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Sequestrata cava a Vagli: accusata di inquinamento di una grotta delle Apuane

Il Tam Cai Massa: «La Regione rifletta sui Pabe. Alla resa dei fatti, sono nocivi per l'ambiente»

MASSA – “Il sequestro della Cava terza nel Comune di Vagli deve far riflettere molto”. Il Tam Cai Massa interviene sul provvedimento di sequestro preventivo eseguito ieri dai carabinieri forestali nei confronti della cava di marmo situata in località Arnetola (LU) che, secondo l’accusa, non avrebbe smaltito in modo corretto i residui finendo per inquinare una grotta delle Apuane: l’Abisso del Pozzone. “Non entriamo nelle questione prettamente giudiziarie a cui la magistratura darà le dovute risposte, ma vorremmo mettere in evidenza un fatto importante – affermano dal Tam Cai Massa, prima di ripercorrere la storia. “All’interno della Cava terza esiste l’entrata di un abisso, uno dei tanti delle Apuane, l’Abisso Pozzone. Come riporta il catasto della Federazione Speleologica Toscana l’entrata di quell’abisso è inutilizzabile perché all’interno di area di cava. Ma non solo. Tutte le cavità della valle di Arnetola, dove la cava sequestrata è posta, hanno una interconnessione con la sorgente del Frigido, sul versante mare delle Apuane. E’ fortemente probabile che anche l’inquinamento prodotto da Cava Terza, come evidenziato dall’atto di sequestro, sia arrivato alle sorgenti del Frigido”.

“Ciò dimostra due fatti – sottolineano dall’associazione -. Primo: la complessità delle Apuane e delle interconnessioni sotterranee che vanno al di là degli spartiacque geografici e dei confini amministrativi. Secondo: quanto strumenti come i Pabe siano completamente inutili per la salvaguardia dell’ambiente. L’impatto sulla falda del comune di Vagli di un progetto d’escavazione di Cava Terza è forse minimale, ma potenzialmente devastante sulle sorgenti del comune di Massa. Come è possibile ammettere che una pianificazione come quella dei Pabe sia limitata ai confini amministrativi di un comune, quando può fare danni ambientali in altri territori? Non è che la Regione Toscana ha tradotto una pratica urbanistica tipicamente “soprasuolo” senza tenere di conto della complessità carsica delle Apuane?”

“L’assessorato all’ambiente e quello all’urbanistica della Regione Toscana – concludono dal Tam Cai Massa – sono consapevoli che i Piani Attuativi di Bacino sono, alla resa dei fatti, nocivi per l’ambiente, in quanto rischiano di ammettere attività potenzialmente inquinanti? Chi oggi si attacca ai piani di bacino come strumenti per salvaguardare l’ambiente, sa quello che dice? Poniamo queste domande a chi ha il compito istituzionale di salvaguardare l’ambiente e il futuro nostro e dei nostri figli, visto che da loro stessi non sono capaci di porsele”.