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Le Alpi Apuane tra misteri e segreti: il monte Carchio e il solco dell’inferno

La nuova rubrica per esplorare e conoscere le nostre montagne, tra leggende e ricorrenze. Ogni settimana vi porteremo in vetta alle Apuane con foto professionali e racconti. Oggi partiamo da "karra", la radice che ha dato il nome alla città di Carrara e al monte che vi faremo conoscere

APUANE – Vette che si stagliano a guardia del territorio, le Alpi Apuane sono un vero e proprio patrimonio culturale e ambientale. Da ogni angolo d’Italia e d’Europa arrivano appassionati escursionisti che cercano di scoprire ogni angolo di questa particolare ed affascinante catena montuosa.

Le Apuane non sono solo il simbolo della provincia di Massa-Carrara, riconosciute in tutto il mondo, e custodi della più grande ricchezza che il nostro territorio abbia da offrire. Le maestose montagne sono sempre state al centro della vita e del folklore delle popolazioni che hanno abitato le loro pendici. Leggende, racconti, spiritelli e diavoletti hanno abitato l’immaginario popolare, rendendo le camminate sui numerosi sentieri più avvincenti e, talvolta, più spaventose per i facilmente suggestionabili. Ricorrenze stagionali, fiori e panorami mozzafiato sono sempre stati il pallino di fotografi e avventurieri. Per questo, in collaborazione con il fotografo Mauro Simoncini, vi porteremo a spasso sui nostri monti in un percorso finalizzato a scoprire ogni segreto che le valli ci nascondono.

Monte Carchio

200ISO 1/400s f/7.1 8mm
La neve ridà vita alla montagna, ne sottolinea le forme. Quella che d’estate è una valle rocciosa con qualche sporadico arbusto, d’inverno cambia aspetto e si rivela sotto nuove sembianze. A volte vale la pena anche di immergere le gambe nella neve per trovare un buono scorcio. Di Mauro Simoncini

Partiamo dal Monte Carchio, alto circa 1082 metri, confine naturale tra le province di Massa-Carrara e Lucca. Da sempre al centro di polemiche legate all’attività estrattiva estrema che ha dilaniato la vecchia Penna del Carchio, i versanti del monte sono caratterizzati da ravaneti, mentre nel vecchio piazzale di cava, adesso, svettano antenne telefoniche. Molto ricco di globularia incanescens, piccola pianta violacea simbolo dell’orto botanico, il nome del monte deriva dalla voce karra (pietra). Nella nostra provincia diversi monti, così come la città di Carrara – si suppone – prendono il nome da questa radice indo-europea/celtica, poi evoluta in serra.

I versanti aridi di piante venivano visti nell’antichità come un segnale della presenza del diavolo. Nella valle tra il Carchio e il Folgorito, infatti, troviamo il solco dell’inferno. Secondo i racconti, il diavolo, sotto forma di bella fanciulla, tentò di corrompere un saggio eremita abitante di quei luoghi. L’eremita mostrò una croce al diavolo e questi, fuggendo, scavò il solco che divide i due monti dove nacque poi una fitta boscaglia. Secondo molti, il diavolo avrebbe lasciato delle impronte nelle rocce, che si possono ritrovare anche a Colle Asinaio, paese di Focola.