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Giornata vittime delle mafie, all’evento di Libera ha aderito anche l’associazione Benetti

MASSA-CARRARA – L’Associazione Alberto Benetti APS di Massa partecipa convintamente all’evento “A ricordare e riveder le stelle” promosso da Libera per celebrare la XXVI Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. “Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi”. Così scriveva Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera nel novembre del 1974 riferendosi alla strategia della tensione, alle connivenze, alle complicità, ai depistaggi. Siamo certi che quelle parole Pasolini avrebbe potuto scriverle anche per i fenomeni mafiosi. Onorare le vittime innocenti delle mafie è un dovere del cittadino e della collettività se si vogliono salvaguardare principi e valori nati dalla Resistenza e sanciti nella nostra Costituzione repubblicana.

«Ricordare tutti i nomi delle vittime innocenti delle mafie è impresa ardua. Ci preme però segnalarne alcuni – forse tra i meno celebrati – il cui impegno resta simbolo e testimonianza in difesa della democrazia e delle istituzioni». Spiegano dall’associazione.

«Tra questi il capitano di fregata Natale De Grazia trovato misteriosamente morto nel dicembre del 1995 nella sua auto mentre viaggiava con i due carabinieri che con lui collaboravano alle indagini della Procura di Reggio Calabria sulle “navi dei veleni” e sulle “navi a perdere”, ovvero sui traffici via mare e sull’affondamento doloso di imbarcazioni cariche di rifiuti tossici e radioattivi nel Mediterraneo. La morte del Comandante De Grazia fu archiviata come “morte naturale” ma molti sono i dubbi ed i sospetti sui reali accadimenti di quella sera del dicembre del 1995, così come molti sembrano essere stati gli ostacoli, i depistaggi, i punti oscuri nell’inchiesta di questa morte annunciata. Per il magistrato reggino che volle De Grazia al suo fianco si trattò di assassinio».

«Le intuizioni del Comandante De Grazia ci rimandano inevitabilmente ad un’altra dolorosa vicenda, quella del tragico assassinio in Somalia il 20 marzo del 1994 dei due giornalisti Ilaria Alpi e Miran Hrovatin insigniti della Medaglia d’oro al Merito Civile della Repubblica italiana. Nel loro lavoro d’inchiesta Ilaria e Miran avevano forse trovato conferme su traffici illeciti di armi, rifiuti tossici e scorie radioattive, tangenti e riciclaggio di denaro sporco, avevano raccolto testimonianze, stavano compiendo verifiche e riscontri che forse avrebbero dimostrato l’opacità e la complicità di certe nostre istituzioni. Ancora una volta, indagini dopo indagini portano alla luce possibili depistaggi, omissioni, coperture, silenzi».

«Ma il filo rosso continua, – aggiungono – perché l’assassinio dei due giornalisti sembra ricollegarsi all’omicidio di Mauro Rostagno a Trapani nel 1988. L’agguato di Mogadiscio, infatti, sembrerebbe sovrapporsi alla pista del traffico d’armi in cui si sarebbe imbattuto Rostagno che aveva come destinazione la Somalia, ed era mascherato da aiuti umanitari diretti verso il Como d’Africa. “Analogo traffico clandestino intrecciato con quello di rifiuti tossici, si staglierebbe sullo sfondo del duplice omicidio consumato in Mogadiscio, con modalità che hanno fatto ipotizzare un’esecuzione premeditata”, scrive il giudice Angelo Pellino, riferendosi ad Alpi e Hrovatin, nelle motivazioni della sentenza sull’omicidio Rostagno. E ancora, “La torsione nelle finalità istituzionali degli apparati di intelligence che si consuma proprio in quegli anni e che ha a Trapani, con la costituzione dell’ultimo CAS nella storia di Gladio, un suo epicentro, crea un terreno propizio all’instaurazione di sordidi legami tra alcuni esponenti dei Servizi e ambienti della criminalità organizzata locale”».

«“Ne scaturisce – continua Pellino – una rete di relazioni pericolose, fatte di intese e scambi di favori reciproci e protezioni. Un’organizzazione criminale che detiene un controllo capillare del territorio può essere fonte della merce più preziosa per un apparato di intelligence, le informazioni; ma può servire anche per operazioni coperte, ovvero per offrire copertura a traffici indicibili da tenere al riparo da sguardi indiscreti. Traffici che coinvolgono pezzi di apparati militari e di sicurezza dello Stato, all’insaputa dei vertici militari e istituzionali o dei responsabili politici”».

«Potremmo continuare all’infinito con riferimenti alla criminalità dei “colletti bianchi” o con il report su Massa-Carrara 2020 dell’Osservatorio Mediterraneo sulla Criminalità Organizzata e le Mafie (OMCOM), – concludono – ma oggi vogliamo rendere omaggio a tutte le vittime innocenti delle mafie. Il presente ed il futuro spetta a noi scriverlo».