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«Prevenire le malattie cardiache è possibile». Il messaggio della dottoressa Bonini in ricordo di Simon

La responsabile del cardioimaging nucleare e vicedirettore della struttura di Medicina nucleare di Massa-Carrara ricorda una persona cara recentemente scomparsa per infarto e lancia un segnale sulla possibilità di fare diagnosi precoci di malattie coronariche gravi, grazie alla rete di servizi tra ospedale e territorio

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MASSA-CARRARA – Riceviamo e pubblichiamo l’intervento della responsabile del cardioimaging nucleare e vicedirettore della struttura di Medicina nucleare di Massa-Carrara Rita Bonini in cui ricorda una persona cara recentemente scomparsa per infarto e lancia un segnale sulla possibilità di fare diagnosi precoci di malattie coronariche gravi, grazie alla rete di servizi tra ospedale e territorio.

Scrivo perché non deve più succedere che un uomo giovane, un amico, un’energia brillante se ne vada così all’improvviso d’infarto quando ci sono le possibilità di prevenire e curare un tale drammatico evento, evitare per quanto possibile una morte così precoce lasciando nello sgomento familiari, amici e conoscenti tutti. Daghri Mohamed, “Simon” per gli amici, del Marocco, non ha avuto una vita semplice, ma la sua tenacia, la sua voglia di farcela l’avevano portato a costruirsi una vita di successo in affetti e lavoro tra Italia e Marocco. Se ne è andato per infarto l’altra notte. Mi dispiace Simon, la morte non dà preavviso.

La stessa sorte non è toccata fortunatamente al paziente G.D. di 45 anni. È arrivato nei giorni scorsi in Medicina nucleare per un piccolo dolore al petto, inviato da un medico del territorio per eseguire una scintigrafia miocardica. È stata fatta diagnosi di severa malattia coronarica e per questo è stato ricoverato in urgenza nella Cardiologia del nostro ospedale e da lì inviato all’Opa di Massa: sono stati eseguiti due bypass.

C’è infatti una rete che funziona già fra territorio, Cardiologia, Pronto soccorso, Medicina nucleare e Opa, che deve essere ulteriormente valorizzata. Questa rete permette di fare diagnosi di malattie coronariche gravi, che possono essere trattate precocemente prima che si manifestino eventi fatali.

Abbiamo la fortuna di avere installata nel reparto di Medicina nucleare dell’ambito delle Apuane una strumentazione dedicata alla Cardiologia (ce ne sono solo 5 di questo tipo in Italia) che consente di aggiungere a un test ergometrico con bassa specificità uno studio di perfusione miocardica che presenta una elevata un’accuratezza diagnostica nel campo della cardiopatia ischemica. Una strumentazione a bassissima dose radioattiva al paziente e altissima accuratezza diagnostica che consente di “studiare” il paziente in maniera adeguata.

Ci eravamo visti a Natale, Simon: “Devo venire da te – avevi detto – ogni tanto sento un piccolo dolore al petto”.
Forse aver potuto fare una scintigrafia miocardica ti avrebbe salvato la vita, forse, certo il destino non è prevedibile, ma sono fortemente convinta dell’importanza di un esame come la scintigrafia miocardica che con la nuova tecnologia a disposizione rimane e si fortifica come esame importantissimo, innocuo per quantità di radiazioni, con un elevato potere di precisione che consente di preannunciare un possibile evento negativo. La sinergia tra Ospedali e Territorio risulta in questo senso vincente.

Ciao Simon, queste morti non devono più accadere, la tua sia di monito. La positività e il sorriso rimarranno ricordo indelebile per noi che ti abbiamo conosciuto; la tua grandezza era la fiducia e la certezza che, se anche la vita non ti aveva messo in una condizione di comodo, con le capacità e la voglia di fare si poteva vincerla e stupirla e così hai fatto. Nell’ultimo viaggio in Marocco mi hai chiesto di scriverti una poesia affinché l’emozione del Marocco potesse essere trasmessa, “Deserto”, la voglio dedicare qui a te: che tu possa viaggiare a piedi nudi nel tuo deserto.

Nel deserto

Non ho note, ma un profondo silenzio stasera.
Non ho note neanche un La.
Forse se cerco bene mi rimane un ultimo Do.
Ho intonato canzoni nel deserto .
Ho rapito le anime di chi ho fotografato .
Sono lucertole arrotolate gli ornamenti delle berbere, non vanno sfidate mai:
I loro sguardi mandano dolore.
Solitudine e anime che ribollono.
Marroni che si abbandonano ai rosa.
E’ semplice stupirsi ancora.
Ho arrotolato la coperta e chiuso lo zaino.
E tempo di partire.
Sarebbe di ritornare.
Ma non posso non andare In mondi da poco ritrovati.
Ho ancora spazio nell’anima.
Voglio emozionarmi in terre che mi sono appartenute.
Donne e uomini miei fratelli.
Africa nera Africa di luce.
Marocco che rimane appiccicato nel cuore

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