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Aronte, il primo bivacco e la Divina Commedia. Le Apuane tra misteri e segreti

Nel nuovo episodio della rubrica, in collaborazione con il fotografo Mauro Simoncini, raccontiamo la storia del primo rifugio mai costruito sui nostri monti e di come i monti stessi voltarono le spalle alla popolazione della costa

MASSA-CARRARA – Ci eravamo lasciati sulla vetta della maestosa Tambura (qui) ad ammirare, dall’alto in basso, Massa, le Apuane e tutto il fantastico panorama che ci regala la montagna. Eravamo passati tra i fantasmi della via Vandelli e il canto XXXII dell’Inferno dantesco, quello dedicato ai traditori intrappolati sotto un ghiaccio così spesso che nemmeno la Tambura stessa avrebbe potuto salvarli. Se, nell’anno di Dante e nella settimana del Dantedì, volessimo ripercorrere a ritroso il nostro percorso, troveremmo un’altra traccia delle Apuane e delle sue figure folkloristiche.

Scendiamo quindi dalla vetta della Tambura per arrivare fino a quota 1650 metri d’altezza. Da qui si apre un valico che collega la Tambura al Monte Cavallo: il passo della Focolaccia, confine fisico tra il comune di Massa e quello di Minucciano. Nonostante il paesaggio modificato irrimediabilmente dalla pesante attività estrattiva degli anni ’70 del ‘900, questo passo continua ad essere uno dei più battuti e suggestivi di tutta la catena. A poca distanza dal Passo della Focolaccia, dominato dalla coda del Monte Cavallo e da Punta Carina, si trova il bivacco di Aronte, il primo rifugio mai costruito sulle Alpi Apuane, eretto nel lontano 1902 dalla sezione ligure del Cai.

Monte Cavallo e Monte Contrario

ISO 200 1.6s f 8.0 110mm
Il Cavallo e il Contrario si muovono in direzioni opposte creando dinamismo, mentre le nuvole allungate del tramonto, spostandosi in avanti, bilanciano la composizione. Le luci illuminano i versanti delle montagne e proiettano lo spettatore in quelle valli scoscese e poco battute, ma dal fascino irresistibile. Di Mauro Simoncini

Se invece decidessimo di percorrere a ritroso i canti della Divina Commedia, arrivati al numero XX, ci ritroverremmo nella cerchia dedicata agli indovini e ai maghi. Ed è proprio tra questi che Dante inserisce la figura di Aronte. Una figura speciale per le Alpi Apuane, al centro di molte leggende e racconti.

Aronta è quel ch’al ventre li s’atterga, 
che ne’ monti di Luni, dove ronca 
lo Carrarese che di sotto alberga,
Canto XX vv. 46-48

Ma la storia ci dice che Aronte abitò davvero la nostra zona. Nato probabilmente a Luni e di origine etrusca, Aronte era uno dei più potenti indovini della sua epoca. Fu convocato a Roma da Carrara, la sua città, prima che la guerra civile tra Pompeo e Cesare, da lui predetta osservando le viscere di un toro sacrificato, scoppiasse. Lo stesso Dante ci fornisce indicazioni sulla vita di questo indovino, abitante dei “monti di Luni” (le Apuane) al di sotto dei quali “lo carrarese alberga“.

Negli anni, però, la verità storica si è fatta pian piano più sbiadita e Aronte è diventato il gigante che dedicò la sua vita alla protezione delle Apuane. La leggenda vuole che gli Dei gli affidarono il compito di proteggere le spelonche da lui abitate e amate. Quando i primi cavatori arrivarono dal mare per ferire la montagne, secondo la leggenda, lui lasciò la sua dimora posta sulle pendici del Monte Sagro, per impedire ad essi di arrivare a sfregiare le pareti rocciose apuane. Una storia più che mai attuale. Ma l’aruspice, una volta cacciati i nemici delle montagne, a valle, si innamorò perdutamente di una fanciulla. Un amore profondo, non ricambiato però da essa, che lo rifutò. Colpito profondamente dal dolore di quel rifiuto, Aronte tornò sul suo Monte Sagro e morì. I monti delle Apuane dimostrarono il loro sdegno e la loro inimicizia nei confronti degli abitanti della costa voltandosi, lasciando a essi le loro spalle fatte di pareti scoscese e difficilmente accessibili.

Non è un caso, quindi, se, tornando sul Passo della Focolaccia, immortalato nella foto sopra dall’obiettivo di Mauro Simoncini, il primo rifugio mai costruito sulle pendici delle “nostre” Apuane venne dedicato proprio alla figura di Aronte, il primo carrarese di cui si abbia traccia.

Adesso, a distanza di quasi 120 anni dalla sua inaugurazione, il bivacco di Aronte è sempre aperto e gestito dalla sezione di Massa del Cai. La sua presenza e il suo richiamo alla figura storica dell’indovino offre protezione ai tanti escursionisti che ogni anno godono dell’esperienza unica al mondo delle Alpi Apuane.