione che ho avuto anche durante il mio primo volo, nonostante l’emozione. E’ qualcosa che si ha dentro, sono istinti innati”.

Il primo pensiero, una volta superato l’esame finale per ottenere la licenza, Francesco lo ha rivolto ai genitori. “Ho pensato molte volte a cosa scrivere in un momento come questo, ma non ho mai trovato le parole giuste – scrive in un post su Facebook – una cosa però è certa; il fatto di essere un orgoglio per le persone che mi hanno sempre sostenuto e permesso di arrivare sin qui. Un grazie non sarà mai abbastanza”. “E voglio ringraziare anche Federico – aggiunge – il mio primo istruttore all’Aeroclub di Marina di Massa. Ma soprattutto, una mia insegnante del liceo scientifico di Sarzana, che una volta mi disse: «Tu, nella tua vita, non combinerai mai niente». Beh, probabilmente si sbagliava”.